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Più sport fa aumentare il Pil di 34 miliardi

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Potenziare il ruolo dello sport in Italia porterebbe benefici non solo in termini di salute e benessere, ma anche per l'economia. Deloitte stima che un aumento della pratica sportiva del 10% nella popolazione consentirebbe di avere 34 miliardi in più di Pil, nel medio lungo termine, grazie a un aumento della produttività annua vicino all'1,7% e circa 81 mila occupati in più all'anno. Inoltre la migliore salute della popolazione porterebbe a una minore spesa sanitaria dell'1,6% (e non è poco). Sono queste alcune delle stime emerse alla presentazione oggi del report di Deloitte "Lo sport: settore chiave per lo sviluppo sociale, educativo ed economico del Paese", in collaborazione con il Coni. L'indicazione che ne emerge è quella di potenziare il ruolo dello sport nel nostro Paese, a partire dalla scuola e dalle iniziative di sistema. Per il 96% degli italiani intervistati lo sport è un elemento fondamentale nell'educazione dei giovani e per il 70% gli eventi sportivi rappresenta un fattore di crescita per il Paese.

“Se Deloitte di sua iniziativa ritiene che sia importante fare una ricerca, investire su certi tipi di riscontri, vuol dire che non c'è ombra di dubbio che lo sport sia centrale nell'agenda di tutti. Ieri ero a Cagliari con il presidente della Repubblica, poi ci sono attività legate al Ministero degli affari esteri o altre dove viene coinvolto il nostro mondo. Questo è un traguardo": ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò al CPO Giulio Onesti. "Fatta questa premessa, bisogna tramutare le belle intenzioni in fatti. E noi come Coni facciamo la nostra parte, perché se c'è una cosa che ci è riconosciuta è la nostra eccellenza. Le ultime Olimpiadi ne sono un esempio e nello sport i numeri sono quasi tutto".

Malagò ha poi concluso: "Il Paese dopo la Seconda guerra mondiale si è indirizzato verso altri settori, lasciando da parte lo sport, ma oggi si è capito che c'è un gap da recuperare e si deve andare su tre fattori: gli investimenti nel capitale umano, in questo senso noi abbiamo dei dirigenti che sono dei giganti, ma si deve ragionare in termini generazionali; poi ci devono essere gli investimenti in capitale corrente; e infine gli investimenti nelle infrastrutture”.

Sul mandato al Coni: "Non aggiungo altro a quanto già detto, ma è chiaro che ci sono aspetti temporali, questo è evidente, per i quali si necessita non andare oltre perché a quel punto sarebbe fuori luogo. Ma non do scadenze, non è nel mio stile farlo": ha chiarito Malagò. L'ipotesi più praticabile però sembra quella di una proroga di un anno del mandato, sino a maggio 2026.

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