Pochi italiani in serie A, "dal Decreto Crescita in poi siamo impegnati insieme all'associazione degli allenatori nei progetti di riforme e di ristrutturazione del nostro mondo. La nostra non è una battaglia allo straniero, non ci appartiene culturalmente": lo ha detto ai microfoni di Radio Anch'io Sport su Rai Radio 1, Umberto Calcagno, presidente dell'Assocalciatori (Aic) e vicepresidente vicario della Figc. "Una norma fiscale dal 2019 fino al 2024 e anche la struttura dello scouting ci hanno portato a un minutaggio molto vicino al 70% di giocatori non selezionabili. Oggi la Serie A ha un'impostazione esterofila, dobbiamo guardarci all'interno del nostro mondo quando eravamo un calcio vincente e competitivo, anche a livello di fatturato. Dobbiamo ricreare un sistema nostro interno che sia differente da quello che stiamo vivendo. I campionati interni vanno salvaguardati, come il merito sportivo e la passione dei nostri tifosi. Ci spaventano le concentrazioni di grandi ricchezze in pochi club. Tutte queste situazioni non possono permettere di ragionare sul numero delle squadre di Serie A. Dobbiamo pensare alle redistribuzione delle risorse" spiega ancora Calcagno.
Il prossimo incontro con calciatori "lo faremo a breve. Il nostro mondo ha bisogno di una normalizzazione, anche quello che è successo a Immobile (minacciato dai tifosi, ndr) ci dice che stiamo superando certi limiti in tutti gli ambiti. Anche lo stress a cui sono sottoposti giocatori, allenatori e arbitri è arrivato ha superato certi limiti C'è bisogno di un po' di serenità, la darebbero calendari un po' meno fitti.Bisogna cercare di non esasperare e di non strumentalizzare certe situazioni" sostiene Calcagno, avvocato ed ex calciatore.
Il n.1 del sindacato interviene anche sull'insulto razzista di Acerbi a Juan Jesus in Inter-Napoli: "La lotta al razzismo deve essere condotta senza se e senza ma. Sono episodi da condannare. Si tratta di uno dei ragazzi (ndr, Acerbi) più sereni, più buoni e che più si spende per gli altri nel nostro mondo. Non voglio banalizzare l'accaduto, ma dobbiamo stare attenti a non strumentalizzare. Abbiamo maggiori responsabilità, ma dobbiamo ricordarci che i calciatori sono vittime e non certo da compagni di squadra o avversari. I calciatori sono coloro che subiscono di più questi insulti e di certo non dalla nostra categoria". Acerbi si dovrebbe scusare pubblicamente? Gli è stato chieso: "Non credo, perché le parole di Juan Jesus sono indicative. Acerbi si è scusato subito e le scuse sono state accettate”.