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Le Federazioni al voto, ma c'è chi vuole cambiare la legge...

Binaghi con Sinner 
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Una lunga volata: le Federazioni sportive da settembre-dopo i Giochi di Parigi 2024-vanno al voto. Ci potrebbero essere non poche sorprese, stavolta. Intanto, è cambiata la legge: i presidenti ci tenevano tanto, ma qualcuno, con queste regole, rischia grosso. Saltato il limite ai mandati (massimo tre), ora ci si può ricandidare anche se si è arrivati ad otto mandati, è il caso di Sabatino Aracu e Luciano Rossi, in carica dal 1993 (otto mandati).

Sono i veterani dei presidenti che vedono anche Vincenzo Iaconianni, Paolo Barelli, Franco Chimenti, Angelo Binaghi, Ugo Claudio Matteoli e Mario Scarzella con sei mandati a testa. Per essere rieletti-chi è arrivato a quota tre mandati-deve però raggiungere stavolta i due terzi dei consensi, il 66,6 per cento. Per qualcuno potrebbe essere uno scoglio insormontabile. Inoltre è previsto che il presidente uscente, se non passa in prima votazione, non si può più ricandidare. Fuori per sempre.

Una regola voluta dal ministro Andrea Abodi che non piace ad alcuni dirigenti, ma tutti l'hanno votata in Consiglio nazionale, altrimenti sarebbe stato commissariato il Coni. Adesso ci sono alcuni alti dirigenti che vorrebbero tornare all'antico: vale a dire al 50 per cento più uno, che comporta meno rischi. Ma non è detto che Abodi possa fare passi indietro: in un primo tempo il ministro aveva addirittura sostenuto che tre mandati, 12 anni, erano più che sufficienti. Poi, c'era stato il blitz del Parlamento e la decisione della Corte Costituzionale.

Tornare indietro è molto complicato, visto che lo spirito della legge è quello di favorire un rinnovamento ed evitare posizioni di rendita. Comunque, a settembre si parte, fra le prime Federazioni al voto la Federnuoto di Paolo Barelli e la Federmedici di Maurizio Casasco, due dirigenti sportivi che sono anche deputati di Forza Italia e che hanno fatto molto bene in questi anni. Entrambi non avranno problemi ad essere riconfermati. Poi, via via, tutte le altre.

Franco Chimenti, leader del golf e che ha portato in Italia la Ryder Cup, dovrebbe avere due rivali: Ivan Rota (65 anni, imprenditore, consigliere regionale in Lombardia per Forza Italia) e un altro che potrebbe uscire allo scoperto in aprile. Possibile che anche alla Fise (Federazione italiana sport equestri) ci siano due sfidanti per l'attuale n.1 Marco Di Paola, dirigente molto attivo in questi anni. Alla Fip, Federazione italiana pallacanestro, l'avvocato romano Guido Valori è pronto a sfidare Gianni Petrucci, dirigente di lunghissimo corso (14 anni alla guida del Coni). Petrucci è presidente del basket dal 12 gennaio 2013: è chiamato quindi, in base alle norme attuali, a raggiungere il 66,6 per cento dei voti ma Valori confida nell'appoggio dei Comitati Regionali di Lombardia, Veneto e Lazio. Sarà una grande sfida.

Corrado Barazzutti si è già candidato contro il presidente Angelo Binaghi, in carica dal 2000 e che ha ottenuto risultati eccezionali col tennis: è girata anche la voce, non confermata, di una candidatura dell'ex campionessa Flavia Pennetta. Ma Binaghi resta il netto favorito.

Nella Fidal, Stefano Mei punta dritto al suo secondo mandato (e ad almeno sei medaglie ai Giochi di Parigi 2024): contro di lui scenderanno in campo Sabrina Fraccaroli e Giacomo Leoni con il gruppo “L'atletica 2024”. Per quanto riguarda la Fisr (Federazione italiana sport rotellistici) Sabatino Aracu, dopo aver portato lo skateboard alle Olimpiadi, potrebbe scegliere di restare alla guida solo della World Skate. Così come Antonio Urso potrebbe decidere di lasciare la carica nazionale e restare segretario generale e tesoriere di quella internazionale, dove sta facendo un egregio lavoro, elogiato anche da Thomas Bach.

Fra i presidenti, potrebbe tornare ai vertici Alberto Miglietta, già leader del badminton e ad di Coni Servizi: commercialista milanese di forte passione e competenza nel mondo dello sport. Sulla Figc, per ora non si muove nulla: Gabriele Gravina è sotto attacco, ma ancora molto forte, lo ha dimostrato anche nell'ultimo consiglio federale. In altre Federazioni ci potrebbero essere novità, ma solo più avanti si muoveranno gli schieramenti.

E al Coni? La legge attuale prevede solo tre mandati per Giovanni Malagò. Il Coni, così come Cip, Aci, Areoclub e Uits è un Ente pubblico, soggetto quindi a norme diverse da quelle delle Federazioni sportive. Malagò si augura di poter avere ancora un mandato, ma per ora non si muove nulla. Se non riuscirà nel suo intento di convincere amici (e nemici) politici, Malagò resterà in carica a Palazzo H solo sino a maggio 2025. Dopo, chissà. Potrebbero candidarsi in molti per la poltrona del Coni. Ma fare pronostici adesso, è impossibile.

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