Arbitri nel caos, adesso Trentalange vuol tornare presidente
Un caos mai visto nella storia degli arbitri italiani: il 14 dicembre si va alle urne per rinnovare l'Aia, associazione italiana arbitri. Bisogna dare una sterzata, cosi non si può più andare avanti. All'Aia è stato tolto il 2 per cento, oltre alla giustizia arbitrale. Rocchi e Orsato, come rivelato da Repubblica, sono sotto indagine da parte della Procura Figc: avrebbero evaso le tasse. Altri arbitri furono accusati di aver fatto la cresta sulle note spese. E' successo di tutto, di più, in questi anni. Ci sono lotte intestine da durano da troppo tempo ormai, la Var è in discussione, gli arbitri (tranne eccezioni) sembrano fragili e disorientati. Ci vuole una guida dal polso fermo.
L'ex presidente Alfredo Trentalange si ripresenta: ex arbitro, il 14 febbraio 2021 era stato eletto al vertice arbitrale (battuto Marcello Nicchi), il 18 dicembre 2022 si era dimesso in seguito allo scandalo D'Onofrio (il procuratore arbitrale arrestato per traffico internazionale di droga). Un gesto di grande coraggio, quello di Trentalange: le dimissioni non sono di moda in Italia, anche nel mondo dello sport (vedi ultimi casi...). Il dirigente torinese, classe 57, fu accusato ingiustamente e soggetto ad un processo sommario: il 27 aprile 2023 la Corte d'Appello della Figc lo ha assolto in maniera definitiva, e così Alfredino, poco abituato agli intrallazzi di palazzo, è tornato nel suo mondo che ama e conosce bene. Si ricandida alla guida dell'Aia, qualcuno continua a fargli la guerra, ma lui è abituato ad andare avanti a testa alta.
Il suo rivale è Antonio Zappi, 59 anni, pure lui ex arbitro, ora dirigente e professionista nel settore della formazione fiscale e della consulenza tributaria. Trentalange ha la sua “squadra” che lo appoggia, Zappi la sua. Gli arbitri hanno bisogno di fair play e di una guida sicura.
Presentato il progetto “sport per la legalità”
La pratica sportiva come mezzo per contrastare i fenomeni di disagio giovanile e di dispersione scolastica, coinvolgendo ragazzi provenienti da contesti difficili e periferici dando loro un'opportunità di crescita e formazione. È questo l'obiettivo del progetto "Sport per la legalità", presentato presso la Sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma. Il progetto pilota è partito nel 2019 in Lombardia in collaborazione con le Fiamme Gialle. “Questo progetto è la testimonianza di una collaborazione tra i vari livelli delle istituzioni, anche quelle militari o dei corpi civili dello Stato, che possono concorrere all'affermazione del principio secondo cui il rapporto tra sport e legalità è un fatto educativo", ha dichiarato il ministro Andrea Abodi. Nel corso dell'evento, il generale della Guardia di Finanza Vincenzo Parrinello ha letto una lettera che i ragazzi che hanno partecipato al progetto hanno scritto al caporale Danilo Cassoni, al luogotenente Giuseppe Scalco, al maresciallo Andrea Tranquilli e all'appuntato scelto Costantino Tovo: "All'inizio di questa avventura eravamo curiosi e timorosi perché non avevamo capito come avremmo trascorso questi giorni al Campus di Sabaudia. Noi non siamo abituati a seguire le regole", ma "con il passare dei giorni, poco a poco, con molta fatica e poca voglia all'inizio, siamo riusciti ad essere disponibili alle vostre proposte". Al termine di questa avventura "portiamo a casa un bellissimo ricordo, bellissime esperienze, conoscenze di bellissime persone le quali ci hanno dimostrato disponibilità, gentilezza, rispetto e affetto”