Tanta voglia di Olimpiadi (estive): la Germania, più unita che mai, ci riprova. Il progetto olimpico della Germania non è una semplice candidatura, ma piuttosto un esercizio di strategia politica, sportiva e sociale che mira a rivendicare il diritto di organizzare il più grande evento sportivo del pianeta: ma a farlo secondo una trama che racconta una storia nuova. A differenza di precedenti tentativi caratterizzati da approcci locali, questa volta il Paese ha deciso di impegnarsi in un modello collettivo, articolato dalla Confederazione Sportiva Olimpica Tedesca (DOSB) in alleanza con diversi Länder, per sviluppare una candidatura non di una città, ma di un intero Paese. Berlino, Amburgo, Monaco e la Regione Reno-Ruhr si sono alleate fra loro.
Dietro questo movimento si cela una ferita aperta. Dai Giochi Olimpici di Monaco del 1972, segnati dal tragico attacco terroristico contro la delegazione israeliana, la Germania ha tentato più volte di riconquistare lo status di sede ospitante, ma sempre senza successo. Proposte come Berlino per il 2000, Lipsia per il 2012, Monaco per i Giochi invernali del 2022 e Amburgo per il 2024 sono naufragate prima di raggiungere il Cio. In più di un'occasione, queste candidature sono state bocciate dal rifiuto popolare espresso attraverso referendum locali, dove i cittadini hanno messo in discussione l'elevato costo economico, l'impatto ambientale e la reale sostenibilità di un evento così complesso. È proprio questo flop che ha costretto il DOSB a riprogettare completamente il proprio approccio. Il presidente Thomas Weikert ha spiegato: "Grazie all'Agenda 2020 e alle successive riforme, i Giochi sono tornati ad essere molto più attraenti per i potenziali organizzatori. Siamo convinti che questo processo di selezione non solo individuerà il concept migliore per la Germania, ma anche quello che ci permetterà di vincere la competizione internazionale”.
La pianificazione è stata meticolosa. Nella prima fase, conclusasi a fine maggio, le Regioni interessate hanno presentato i loro piani preliminari e sono stati valutati in base alla loro fattibilità tecnica, economica e operativa. La seconda fase contempla persino la possibilità di indire referendum locali prima dell'estate del 2026, una decisione non richiesta dal Cio ma che il DOSB ritiene essenziale per garantire la legittimità democratica del progetto. A questa fase seguirà una terza fase in cui verrà presa la decisione finale, con una matrice di valutazione sviluppata in collaborazione con il governo federale, che valuterà la competitività internazionale di ciascun progetto e la sua sostenibilità a lungo termine. Sarà nell'autunno del 2026 che la Germania deciderà quindi sulla sua candidatura olimpica.
Il contesto internazionale ha creato una finestra di opportunità. Con Los Angeles 2028 e Brisbane 2032, l'edizione del 2036 appare come il prossimo grande spazio disponibile e, secondo il principio di rotazione continentale del Cio, l'Europa è in vantaggio. Il simbolismo non è trascurabile: ospitare i Giochi del 2036 in Germania segnerebbe esattamente cento anni dai Giochi di Berlino 1936, svoltisi sotto il regime nazista.
Lo scenario per la Germania come sede dei Giochi è tuttavia complesso. Da un lato, la competizione si preannuncia agguerrita: l'India ha già formalizzato il suo interesse per il 2036 e potenze come Cina, Corea del Sud, Turchia e Spagna stanno valutando le proprie opzioni per il 2040 o il 2044.
In Germania adesso bisognerà convincere soprattutto i cittadini, cosa non facile. Si punterà sull'ampio utilizzo di infrastrutture già esistenti, distribuite nelle città coinvolte. Monaco vanta esperienza organizzativa, Amburgo offre capacità logistica e portuale, Berlino gode di visibilità internazionale e la Regione Reno-Ruhr vanta una rete sportiva consolidata. Un ecosistema olimpico decentralizzato che riflette la realtà federale tedesca. Il leader della CDU e nuovo cancelliere Friedrich Merz ha spiegato: "La Germania non ha solo bisogno di sedi convincenti, ma soprattutto di una base sportiva molto più solida". La corsa non sarà breve. La Germania non vuole limitarsi a competere per ospitare i Giochi del 2036. Se questa porta si dovesse chiudere, ci proverà per il 2040 o addirittura 2044. E l'Italia? Non c'è traccia, accontentiamoci delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026…
“L'anima sociale e industriale dello sport”, il libro di Vito Cozzoli
"Lo sport ha due anime; quella industriale come il business e i grandi eventi, e l'anima sociale che fa crescere le comunità, la capacità di veicolare valori autentici e sani. Lo sport può fare la differenza nella crescita del nostro Paese ed è il miglior investimento per il futuro": così Vito Cozzoli, ad di Autostrade dello Stato e già presidente e ad di Sport e Salute, alla presentazione del suo libro "L'anima sociale e industriale dello sport" alla Luiss Guido Carli, insieme a Vittoria Gozzi, presidente di WyLab, Marco Tardelli, campione del mondo 1982, e Marco Vaillati, fondatore di Calciosociale. Un testo nel quale si intrecciano visione e storie per raccontare il valore dello sport non solo come intrattenimento ma anche volano economico oltre che investimento per il futuro valorizzando il ruolo dello sport per costruire una società migliore. "Abbiamo bisogno di sport sociale che garantisca ai ragazzi la possibilità di fare sport. Io avevo gli oratori che ci davano la possibilità di giocare e divertirci; bisognerebbe ritrovare questi posti", le parole di Marco Tardelli. Un libro, quindi, che sottolinea la necessità di investire non solo nell'attività sportiva ma anche sulla qualità della vita e sul benessere di tutti facendone un diritto universale, un farmaco per il corpo e un investimento per il futuro dei giovani.