Ecco il Decreto Sport, che ora va cambiato...
di Fulvio BianchiIn data 31 maggio, ieri, la Gazzetta Ufficiale (www.gazzettaufficiale.it) ha pubblicato il Decreto Sport varato dal Consiglio dei ministri di venerdì 24 maggio: ora il testo passa alla Camera per la conversione in legge entro 60 giorni. Già si sa che così com'è non va bene. Lo sa il ministro Andrea Abodi, che di questo Decreto è l'ispiratore, e lo sanno i vertici del calcio che si aspettano modifiche. Sostanziali, è molto difficile: Abodi non ha mai indietreggiato di un passo nonostante le proteste della Figc e i suggerimenti del Coni (i rapporti fra il ministro e Giovanni Malagò, al di là di una antica stima personale, ultimamente sono quantomeno freddi). Abodi, e con lui Giorgetti, ha portato avanti il progetto della “commissione indipendente per la verifica dell'equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche”. Insomma, la tanto temuta authority, osteggiata dal mondo del calcio e in parte dal Coni (Malagò avrebbe voluto rinviare tutto almeno a settembre ma il governo aveva fretta...). Il mondo del calcio perde potere, ora in Figc e in Lega di A si aspettano correttivi. Una cosa è di certo sbagliata, non si può decidere il futuro dei club professionistici (quindi serie B A, B e C) entro il 30 aprile, quando la stagione è ancora in corso. Una follia che potrebbe creare problemi enormi in serie C con un club magari non ammesso alla stagione successiva proprio quando è impegnato nei play-off e nei play-out. Roba da falsare il campionato, bisogna tenere conto quando finisce la stagione calcistica.
Da considerare anche che al funzionamento di questa commissione dovranno contribuire le Federazioni sportive di riferimento (Figc e Fip) con un contributo annuale di 1.900.000 euro, “in proporzione alla quota percentuale di contributi pubblici “ (quindi più il calcio, ovviamente, del basket). In più, 1.600.000 euro arriveranno alla commissione "dalle società sportive professionistiche sottoposte alla sua vigilanza, per una soglia massima delle 0,15 per cento del fatturato di ciascuna delle società, da calcolare sull'ultimo bilancio approvato da ciascuna delle predette società professionistiche del relativo fatturato”. Già presidenti come Lotito e De Laurentiis pensavano di staccarsi dalla Figc, creando una Premier League all'italiana. Figuriamoci adesso.…
Altro errore, grave e che potrebbe portare a ricorsi, è quello che riguarda i presidenti di Federazione: ma su questo pare ci sia la volontà politica di correggere lo sbaglio. Il Dl ora prevede infatti che “i presidenti, in caso di candidatura al terzo mandato consecutivo, sono eletti a condizione che conseguano alla prima votazione un numero di voti pari almeno ai due terzi del totale dei voti validamente espressi e, in caso di mancata elezione, non sono candidabili per le votazioni successive per lo stesso mandato”. E sin qui va bene: l'errore è dopo quando è previsto che ”in caso di pluricandidature non si procede al ballottaggio tra gli altri candidati e si indicono nuove assemblee elettive anche per i membri degli organi direttivi. In tal caso il presidente e l'organo direttivo uscente rimangono in carica per per l'ordinaria amministrazione e per la convocazione immediata della nuova assemblea elettiva”.
Insomma, il presidente uscente sconfitto alle urne resterebbe in Federazione per mesi, magari portando avanti la campagna elettorale per un suo delfino. Ci sono rischi di ricorsi (lo teme anche Malagò): pare però ci sia la volontà di correggere questi errore. In caso di mancata elezione, nel nuovo testo, il presidente uscente esce appunto di scena, definitivamente, e si commissaria la Federazione. Poi, si va di nuove alle urne con i candidati (bisogna farlo entro marzo 2025 perchè poi ci sono le elezioni del Coni). Certo, qualche presidente illustre è preoccupato di non arrivare al 66,6 per cento e di uscire di scena dopo decina di anni al potere, tanto che c'è stato un tentativo, finito subito nel nulla, di cambiare la legge co n un ricorso al Tar del Lazio, tornando al 50 più uno. Ci potrebbero essere comunque sorprese alla urne da settembre in avanti (il 90 per cento delle Federazioni potrebbe andare al voto entro dicembre). Una rivoluzione che Abodi ha sempre auspicato essendo fermamente convinto che tre mandati, 12 anni, siano più che sufficienti. Nel Dl Sport della scorsa settimana non c'era il provvedimento studiato da Abodi per stabilire regolare chiare e trasparenti per chi si vuole candidare ad ospitare eventi sportivi internazionali, evitando così sprechi di denaro e costringendo lo Stato a ripianare i debiti (gli esempi non mancano). Il provvedimento (vedi Spy Calcio del 12 maggio ) non è stato presentato perchè non aveva il carattere di urgenza e verrà riproposto più avanti dal ministro dello sport