Da Parigi 1900 a Los Angeles 2028, il salto è lungo: il cricket aveva fatto una fugace apparizione ai Giochi Olimpici di Parigi 1900 (due sole squadre, Francia e Inghilterra, vinse l'Inghilterra) poi un lunghissimo silenzio. Ma ecco che adesso il cricket, uno degli sport più praticati al mondo, torna alle Olimpiadi e lo fa per restarci. Sì, si è mosso il presidente del Cio, il tedesco Thomas Bach, per fare un favore al premier indiano Modi, dove il cricket è una religione, e per convincere gli organizzatori di Los Angeles 2028 a includere nel programma anche il cricket (insieme a sport nuovi come il flag football, il lacrosse e lo squash).
Certo, in cambio sono arrivati anche un sacco di soldi per il Cio: basta pensare che i diritti tv in Asia, senza cricket, valgono circa 20 milioni, col cricket 180. Il cricket è uno sport di squadra praticato con mazza, palla e guantone (del wicket keeper-ricevitore), giocato fra due gruppi di undici giocatori ciascuno. È nato in Inghilterra intorno al 1300, almeno nella sua forma moderna, ed è praticato adesso in 107 Paesi, soprattutto nel Commonwealth, Bangladesh, India, Pakistan, Skri Lanka, Galles, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica e anche nei Caraibi anglofoni. Numero praticanti impossibile da definire, ma la stima parla di oltre un miliardo.
La durata delle partite può variare da alcune ore a giorni interi: ma per le Olimpiadi è stata scelta la versione Twenty 20 che dura solo tre ore, così si viene incontro alle esigenze delle tv e anche agli spettatori. Logico che dopo LO 2028, il cricket sarà confermato anche ai Giochi successivi, quelli di Brisbane 2032, Australia, Gold Coast, non per niente la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi si terrà proprio nello stadio del cricket. I posti ai Giochi non sono molti: per l'Europa uno solo.
L'ltalia può farcela ad andare a Los Angeles 2028? La Federazione italiana cricket è nata 1980, voluta da Simone Gambino. Dal 2016 il presidente è Fabio Marabini. Nel 2019 all'assemblea si erano presentate 26 società, ora sono 102, i tesserati agonisti circa 3200. L'85 per cento è di origine asiatica. “Uno sport nuovo, di integrazione, di immigrazione” ci spiega il segretario generale della Federazione, Kelum Asanka Perera, 40 anni, ex atleta della Nazionale italiana, famiglia originaria dello Sri Lanka (ex Ceylon), e che fa parte anche del consiglio nazionale del Coni in rappresentanza dei tecnici.
I contributi alla Federazione sono aumentati, ora sono 200.000 euro per il 2024: ma essendo diventato uno sport olimpico c'è da sperare che crescano ancora e Sport e Salute è attenta a certe esigenze. “Il problema-spiega il segretario-è legato soprattutto all'impiantistica: ci vorrebbero campi da 150 per 130 metri, e non ci sono. Ci vorrebbero palasport adatti al cricket, e non ci sono. Così con le nostre Nazionali siamo costretti ad andare ad allenarci all'estero, e questo costa caro. Chissà, speriamo che in futuro ci sia maggiore attenzione da parte delle autorità, di governo e degli enti locali”.
Ma non è facile, a livello di impianti siamo mal messi in Italia. E Los Angeles quanto è lontana? Possiamo qualificarci? “Sì, una speranza c'è. Con le ragazze”, spiega Kelum che tanto si batte contro il razzismo, l'ignoranza, “contro-ha scritto in un post-il costante atteggiamento di rifiuto e di disprezzo per qualcuno che è semplicemente esteticamente diverso”. Ecco perché il cricket azzurro ai Giochi sarebbe un segnale di grande valore anche sociale per il nostro Paese.