Malagò insiste: “La politica non deve occupare lo sport”
di Fulvio BianchiGiorgia Meloni con Giovanni Malagò
"Se sei un dirigente sportivo, automaticamente devi fare politica sportiva. Il tema è che ti devi limitare a farla nell'ambito del tuo settore. Per ciò che riguarda la politica, a suo tempo ho coniato lo slogan 'Lo sport senza la politica non va da nessuna parte', perché lo sport ha bisogno della politica sotto ogni punto di vista. Pensiamo agli investimenti, la parte degli impianti, quella che riguarda gli aspetti sociali": lo ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ospite oggi di Morning News, contenitore di Canale 5.
"Il Coni - ha proseguito - si occupa di circa 13 milioni di italiani che sono tesserati. Gli altri 47 milioni sono di competenza esclusiva del Paese, del governo e di chi lo rappresenta. Secondo me la politica deve occuparsi dello sport ma non deve occuparlo. E questo deve farlo nei suoi stessi interessi".
Malagò e il ministro Andrea Abodi sono in pieno contrasto sul limite ai mandati del Coni. “Con il ministro – spiega il n.1 dello sport - non c'è nulla da chiarire. Sono rimasto particolarmente dispiaciuto per una affermazione fatta durante le Olimpiadi, ma è stata una caduta di stile, spero non di sostanza". "Diciamo che adesso c'è da lavorare molto per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. L'impegno è gravoso, le aspettative sono spaventose. Abbiamo un modello di candidatura unico, secondo me vincente, che comporta davvero un grosso sforzo organizzativo. Basta considerare che in questi sei anni e mezzo abbiamo avuto di tutto e di più: guerre e soprattutto il Covid. Sono particolarmente impegnato in questo” spiega Malagò che è anche n.1 della Fondazione olimpica.
Malagò è appena tornato da Parigi, a fine mese sarà nuovamente in Francia per l'inaugurazione delle Paralimpiadi (ci sarà anche il Presidente Mattarella). "Siamo molto felici, non c'è ombra di dubbio. A Tokyo avevamo fatto il record e a Parigi l'abbiamo ripetuto nei numeri. I numeri non sono tutto ma sono moltissimo, anche soprattutto quando si giudicano come risultato finale. All'interno di questi numeri è tutto migliorato: la qualità delle medaglie e, soprattutto, l'indice di competitività" spiega Malagò, commentando le 40 medaglie olimpiche. "Nell'indice di competitività - ha tenuto a sottolineare - si sommano i punteggi delle atlete e degli atleti di tutte le gare di chi è andato in finale. Sostanzialmente i primi 8 di ogni competizione hanno un punteggio e lì si vede il vero termometro del livello di competitività sportiva all'interno delle Olimpiadi. Noi siamo arrivati quarti, un risultato non stratosferico ma inimmaginabile, dietro gli Stati Uniti, la Cina, che hanno qualcosa di più sia dal punto di vista della popolazione che delle infrastrutture e, infine, la Germania che, pur avendo una popolazione quasi doppia rispetto alla nostra, abbiamo lasciato dietro sia come qualità delle medaglie che come numero assoluto".
"Credo - ha concluso il numero uno del Coni - che questo dato si commenti da solo. Infatti abbiamo battuto tutti i record di quarti e quinti posti, che sono stati determinanti per questo risultato di indice di competitività". Dati confortanti in vista del futuro.