Startup Stories

Le fotocopie? Le paga la pubblicità
CopyCopy, la startup salva-studenti

L'idea di una startup romana composta da neolaureati per contenere, se non azzerare, una spesa che al momento supera i 300 euro l'anno a studente. Basta acquistare una card da un euro. Poi è tutto gratis di MAURO MUNAFO'
 

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UN LIBRO di cui serve solo qualche pagina, gli appunti di una lezione persa, gli esercizi passati da un compagno di corso: chiunque sia stato all'Università sa bene in quanti casi le fotocopie possano salvare la media. E se invece di pagarle queste copie fossero gratuite, sarebbe ancora meglio. E' proprio questa l'idea che c'è dietro CopyCopy, startup romana con un obiettivo molto chiaro: permettere agli universitari di fare fotocopie gratis, inserendo della pubblicità nel retro della pagine copiate. Facendo così, i costi di produzione per ogni pagina ricadono sugli inserzionisti e non su chi studia, di questi tempi sempre più spesso in bolletta.

Non stupisce che l'iniziativa parta proprio da un gruppo di giovani neolaureati. "Due anni fa io e mio fratello eravamo entrambi studenti e volevamo creare un servizio che aiutasse chi frequenta l'Università", spiega Daniel Debash, fondatore di CopyCopy, "Abbiamo allora iniziato a lavorare su un modo per far risparmiare il costo delle fotocopie che, secondo le nostre ricerche, supera i 300 euro l'anno a testa".

Dopo alcuni mesi di limatura, brain storming con gli altri soci arruolati e ricerche per capirne la fattibilità, nell'aprile del 2012 nasce ufficialmente la startup, con un team che tra soci e collaboratori conta una decina di persone. Nonostante un'età media di appena 25 anni però, nel gruppo ci sono già tanti "cervelli rientrati" proprio per lanciarsi in questa impresa. "Tutti i soci vengono da studi in Università estere ed hanno rinunciato a posti di lavoro a tempo indeterminato in quei paesi", spiega Debash, "Grazie alle nostre esperienze abbiamo potuto mettere da parte i fondi per autofinanziare la nostra impresa e per poter sviluppare tutte le competenze, anche tecnologiche, da soli e senza affidarci a consulenti esterni se non in minima parte".

Come funziona CopyCopy è presto detto. La società allestisce delle aree dedicate in spazi concessi dalle Università. Queste aree includono delle macchine fotocopiatrici, un distributore di card e altri elementi opzionali, come un tv che diffonde contenuti per studenti e un tablet o un computer collegati a internet. Per poter iniziare a fotocopiare l'utente deve registrarsi sul sito ufficiale e acquistare una carta da un euro: questa è l'unica spesa richiesta.

La prima e attualmente unica CopyCopy Station è stata installata lo scorso ottobre nel campus romano di Tor Vergata, ma nei primi mesi dell'anno nuovo è prevista l'apertura di altre otto postazioni in quattro città italiane, per arrivare a fine 2013 a circa una ventina di aree.  "La sperimentazione a Tor Vergata è stato un successo superiore alle nostre aspettative", spiega Debash, "In circa due mesi si sono registrati settemila studenti e almeno dodicimila sono quelli transitati".

Se gli studenti hanno reagito bene all'iniziativa (tanto che da CopyCopy affermano di ricevere migliaia di richieste per l'apertura di nuove postazioni), anche sul fronte pubblicitario le cose sembrano andare bene e, visti i tempi, non è un aspetto da sottovalutare. "Abbiamo circa 20 marchi medi e locali che lavorano con noi e, quando saremo più diffusi sul territorio, degli inserzionisti più grandi ci hanno già detto di essere interessati", continua Debash, "Sono attratti dal fatto che raggiungiamo una fascia di pubblico molto specifica come quella degli studenti universitari e garantiamo un tempo di attenzione molto alto per le inserzioni: sono pubblicità presenti sul resto dei testi di studio e quindi vengono viste continuamente".

Con utenti e inserzionisti contenti, il punto dolente per la nuova impresa è la velocità di reazione di buona parte del sistema universitario italiano. "Abbiamo difficoltà a farci ascoltare e questo è spesso frustrante. Offriamo un servizio gratuito per gli studenti e ci basta che le Università ci concedano quattro metri quadrati per farlo", conclude Debash, che non a caso sta già guardando all'estero. "Stiamo lavorando anche al lancio in altri due paesi, e per un motivo molto semplice: in Germania si riesce a parlare con i responsabili in due giorni e in poche settimane si riesce già a partire. Qui da noi, per riceve un sì o un no, ci vogliono otto mesi".

Twitter @mauromunafo

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