MESCOLARE le carte, agitare il proprio mondo. Perché spesso gli incontri più interessanti arrivano fortuiti. Serendipity la chiamano gli inglesi, quella scoperta inattesa che cinque startupper veneti hanno cercato di riprodurre sullo smartphone. Con ShakeChat basta agitare il telefono, l'applicazione propone il profilo di una persona con cui chattare. Poche informazioni, ma alcune foto per capire se può andare a genio. Un modo diverso di conoscersi che è valso al fondatore, il 28enne trevigiano Massimo Scarpis, l'invito a LeWeb, conferenza tecnologica tra le più importanti d'Europa che si svolge tra giovedì e venerdì a Londra. Unico italiano dei 16 progetti finalisti: per i tre vincitori la possibilità di presentarsi durante la sessione plenaria, su un palco che in passato è stato di Eric Schmidt e Christine Lagarde. Davanti a una platea di imprenditori digitali, giornalisti specializzati, investitori.
"Un'occasione incredibile, per questo abbiamo preparato una super presentazione", dice Scarpis entusiasta e, almeno per ora, per nulla preoccupato. Alla Central Hall di Westminster avrà pochi minuti per convincere la giuria della qualità del suo prodotto e ottenere l'accesso al palco principale. "Non me lo aspettavo quando ci siamo candidati perché siamo una startup giovane". ShakeChat è disponibile negli store solo da febbraio, per iPhone e Android. Ad oggi è stata scaricata 15mila volte, senza aver investito ancora nulla in marketing. Un seme appena piantato, ospitato all'interno dell'incubatore H-Farm, nel cuore della campagna veneta.
Per la squadra, oltre a Scarpis quattro programmatori tra i 20 e i 28 anni, non è il primo tentativo di startup. Il precedente era Corso12, applicazione di condivisione foto simile a Instagram. Arrivata a oltre 200mila download, ma abbandonata alla fine del 2012. "Esperienza da cui ci portiamo dietro molto - dice Scarpis - l'idea di ShakeChat nasce proprio da lì: abbiamo notato che molti dei commenti alle fotografie erano rivolti a conoscersi, a creare un dialogo". Ecco allora un'app di incontri, ma basata sempre sulle immagini e rivolta a un target più giovane rispetto ai classici siti di dating: non si cerca per forza un partner.
Nome (senza cognome), sesso e città di residenza: all'iscrizione si caricano le foto, con gli immancabili filtri, e poche informazioni personali: "Nemmeno gli interessi, vogliamo che l'incontro resti giocoso", spiega Scarpis. Almeno all'inizio, perché mano a mano che ci si muove su ShakeChat l'applicazione studia i nostri gusti. Cercando di capire, per esempio, se vogliamo conoscere solo per parlare o anche per incontrare, contattare persone vicine o dall'altra parte del mondo. Ma solo a chi acquista la versione premium, a pagamento, vengono proposti interlocutori "su misura", per gli altri continuano ad essere casuali. Per evitare dialoghi indesiderati, si inizia a chattare solo se entrambi danno il consenso.
Un modello leggero, "stupido nel senso buono", dice Scarpis: la scommessa è conquistare un pubblico ampio, generalista. "Il settore del dating è il più ricco della Rete, ma per essere redditizi servono grandi numeri difficili da raggiungere, il mercato italiano non basta", conclude. Il palco di LeWeb sarà la prima occasione per farsi conoscere oltre confine. Dagli investitori, in vista di un round di finanziamento, già momento della verità. Ma anche da media specializzati, per avere da subito grande visibilità.
Per segnalazioni scrivete a [email protected]
"Un'occasione incredibile, per questo abbiamo preparato una super presentazione", dice Scarpis entusiasta e, almeno per ora, per nulla preoccupato. Alla Central Hall di Westminster avrà pochi minuti per convincere la giuria della qualità del suo prodotto e ottenere l'accesso al palco principale. "Non me lo aspettavo quando ci siamo candidati perché siamo una startup giovane". ShakeChat è disponibile negli store solo da febbraio, per iPhone e Android. Ad oggi è stata scaricata 15mila volte, senza aver investito ancora nulla in marketing. Un seme appena piantato, ospitato all'interno dell'incubatore H-Farm, nel cuore della campagna veneta.
Per la squadra, oltre a Scarpis quattro programmatori tra i 20 e i 28 anni, non è il primo tentativo di startup. Il precedente era Corso12, applicazione di condivisione foto simile a Instagram. Arrivata a oltre 200mila download, ma abbandonata alla fine del 2012. "Esperienza da cui ci portiamo dietro molto - dice Scarpis - l'idea di ShakeChat nasce proprio da lì: abbiamo notato che molti dei commenti alle fotografie erano rivolti a conoscersi, a creare un dialogo". Ecco allora un'app di incontri, ma basata sempre sulle immagini e rivolta a un target più giovane rispetto ai classici siti di dating: non si cerca per forza un partner.
Nome (senza cognome), sesso e città di residenza: all'iscrizione si caricano le foto, con gli immancabili filtri, e poche informazioni personali: "Nemmeno gli interessi, vogliamo che l'incontro resti giocoso", spiega Scarpis. Almeno all'inizio, perché mano a mano che ci si muove su ShakeChat l'applicazione studia i nostri gusti. Cercando di capire, per esempio, se vogliamo conoscere solo per parlare o anche per incontrare, contattare persone vicine o dall'altra parte del mondo. Ma solo a chi acquista la versione premium, a pagamento, vengono proposti interlocutori "su misura", per gli altri continuano ad essere casuali. Per evitare dialoghi indesiderati, si inizia a chattare solo se entrambi danno il consenso.
Un modello leggero, "stupido nel senso buono", dice Scarpis: la scommessa è conquistare un pubblico ampio, generalista. "Il settore del dating è il più ricco della Rete, ma per essere redditizi servono grandi numeri difficili da raggiungere, il mercato italiano non basta", conclude. Il palco di LeWeb sarà la prima occasione per farsi conoscere oltre confine. Dagli investitori, in vista di un round di finanziamento, già momento della verità. Ma anche da media specializzati, per avere da subito grande visibilità.
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