Limite ai mandati, adesso c'è il rischio che qualche presidente di Federazione si rivolga al Tar del Lazio per fare saltare la legge che prevede che chi ha superato quota tre mandati (12 anni) per essere rieletto deve ottenere i due terzi dei voti, esattamente il 66,7 per cento, e se non passa in prima votazione è fuori dai giochi.
Si vuole tornare all'antico, al 50 per cento più uno, più semplice (forse) per essere rieletti. Certo, andare al Tar adesso sarebbe uno schiaffo al ministro dello sport Andrea Abodi, che in un primo tempo era a favore dei limite ai mandati (“tre bastano”, disse più volte), e a Giovanni Malagò che nel consiglio nazionale del Coni del 21 dicembre ricordò a tutti che se non votavano la legge con relativo regolamento c'era il rischio che il Coni venisse commissariato. Risultato: approvazione all'unanimità fra i mugugni. Ma che questa norma non stesse bene a molti presidenti è dimostrato dal fatto che in questi mesi è cresciuta la marea e soprattutto la preoccupazione di dover andare a casa dopo tanti anni di onorato servizio. Probabile che ci possa essere, almeno in alcune Federazioni, più di un candidato e questo potrebbe tagliare fuori il presidente uscente.
Per questo si è tenuta una riunione informale al Coni, in Sala Giunta: molti presidenti presenti, altri collegati, altri che sono contrari a tentare di stravolgere adesso la legge e si tengono quindi in disparte. Legge che Paolo Barelli potrebbe cercare di modificare per quanto riguarda gli organi territoriali, veri volontari, e i consiglieri federali: per loro i due terzi dei consensi rischia davvero di essere un problema insormontabile. Ma Barelli, che già in estate contribuì come deputato di Forza Italia a fare cambiare la legge Lotti, ora è molto improbabile che possa battersi per i suoi colleghi presidenti. Tra l'altro lui non avrebbe problemi ad essere riconfermato alla Federnuoto in settembre. Sono altri che rischiano. Inoltre, il Coni ha nominato come commissario ad acta l'avvocato Michele Signorini, responsabile dell'ufficio statuti e regolamenti del Comitato Olimpico: a lui il compito di fare approvare dalle Federazioni le norme inserite nei principi fondamentali dello statuto del Coni prima che si vada alle urne, vale a dire prima di settembre. Signorini è già al lavoro.
Un blitz parlamentare, o un tentativo al Tar, non sarebbe certo gradito né dal mondo della politica (che direbbe Abodi?) né dal Coni. E poi, i presidenti hanno titolo ad andare alla giustizia amministrativa per fare bloccare una norma da loro stessi approvata? Pare di no. Forse sarebbero costretti ad aspettare l'assemblea elettiva, e poi, in caso di bocciatura, tentare la via (impervia) del Tar. Ci sono presidenti illustri, con molti mandati alle spalle, che spingono però per andare subito al Tar. Nessuno comunque per ora esce allo scoperto, almeno ufficialmente. I veterani sono Aracu e Luciano Rossi, otto mandati a testa. Sei invece per Binaghi, Chimenti, Iaconianni, Matteoli, Barelli e Scarzella. Molti altri hanno superato abbondantemente quota tre. Una legge controversa quella sui mandati: ma adesso si può tornare indietro?
Malagò:”Situazione impianti sportivi è penosa”
"Siamo ai vertici dei risultati sportivi, ma la faccia brutta di questa medaglia è che non siamo mai stati in un momento così drammatico dell'impiantistica sportiva in Italia, lo ha detto recentemente anche il ministro Abodi, ma la situazione è pietosa ed è riconosciuta da tutti, anche dalla politica": lo ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, durante la giornata nazionale dell'impiantistica sportiva al Salone d'Onore del Coni. "Noi come Coni, però, non ci occupiamo di fare impianti - ha aggiunto -. Serve un piano Marshall fatto da persone competenti, non soggetti capitati per caso che prendono poi decisioni nefaste. Ad esempio c'è stata un'occasione drammaticamente persa, quella scellerata presa di posizione in merito alla destinazione dei fondi da parte del Pnrr. Un'occasione che ricapiterà tra 50 generazioni. Per questo dico sempre che per servono i grandi eventi sportivi per fare gli impianti in Italia". Parlando invece dei risultati sportivi azzurri ha concluso: "É impressionante quello che sta succedendo, mai abbiamo avuto così tante frecce al nostro arco. A 4 mesi da Parigi possiamo fare meglio di Tokyo se rispettiamo le proiezioni delle medaglie. Siamo l'unico Paese al mondo presente ovunque, in 371 discipline diverse. Non puoi essere primo in tutte, ma se trovi la contingenza, l'atleta o altro allora sei competitivo". Il convegno al Coni è stato organizzato dal consiglio nazionale delle ingegneri: relatori illustri d'accordo ma come mai non c'erano i rappresentanti di Sport e Salute? E nemmeno il ministro Abodi era presente ma ha scritto un intervento sulla rivista degli ingegneri. Secondo l'ultimo Censimento Nazionale degli impianti sportivi di Sport e Salute, più della metà degli impianti sportivi pubblici e privati di interesse pubblico si trovano al Nord (52%), solo il 22% al Centro e il 26% al Sud. Gli impianti scontano poi un elevato grado di obsolescenza, conseguenti alla distante data di costruzione, nella generalità dei casi risalente agli anni '80 (circa due terzi del totale), nonché alla ridotta manutenzione ordinaria e straordinaria. In tutto questo si attendono gli effetti che potrebbero derivare dalle risorse del Pnrr che, alla voce ''Sport e inclusione sociale'', prevede investimenti per 700 milioni di euro. Sport e Salute ha un ruolo importante sugli impianti, ruolo voluto dal ministro Abodi.
Barbaro: “Sullo sport italiano c’è ancora tanto da fare”
Il cammino sulla riforma del sistema sportivo italiano, iniziato nel 2019 con la Legge di Bilancio, non è ancora concluso. Claudio Barbaro, presidente nazionale Asi, Associazioni Sportive e Sociali Italiane, e dirigente sportivo di lungo corso, fa il punto della situazione a italpress. "Il cammino iniziato allo scopo di riformare l'ordinamento sportivo italiano nel 2019 è tutt'altro che concluso - dice Barbaro - e richiede oggi una visione di ampio respiro per riprendere la strada maestra e orientare lo sport come fulcro delle politiche governative anche in ambito salute, cultura, benessere e ambiente, promuovendo una vera e propria rivoluzione culturale, allora sbandierata ma ancora non realizzata. Ad oggi Sport e Salute, che nacque proprio dalla riforma del 2019, non ha ancora espresso una visione strategica e forse alcune figure dirigenziali sono state caricate di eccessive responsabilità se rapportate alle rispettive capacità politiche, sportive e programmatiche. In più, osserviamo una certa confusione nella governance e mi riferisco ai ruoli dei quattro soggetti: Sport e Salute, Ministero, Dipartimento per lo sport e Coni".
Una riforma che nacque allora con ben altre prospettive: "Ci sembrò allora più che coerente 'restituire' allo Stato soprattutto le funzioni amministrative relative alla materia. Con Sport e Salute si intendeva far nascere un soggetto non per la mera gestione dell'ordinario ma che traducesse in fatti concreti una visione governativa prospettica. Mentre ad oggi risulta essere una sorta di evoluzione della Coni Servizi da cui è nato: come la precedente struttura organizza eventi e gestisce impianti, in più organizza corsi di formazione e promuove lo sport di base nei territori generando confusione anche per l'utente, che non riesce ancora a distinguere tra i vari soggetti deputati alla divulgazione della pratica sportiva in Italia. Diversa è la situazione del Coni demandato dal 2019 al ruolo cardine della preparazione olimpica. Ruolo che, dati alla mano, ha svolto in maniera impeccabile, considerando il record storico di medaglie conquistate ai Giochi olimpici estivi di Tokyo 2020 e il secondo miglior bottino di sempre a quelli invernali di Pechino 2022".
Grandi risultati sportivi ma la situazione della pratica sportiva in Italia è ancora in divenire: "A guardare i risultati ottenuti dallo sport italiano di vertice - prosegue Barbaro - si immaginerebbe una consolidata cultura sportiva. Invece la situazione degli impianti sportivi è precaria, lo sport è poco integrato nel sistema scolastico, e l'associazionismo sportivo è fortemente compromesso a causa delle ripercussioni post-pandemiche. A ciò si aggiungono le sfide derivanti dalla crisi energetica connessa ai conflitti bellici e una riforma, seppur meritevole nella sua intenzione di valorizzare il lavoro nel settore sportivo, che si sta traducendo pericolosamente in un incremento della burocrazia e pesanti oneri per le associazioni. Queste ultime, spesso sostituendosi alle funzioni statali, rappresentano in Italia una rete straordinaria per la promozione dell'attività fisica, unica nel panorama europeo".
Barbaro, in conclusione, rilancia il suo impegno nel mondo dell'associazionismo sportivo italiano: "Quattro anni fa, dopo essere stato rieletto, pensavo di chiudere definitivamente un lungo percorso dirigenziale in ASI al termine del quadriennio. Tuttavia, di fronte alle prospettive in chiaro scuro della politica sportiva e al percorso ancora da fare nello e per lo sport così come noi lo sogniamo, ho ritenuto essenziale non escludere la possibilità di continuare a guidare l'Ente, rimettendo nelle mani della dirigenza la decisione sulla mia ricandidatura".
Parigi 2024, qualificato Massidda nel sollevamento pesi
Si è conclusa nel migliore dei modi la qualifica olimpica di Sergio Massidda, che si è garantito un posto per Parigi 2024 nel sollevamento pesi. Al termine della Coppa del Mondo di Phuket (Thailandia), ultima fermata del suo percorso di qualificazione, l’azzurro classe 2002, in virtù dei 302 chili sollevati lo scorso settembre ai Mondiali di Riyadh (Arabia Saudita), si è piazzato al terzo posto nel ranking olimpico dei -61 kg, conquistando uno dei pass individuali riservati ai dieci migliori atleti della propria categoria di peso. Gli azzurri qualificati per Parigi 2024 sono attualmente 213 (107 uomini, 106 donne) in 25 discipline.