Da settembre partono le elezioni delle Federazioni sportive, nella primavera 2025 tocca a quella del Coni. Giovanni Malagò, n.1 del Comitato Olimpico Italiano, al momento ha il mandato, il terzo, in scadenza nel maggio del prossimo anno. Chiaro che lui vorrebbe restare, potersi ricandidare almeno per un altro quadriennio olimpico per portare avanti il suo lavoro: il Cio, ha spiegato in commissione Cultura alla Camera, “è stupito” che ci possa essere un nuovo presidente del Coni a pochi mesi dai Giochi di Milano-Cortina 2006 che sono stati assegnati all'Italia nel giugno 2019. E' un motivo di orgoglio per Malagò aver avuto quei Giochi, battendo la Svezia, e ora si augura di poter restare al vertice. Di sicuro, sino al 2030 sarà membro Cio, di sicura resterà presidente della Fondazione olimpica, come auspica Bach, un suo sostenitore e resterà anche in Giunta Coni pur senza diritto di voto.
Cambiare la legge Melandri anche per un Ente pubblico come il Coni si può, ma è una scelta politica complessa e delicata che può avere ripercussioni su altre categorie . E' arrivato però il tempo di decidere: il 19 luglio Malagò parte per Parigi, il 26 inaugurazione dei Giochi olimpici con Mattarella. Poi, si vedrà. Se davvero Malagò non potesse più ricandidarsi, al suo posto Giorgia Merloni vedrebbe bene alla guida dello sport italiano un presidente donna (avviso ai naviganti...).
"Il Decreto Legge del 31 maggio 2024, reca indubbiamente importanti disposizioni in materia di sport. La Giunta Esecutiva del Coni ha ieri approvato all'unanimità il documento su alcune considerazioni, nello spirito di collaborazione con le istituzioni, che mirano a offrire un contributo al mondo dello sport e a contribuire a una migliore rispondenza del provvedimento, rispetto alle esigenze concrete, avvertite come urgenti e rilevanti” ha esordito Malagò alla Camera. “Nel punto 1, per quanto riguarda la Commissione indipendente verifica equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche, il Coni, pur comprendendo le ragioni delle disposizioni legislative in oggetto, manifesta la propria perplessità in proposito, dal momento che tale norma potrebbe essere lesiva del principio di autonomia dell'ordinamento sportivo, come anche ribadito dalla Corte Costituzionale, senza considerare che dà vita a forme di controllo statali su Società di capitali di natura esclusivamente privatistica. Una tale scelta potrebbe comportare anche l'adozione di provvedimenti sanzionatori da parte di organismi internazionali del calcio, quali Fifa e Uefa”.
E spiega ancora: “La norma istituisce una struttura burocratica non agile che si andrebbe a sovrapporre ai controlli che sono interni alle Federazioni, creando un terzo piano di intervento, slegato e sovrabbondante. Inoltre si ritiene che la tempistica della costruzione della Commissione, nonché quella prevista per l'esecuzione dei poteri di verifica, risulti inadeguata rispetto alle esigenze di regolarità delle competizioni. Da ultimo si evidenzia un ulteriore aspetto: nella relazione illustrativa, che accompagna il Decreto Legge in oggetto, si sostiene che l'urgenza che giustifica l'adozione della norma, risiede nel fatto che all'esito dei giochi Olimpici di Parigi 2024 gli organismi sportivi saranno chiamati al rinnovo delle cariche e, in tale contesto, è necessario intervenire tempestivamente per far sì che l'organo deputato ai controlli sulle società professionistiche, per l'emissione del parere sull'ammissione di queste ai relati campionati, sia indipendente e resti estraneo al Consiglio Federale. Ne consegue che il presupposto sul quale si fonda l'urgenza e che ha giustificato l'adozione di un Decreto Legge muove da un presupposto errato. Il mandato di tale organismo, infatti, pur avendo durata quadriennale è del tutto svincolato dal quadriennio olimpico e da quello del presidente federale e dagli organi direttivi federali. I componenti della Covisoc, ad esempio, sono stati nominati nel novembre 2023 e sarebbero scaduti nel 2027, quindi non certamente all'esito dei Giochi di Parigi 2024. Il Coni pertanto auspica che possa essere presa in considerazione la proposta, formulata dalla Giunta Nazionale lo scorso maggio, ma è disponibile a trovare una qualsiasi mediazione tra la previsione legislativa e le esigenze avanzate con la nostra proposta". Malagò aveva suggerito di parlarne solo a settembre, non adesso. Proposta bocciata. Il ministro Abodi, in posizione più che fredda attualmente con il n.1 dello sport, non vuole cambiare il suo Decreto Legge che ora va convertito dalla Camera entro la fine luglio: ma ora, a giugno, dovrebbero arrivare gli emendamenti da parte dei deputati.