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Cambiamento climatico, ora le Olimpiadi della neve sono sempre più in crisi

Thomas Bach
Thomas Bach (afp)
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Un problema serio, anche nel mondo dello sport: il cambiamento climatico. E' una minaccia seria per le Olimpiadi invernali, che richiedono neve e freddo. Dai primi Giochi invernali di Chamonix, in Francia, nel 1924, 20 città hanno ospitato le Olimpiadi del freddo, tra cui Lake Placid due volte (Usa, 1932 e 1980) e Calgary (Canada, 1988) in Nord America, Oslo (Norvegia, 1952) e Albertville (Francia, 1992) in Europa, e Nagano (Giappone, 1998) e Pyeongchang (Corea del Sud, 2018) in Asia. Uno studio dell'Università di Waterloo, in Ontario (Canada), ha dimostrato che lo scorso febbraio le temperature nelle città che hanno ospitato le Olimpiadi invernali dal 1950 ad oggi sono aumentate in media di 4,8 gradi Fahrenheit (8,9 gradi Fahrenheit nel caso di Pechino, dove la neve artificiale è stata l'unico modo possibile per disputare i Giochi 2022).

"La neve artificiale è più dura, più ghiacciata e cambia con il tempo. Può rendere il percorso - non voglio dire pericoloso - ma più difficile nell'affrontare le curve", ha detto al New York Times la statunitense Jessie Diggins, due volte campionessa del mondo di sci di fondo e tre volte medaglia olimpica, tra cui l'oro ai Giochi di Pyeongchang 2018.

Daniel Scott, professore all'Università di Waterloo, è stato radicale: "In uno scenario ad alte emissioni come quello in cui ci troviamo ora, avremo quattro luoghi sicuri dal punto di vista climatico entro la metà del secolo e solo uno entro la fine del secolo. Le quattro città che si prevede rimarranno sicure dal punto di vista climatico nel 2050 sono Lake Placid (Usa), Lillehammer e Oslo (Norvegia) e Sapporo (Giappone), l'unica che potrà mantenere questo status sino al 2080, se le emissioni globali non verranno ridotte”.

L'Accordo di Parigi sul clima è stato adottato per la prima volta nel 2015 e a febbraio 2023: coinvolge 195 membri delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, compresi gli Stati Uniti. Si tratta di un trattato internazionale fondamentale per compiere uno sforzo consapevole per ridurre le emissioni di gas serra, che hanno dimostrato di essere uno dei maggiori responsabili del riscaldamento globale. L'accordo si batte per limitare l'aumento della temperatura superficiale globale ben al di sotto dei 2 °C (3,6 °F) rispetto ai livelli preindustriali. "Entro la metà del secolo, ci saranno praticamente solo 10-12 NOC (Comitati Olimpici Nazionali, ndr) in grado di ospitare questi eventi sulla neve", ha detto Thomas Bach, n.1 del Cio.

I Giochi Paralimpici sono ancora più a rischio di quelli olimpici perché negli ultimi 20 anni si sono tenuti un mese dopo le Olimpiadi invernali, di solito a marzo. A quel punto, le temperature medie nell'emisfero settentrionale sono più alte e la mancanza di neve è un problema crescente. L'International Biathlon Union (IBU) ha rilevato che circa il 60% degli atleti di biathlon ha risentito dell'impatto del cambiamento climatico sulle condizioni di allenamento e competizione. Nel frattempo, la scorsa stagione la FIS è stata costretta ad annullare due gare di sci in Germania e Francia, mentre la Coppa del Mondo di snowboard a Mammoth, California, è stata colpita da una massiccia tempesta con nevicate record. "Le tempeste del secolo si verificano ormai ogni quattro o cinque anni", ha affermato Susanna Sieff, direttrice della sostenibilità FIS. Con l'avvicinarsi delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina del 2026, cresce quindi la preoccupazione che il cambiamento climatico possa minacciare i Giochi. Albertville vinse la gara per ospitare le Olimpiadi invernali del 1992, battendo Sofia (Bulgaria), Falun (Svezia), Lillehammer (Norvegia), Cortina (Italia), Anchorage (Usa) e Berchtesgaden (allora Germania Ovest) in un record di sette candidature. Quasi due decenni dopo, il numero di candidati per i Giochi del 2014 è stato ridotto a soli tre quando la russa Sochi ha battuto Salisburgo (Austria) e Pyeonghchang (Corea del Sud). I coreani poi hanno battuto Monaco (Germania) e Annecy (Francia) per l'edizione 2018. Il Cio per il 2022 ha potuto decidere solo tra Almaty (Kazakistan) e la vincitrice Pechino (Cina), 44 voti contro 40. Milano-Cortina 2026 come noto ha avuto la meglio su Stoccolma-Are (Svezia). Poche candidature, come si vede. Molti Paesi si sono ritirati per i rischi climatici e anche per costi ingenti. Un problema che il Cio dovrà affrontare in futuro.

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