Startup Stories

Bad Seed, il sogno dei videogame.
"Made in Italy, ma in Estonia"

Otto amici tra i 20 e i 30 anni, con la passione per lo sviluppo di giochi su smartphone. Nel paese baltico hanno trovato chi crede in loro di MAURO MUNAFO'

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C'E' CHI TROVA gente disposta a credere nelle sue idee in California, chi vola fino in Germania o a Londra e chi ha la fortuna di non doversi spostare dall'Italia. E poi, c'è chi trova la sua Silicon Valley in un paese davvero inaspettato: l'Estonia. E' la storia di Bad Seed, la startup nata nel 2012 dal lavoro e dalla passione di otto ragazzi italiani con una missione ben precisa: creare videogiochi per smartphone. Giochi che hanno convinto il programma estone di incubazione "GameFounders" a credere in loro, selezionandoli con altri cinque gruppi tra oltre centoventi da tutto il mondo.

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"Possiamo dire di essere un team di amici, guidati dal sogno di realizzare videogiochi", spiega Clara Parona, la game designer dei Bad Seed. "Pensiamo di avere le capacità di regalare emozioni e uscire dalla massa dei cloni che popolano i vari store di applicazioni. Vogliamo creare giochi, anche semplici, con un nostro stile riconoscibile, originali e con la qualità dei prodotti per console e pc".

Il primo nato in casa Bad Seed è stato SheepUp, un puzzle game dalla grafica colorata che vede il giocatore impegnato nel salvare una pecorella giocattolo dallo scatolone in cui è rinchiusa. Nonostante le vendite non eccezionali, il gioco ha ricevuto buone valutazioni dalla critica di settore e da chi lo ha acquistato, ed ha permesso al gruppo di farsi notare in conferenze internazionali ed eventi, tra cui anche l'italiano Mind The Bridge. La pecorella giocattolo è stata inoltre il biglietto da visita che ha convinto il programma estone, l'unico in Europa specializzato nelle startup videoludiche, a credere negli otto ragazzi italiani.

"Siamo giovani e l'età media dei Bad Seed è di 27 anni", continua Parona, "ma abbiamo tutti esperienza nel settore e molti di noi si sono conosciuti lavorando per la Ubisoft a Milano (multinazionale francese tra le più importanti al mondo ndr)". Posto di prestigio, lasciato per seguire un sogno e una strada che li ha portati a pochi metri dagli uffici di Skype. Un trasferimento dovuto anche alla difficoltà di trovare finanziatori nel nostro paese disposti a investire in un settore come quello dei videogame. Non è infatti un caso che la scena videoludica italiana sia caratterizzata da molti piccoli team indipendenti senza colossi come quelli americani, giapponesi o francesi.

"In Italia quando diciamo che creiamo videogiochi ci chiedono 'e di lavoro che fate?'", continua Parona. "Forse non siamo stati fortunati, ma non abbiamo trovato nessuno che volesse davvero scommettere su di noi con un progetto a medio o lungo termine. Una volta deciso di aprire le nostre ricerche all'estero invece, in meno di due mesi abbiamo trovato chi era disposto a credere in noi".

Quanto riuscirà a correre la pecorella dei Bad Seed si vedrà nei prossimi mesi, anche grazie alla visibilità conquistata con l'esperienza estone, prima tappa di un viaggio appena iniziato."L'Italia è casa nostra, probabilmente un giorno ci torneremo. Ma ora vogliamo inseguire i nostri sogni ed andremo ovunque potremo realizzarli".

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