Missione startup
per l'Istituto Italiano di tecnologia
Negli ultimi due anni ha lanciato sei aziende, attive in settori diversi: dalla diagnostica alla robotica, dall'interazione uomo-macchina all'energia. Altre ne partiranno già dal 2014 di LUCA VAGLIO
L'ISTITUTO italiano di tecnologia (Iit) non indirizza la sua attività soltanto sulla ricerca applicata, ma, come prevede il suo statuto, promuove la nascita di realtà imprenditoriali, piccoli spin-off, che hanno l'obiettivo di portare sul mercato le tecnologie e i brevetti sviluppati al proprio interno. Negli ultimi due anni sono state costituite sei startup, attive in settori diversi, dalla diagnostica alla robotica, dall'interazione uomo-macchina all'energia, e altre ne partiranno già dal 2014.
"Quando consideriamo che un nostro brevetto sia idoneo ad andare sul mercato, supportiamo i ricercatori interessati a un'esperienza imprenditoriale nel percorso di creazione della startup. Lavoriamo alla stesura del business plan, ci occupiamo della formazione manageriale dei ricercatori e ci diamo da fare, contattando soggetti pubblici e privati, per trovare i primi potenziali clienti per la nuova società e i fondi necessari a far partire il progetto", s…
"Quando consideriamo che un nostro brevetto sia idoneo ad andare sul mercato, supportiamo i ricercatori interessati a un'esperienza imprenditoriale nel percorso di creazione della startup. Lavoriamo alla stesura del business plan, ci occupiamo della formazione manageriale dei ricercatori e ci diamo da fare, contattando soggetti pubblici e privati, per trovare i primi potenziali clienti per la nuova società e i fondi necessari a far partire il progetto", s…
L'ISTITUTO italiano di tecnologia (Iit) non indirizza la sua attività soltanto sulla ricerca applicata, ma, come prevede il suo statuto, promuove la nascita di realtà imprenditoriali, piccoli spin-off, che hanno l'obiettivo di portare sul mercato le tecnologie e i brevetti sviluppati al proprio interno. Negli ultimi due anni sono state costituite sei startup, attive in settori diversi, dalla diagnostica alla robotica, dall'interazione uomo-macchina all'energia, e altre ne partiranno già dal 2014.
"Quando consideriamo che un nostro brevetto sia idoneo ad andare sul mercato, supportiamo i ricercatori interessati a un'esperienza imprenditoriale nel percorso di creazione della startup. Lavoriamo alla stesura del business plan, ci occupiamo della formazione manageriale dei ricercatori e ci diamo da fare, contattando soggetti pubblici e privati, per trovare i primi potenziali clienti per la nuova società e i fondi necessari a far partire il progetto", spiega a Repubblica.it Salvatore Majorana, direttore dell'area technology transfer dell'Iit.
La prima startup 3Brain, costituita all'inizio del 2011 a Landquart, in Svizzera, è specializzata nell'analisi dei tessuti neuronali in vitro e opera nel campo della ricerca farmacologica su malattie come Alzheimer, Parkinson ed epilessia. Plexon, un partner statunitense, supporta 3Brain nella commercializzazione delle piattaforme diagnostiche.
Nel 2012 sono state lanciate a Genova Circle Garage, che realizza sensori per un'interazione uomo-macchina di nuova generazione, e a Pisa qb Robotics, che fa parte di un consorzio di aziende coinvolte in un progetto, finanziato dall'Unione Europea e sorto per sviluppare soluzioni destinate all'ambito della robotica. Nel 2013 sono state costituite Hq Nano, con sede a Lecce e specializzata nella realizzazione di nanoparticelle pensate per la diagnostica, SEM +, che realizza sistemi touch-pad flessibili e adatti a essere usati su superfici curve, e Advanced Microturbine, che produce piccole turbine da inserire all'interno di gasdotti e oleodotti e in grado di fornire energia aggiuntiva.
In particolare, SEM +, che ha sede nella Silicon Valley, ha visto l'ingresso nel suo capitale del fondo TT Seed e si gioverà del supporto finanziario dell'acceleratore d'impresa californiano Plug and Play Tech Center. Proprio la questione dei finanziamenti resta uno dei problemi più vistosi dello scenario italiano, come ci spiega Majorana: "In Italia il ruolo dei venture capital è ancora troppo debole, manca soprattutto la capacità di rischiare sulle idee, di investire su iniziative che si trovino allo stato embrionale. E questo, anche in presenza di clienti interessati allo sviluppo di una determinata tecnologia, rallenta il percorso di crescita delle startup ed è in contrasto con quello che succede negli Usa, dove spesso, basta presentare un buon progetto a un gruppo di investitori per ottenere i primi fondi".
Nel 2014 verrano lanciate altre startup che andranno a operare nei settori della riabilitazione, della robotica e della ricerca farmacologica.
Per segnalazioni scrivete a startupstories@repubblica.it
"Quando consideriamo che un nostro brevetto sia idoneo ad andare sul mercato, supportiamo i ricercatori interessati a un'esperienza imprenditoriale nel percorso di creazione della startup. Lavoriamo alla stesura del business plan, ci occupiamo della formazione manageriale dei ricercatori e ci diamo da fare, contattando soggetti pubblici e privati, per trovare i primi potenziali clienti per la nuova società e i fondi necessari a far partire il progetto", spiega a Repubblica.it Salvatore Majorana, direttore dell'area technology transfer dell'Iit.
La prima startup 3Brain, costituita all'inizio del 2011 a Landquart, in Svizzera, è specializzata nell'analisi dei tessuti neuronali in vitro e opera nel campo della ricerca farmacologica su malattie come Alzheimer, Parkinson ed epilessia. Plexon, un partner statunitense, supporta 3Brain nella commercializzazione delle piattaforme diagnostiche.
Nel 2012 sono state lanciate a Genova Circle Garage, che realizza sensori per un'interazione uomo-macchina di nuova generazione, e a Pisa qb Robotics, che fa parte di un consorzio di aziende coinvolte in un progetto, finanziato dall'Unione Europea e sorto per sviluppare soluzioni destinate all'ambito della robotica. Nel 2013 sono state costituite Hq Nano, con sede a Lecce e specializzata nella realizzazione di nanoparticelle pensate per la diagnostica, SEM +, che realizza sistemi touch-pad flessibili e adatti a essere usati su superfici curve, e Advanced Microturbine, che produce piccole turbine da inserire all'interno di gasdotti e oleodotti e in grado di fornire energia aggiuntiva.
In particolare, SEM +, che ha sede nella Silicon Valley, ha visto l'ingresso nel suo capitale del fondo TT Seed e si gioverà del supporto finanziario dell'acceleratore d'impresa californiano Plug and Play Tech Center. Proprio la questione dei finanziamenti resta uno dei problemi più vistosi dello scenario italiano, come ci spiega Majorana: "In Italia il ruolo dei venture capital è ancora troppo debole, manca soprattutto la capacità di rischiare sulle idee, di investire su iniziative che si trovino allo stato embrionale. E questo, anche in presenza di clienti interessati allo sviluppo di una determinata tecnologia, rallenta il percorso di crescita delle startup ed è in contrasto con quello che succede negli Usa, dove spesso, basta presentare un buon progetto a un gruppo di investitori per ottenere i primi fondi".
Nel 2014 verrano lanciate altre startup che andranno a operare nei settori della riabilitazione, della robotica e della ricerca farmacologica.
Per segnalazioni scrivete a startupstories@repubblica.it