"Mi auguro che non si pensi di avere un nuovo presidente a pochi mesi dalle Olimpiadi del 2026": lo afferma con decisione il presidente del Coni, Giovanni Malagò che, ospite di un evento a San Siro, risponde a una domanda relativa alla scadenza del suo mandato, fissata nel maggio del 2025. Per il presidente Coni, insomma, una sostituzione "sarebbe molto poco di buon senso", dopodiché "la speranza ho sempre dimostrato di averla, ma- precisa- lavoro più sul consenso che sulla speranza". E spiega ancora: “Il mio futuro dal 31 maggio 2025? Vivo con molta serenità. Mi sto occupando, da quando non c'è più mio padre, di più delle aziende di famiglia. Poi mi auguro che la Fondazione Cortina non pensi di avere un nuovo presidente. Nuovo mandato al Coni? La speranza ho sempre dimostrato di averla ma lavoro sempre sul buon senso che non sulla speranza".
Più istituzionale la posizione del ministro dello sport Andrea Abodi. "Al di là dei rapporti personali e della stima con Malagò, cerco di non affrontare questioni che riguardano le singole persone", afferma. Per il resto, "non credo agli uomini e alle donne della provvidenza, quello che noi facciamo è 'a' servizio e 'di' servizio. Per cui quando un mandato finisce, la vita continua e il mondo va avanti". Parole nette: Abodi è sempre stato a favore del limite dei mandati, massimo tre. Ma i presidenti federali hanno avuto il via libera, e ora qualcuno può anche puntare al nono mandato... Malagò vorrebbe avere anche lui la stessa possibilità di ricandidarsi, si sta muovendo sul fronte politico, dove ha amici e anche qualche nemico. Dopo le elezioni europee di giugno, il quadro sarà più chiaro.
"Le opere stradali per Milano-Cortina? Parlo tutti il giorno con il commissario, mi racconta lo stato delle cose. Mi sembra che l'accelerazione sia fortissima, ma non è il mio mestiere. Credo che sinceramente raccontare che tutte le opere del Dpcm siano pronte per le Olimpiadi non è serio. Penso che qualcuna sarà pronta e qualcuna si finirà dopo, ma non lo vedo come scandalo o problema. Alcune opere sono sinergiche e non fondamentali", spiega Malagò. "Senza dubbio questa di Milano-Cortina è la mia sfida più complicata. Fa riflettere, nel nostro Paese c'è una altissima capacità di saper organizzare grandi eventi, purtroppo però è un dato di fatto che non siamo mai stati così in basso con l'impiantistica sportiva".