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Coni, servono 42 voti per diventare presidente (Malagò chi appoggia?)

Coni, servono 42 voti per diventare presidente (Malagò chi appoggia?)
(fotogramma)
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Non si arrende Giovanni Malagò. Spera che a gennaio, data limite secondo le sue previsioni, il governo gli venga incontro e gli consenta di potersi candidare per la quarta volta al Coni. I segnali, per ora, sono contraddittori: occasioni per cambiare le legge ce ne sono state, e non poche. Ora, volendo, c'è il decreto Omnibus di ottobre-novembre: bastano due righe, non va in Parlamento ma passa, blindato, in commissione. Ma Giorgia Meloni vuole? L'ipotesi di dare a Malagò una deroga (attraverso il Milleproroghe) sino a maggio 2026, in modo che possa rappresentare il Coni ai Giochi di Milano-Cortina, è molto complicata: bisognerebbe prorogare anche Giunta e Consiglio Nazionale del Coni. Ipotesi che al momento viene scartata. Insomma, via libera al quarto mandato o niente. Al momento niente.

A dicembre il Coni deve comunicare comunque sede e data delle elezioni: per legge devono tenersi entro giugno del prossimo anno. Ci sono un paio di Federazioni nuove (cricket, football americano, arrampicata, eccetera), è salito il peso elettorale anche di atleti e tecnici. Al momento voterebbero in 83: per essere eletti ci vogliono 42 voti, bisogna superare il 50 più uno. Alle urne andrebbero 50 Federazioni, 10 atleti, 5 tecnici, 6 organi periferici, 3 Discipline sportive associate, 5 Enti di promozione, 1 benemerita, 3 membri Cio effettivi (Malagò, Pellegrini, Ferriani). Non votano solo i membri Cio onorari (Carraro, Di Centa e Pescante). Malagò, che resterà comunque membro Cio sino al 2029, ha il diritto di dare una preferenza a chi prenderà il suo posto a Palazzo H. Già, ma chi? Di sicuro l'attuale n.1 del Coni pesa ancora molto anche se dopo tre mandati non come prima. Potrebbe garantire comunque molti voti a chi ritenesse la persona giusta per portare avanti il suo lavoro: ma con la legge attuale, che riguarda appunto solo il Coni e non le Federazioni sportive, Malagò non potrebbe rientrare comunque nel 2028. Si parla appunto di tre mandati per lui. Bisognerebbe cambiare la legge.

Ma chi verrà scelto il prossimo giugno? Si potrebbero candidare in molti. Franco Chimenti, classe 39, appena riconfermato alla guida della Federgolf, è amico (vero) di Malagò e ha confidato ad amici di volerci provare. Potrebbe scendere in campo anche Luca Pancalli: c'è un progetto di unificare il Coni con il Cip (quindi, un unico presidente e due segretari generali). Ci sono anche brave campionesse e ora dirigenti sportive che potrebbero provarci a infrangere la tradizione: sono Silvia Salis, vicaria adesso di Malagò, Manuela Di Centa e Valentina Vezzali (le ultime due con forti appoggi politici nel centrodestra). Federica Pellegrini si è già tirata fuori ma è da poco membro Cio in quota atleti e non avrebbe esperienza per guidare il Coni.

A sorpresa, chissà, potrebbe saltare fuori qualcun altro, non solo presidente di Federazione. Certo, avere un aiuto da parte di Malagò potrebbe essere anche decisivo nel conto finale. Ma lui non si sbottona, ovviamente. Anzi, spera ancora di restare al suo posto. Ritiene che sia una ingiustizia non essere sullo stesso piano delle Federazioni dove ci sono presidenti che possono candidarsi per la nona volta: ma qui non contano le medaglie olimpiche, conta una scelta politica. E lui, si sa, qualche invidia la suscita sempre...

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