Startup Stories

Basilicata, la solitudine di SolEthEn
nell'incubatore per le startup

Delle 453 aziende iscritte al registro delle imprese innovative previsto dal decreto Passera, solo una aveva sede in Basilicata. Che si occupa di "Soluzioni per un'ingegneria etica". Ecco la loro storia di FILIPPO SANTELLI

2 minuti di lettura
"DUBBI? Tanti, ogni giorno, ma è più la voglia di farcela qui". Lo ribadiscono in coro Paola, Michele e Pasquale. Seduti alle scrivanie del loro ufficio, ancora per qualche settimana all'interno dell'incubatore della Regione Basilicata Bi Cube, di cui sono gli unici ospiti. Un moderno edificio alla periferia di Potenza, alla periferia dell'Italia che cerca di fare startup. Il 25 marzo, data dell'ultimo aggiornamento, delle 453 aziende iscritte al registro delle imprese innovative previsto dal decreto Passera, solo una aveva sede in Basilicata. La loro.

Si chiama SolEthEn, che sta per "Soluzioni per un'Ingegneria Etica". Offre alle aziende servizi di consulenza ingegneristica. Matematica avanzata applicata a processi e prodotti: modelli in grado di prevedere la resistenza agli urti di un nuovo casco, o di stimare i margini di errore di un sistema di segnalazione ferroviaria. Di questo i tre 35enni si sono occupati, da ricercatori o in azienda, in giro per l'Italia e per l'Europa. Paola Curci con un dottorato e contratti di ricerca in serie al Politecnico di Milano. Michele Giordano, anche lui dottore, insegnando a contratto all'Università di Lecce. Pasquale Molinari per un un'azienda del trevigiano.

Prima di ritrovarsi casa, a Potenza, e cercare di mettersi in proprio. "Offriamo un servizio che in Italia non è ancora diffuso", spiega Paola. Soprattutto, aggiunge Michele, "lo facciamo in un territorio che fatica a sviluppare un ecosistema dell'innovazione". Non hanno paura di definirla una "battaglia culturale": "la crisi può essere un occasione per cambiare", aggiunge l'ingegnere. Messaggio che arriva ad una multinazionale come Ansaldo, per cui SolEthEn da poco concluso un progetto. Non alle piccole e medie imprese del territorio: "Abbiamo proposto al distretto del mobile di Matera uno strumento in grado di testare comodità e resistenza dei divani, ma non se n'è fatto nulla. Abbiamo offerto consulenze gratuite, per farci conoscere, ma senza molto successo".

E l'aiuto istituzionale, nella promozione sul territorio, è stato poco. In Bi Cube, giovane incubatore di Basilicata Innovazione, sono stati la prima azienda ad entrare, finanziati con 50mila euro. "Un po' delle cavie - ammette Pasquale - questo ci ha garantito attenzione ma spesso è mancato un sostegno qualificato". Un corso di una settimana a Milano per acquisire le basi della strategia imprenditoriale, ma calibrato più che altro sulle startup digitali. Mentre nel "campus" di Potenza, di incontri con aziende o potenziali investitori non ne sono stati organizzati.

Per ora i costi non sono bassi. L'iscrizione al registro delle startup aiuta, permette di risparmiare sulle spese amministrative. "E dovrebbe garantirci un accesso privilegiato al credito - aggiunge Paola - almeno quando saranno stipulate le convenzioni con le banche". Per il futuro però sarà necessario acquisire clienti al Nord, o all'estero. "Con altri ostacoli", spiega Pasquale: "Quando ero in Veneto avevo l'impressione di essere in Europa, da qui per arrivare agli aeroporti più vicini, Bari o Napoli, ci vuole un'ora e mezza. In auto, in treno è peggio". Ora si trasferiranno per sei mesi in Olanda, per formarsi con una società di consulenza locale e cercare di chiudere una partnership. Per poi tornare a Potenza, continuare a provarci. Citando Mandela, come fa Michele quando gli chiedi se è stato un errore: "Sentirsi liberi nella propria terra è la massima aspirazione degli uomini".

@filipposantelli

Per segnalazioni scrivete a [email protected]