L'HANNO battezzata Silicon Roundabout, la Rotonda del silicio. Un progetto da 62 milioni di euro che dovrebbe fare di un anonimo incrocio di East London il cuore di un nuovo quartiere tecnologico. Google, Facebook e Amazon ci hanno già aperto una sede. E oltre ai colossi, tra le decine di investitori e imprese high-tech arrivate negli ultimi mesi nella zona attorno a Old Street, ha trovato posto anche un pezzettino di Italia. Si tratta di Depop, startup di commercio digitale fondata da Simon Beckerman, 38enne di padre inglese ma nato e cresciuto a Milano. Lo scorso ottobre la società ha lasciato l'incubatore H-Farm, nella campagna veneta, per tentare il grande salto nella City. Con ottimo tempismo: giovedì 6 dicembre, quando il premier David Cameron ha visitato il quartiere per annunciare il nuovo piano di investimenti, Simon era tra gli imprenditori chiamati a presentare il proprio lavoro. "Non più di tre minuti - racconta - Cameron ha girato tra le scrivanie per farsi raccontare quello che facciamo. Avevo sentito che visitava spesso il quartiere, ma mi hanno colpito la sua competenza e la disponibilità con cui ci ha parlato".
All'inizio si chiamava Garage. Qualche giorno fa il cambio di nome, Depop. L'idea alla base però resta la stessa: fondere social network e commercio digitale. Nel 2011 Simon Beckerman voleva creare un negozio online per la rivista di moda Pig Mag, di cui era direttore. Poi l'idea di trasformarlo in un progetto autonomo, un'applicazione per smartphone, ospitata e finanziata dall'incubatore trevigiano H-Farm. "Non è il classico e-commerce", spiega Simon. "Quello che si vende su Depop ha una storia, un valore affettivo. Ci si mette la faccia". Si fotografa con il telefono un oggetto e lo si carica sul proprio profilo, offrendolo ai propri contatti. Niente aste, ma un accordo tra amici. Vecchi capi di abbigliamento, occhiali, gioielli, oggetti "di culto" come le macchine fotografiche Polaroid, biciclette a scatto fisso: in rete c'è chi l'ha definito il "mercatino degli hipster", i nuovi indiani metropolitani sempre a caccia di abiti o cimeli vintage. "L'app contiene anche una parte editoriale in cui parliamo dei prodotti più curiosi e di nicchia", continua Simon. "L'obiettivo finale però è farne un mercato aperto a tutti gli interessi, ma meno anonimo di eBay". Dopo il periodo di incubazione a H-Farm, Depop ha ottenuto un finanziamento da Balderton Capital, uno dei più importanti investitori in tecnologia al mondo. Che torna così a scommettere su un'azienda italiana, dieci anni dopo essere entrato nel capitale del portale di e-commerce Yoox.
L'applicazione ha debuttato su iTunes, solo in Italia, la scorsa estate. "Un test con buoni risultati, qualche decina di migliaia di download", racconta Simon. "Al momento siamo in cinque, ma cerchiamo nuovi collaboratori. I fondi raccolti, circa un milione di dollari, ci basteranno per un anno. E a giorni l'app sarà disponibile in tutto il mondo". Da qui la necessità di trasferirsi in una grande città. Beckerman racconta di aver considerato diverse mete, tra cui la "sua" Milano e Berlino. Ma di aver scelto Londra per la visibilità che garantisce. Con il risultato di trovarsi al centro del grande piano di Silicon Valley europea voluto da Cameron e dal sindaco Boris Johnson. Alla Tech City Investment Foundation, il fondo creato per attirare nell'area idee e capitali, partecipano aziende come Intel, Cisco e Google, insieme all'incubatore Seedcamp. E la Silicon Roundabout, il progetto urbanistico per cui giovedì il premier inglese ha annunciato un finanziamento da 60 milioni di euro, dovrebbe diventare il più grande spazio pubblico in Europa, con laboratori per artigiani, artisti e designer. "Abbiamo trovato posto negli uffici di Central Working, un edificio a fianco al Google Campus in cui lavorano diverse startup", dice Simon. E dove giovedì David Cameron è arrivato insieme alla sua task force di esperti digitali. "La stessa attenzione che spero di vedere presto anche nelle grandi città italiane", conclude Simon.
@filipposantelli
Per segnalazioni scrivete a [email protected]
SPECIALE STARTUP
All'inizio si chiamava Garage. Qualche giorno fa il cambio di nome, Depop. L'idea alla base però resta la stessa: fondere social network e commercio digitale. Nel 2011 Simon Beckerman voleva creare un negozio online per la rivista di moda Pig Mag, di cui era direttore. Poi l'idea di trasformarlo in un progetto autonomo, un'applicazione per smartphone, ospitata e finanziata dall'incubatore trevigiano H-Farm. "Non è il classico e-commerce", spiega Simon. "Quello che si vende su Depop ha una storia, un valore affettivo. Ci si mette la faccia". Si fotografa con il telefono un oggetto e lo si carica sul proprio profilo, offrendolo ai propri contatti. Niente aste, ma un accordo tra amici. Vecchi capi di abbigliamento, occhiali, gioielli, oggetti "di culto" come le macchine fotografiche Polaroid, biciclette a scatto fisso: in rete c'è chi l'ha definito il "mercatino degli hipster", i nuovi indiani metropolitani sempre a caccia di abiti o cimeli vintage. "L'app contiene anche una parte editoriale in cui parliamo dei prodotti più curiosi e di nicchia", continua Simon. "L'obiettivo finale però è farne un mercato aperto a tutti gli interessi, ma meno anonimo di eBay". Dopo il periodo di incubazione a H-Farm, Depop ha ottenuto un finanziamento da Balderton Capital, uno dei più importanti investitori in tecnologia al mondo. Che torna così a scommettere su un'azienda italiana, dieci anni dopo essere entrato nel capitale del portale di e-commerce Yoox.
L'applicazione ha debuttato su iTunes, solo in Italia, la scorsa estate. "Un test con buoni risultati, qualche decina di migliaia di download", racconta Simon. "Al momento siamo in cinque, ma cerchiamo nuovi collaboratori. I fondi raccolti, circa un milione di dollari, ci basteranno per un anno. E a giorni l'app sarà disponibile in tutto il mondo". Da qui la necessità di trasferirsi in una grande città. Beckerman racconta di aver considerato diverse mete, tra cui la "sua" Milano e Berlino. Ma di aver scelto Londra per la visibilità che garantisce. Con il risultato di trovarsi al centro del grande piano di Silicon Valley europea voluto da Cameron e dal sindaco Boris Johnson. Alla Tech City Investment Foundation, il fondo creato per attirare nell'area idee e capitali, partecipano aziende come Intel, Cisco e Google, insieme all'incubatore Seedcamp. E la Silicon Roundabout, il progetto urbanistico per cui giovedì il premier inglese ha annunciato un finanziamento da 60 milioni di euro, dovrebbe diventare il più grande spazio pubblico in Europa, con laboratori per artigiani, artisti e designer. "Abbiamo trovato posto negli uffici di Central Working, un edificio a fianco al Google Campus in cui lavorano diverse startup", dice Simon. E dove giovedì David Cameron è arrivato insieme alla sua task force di esperti digitali. "La stessa attenzione che spero di vedere presto anche nelle grandi città italiane", conclude Simon.
@filipposantelli
Per segnalazioni scrivete a [email protected]
SPECIALE STARTUP