Startup Stories

A TechCrunch mister Agenda digitale:
"Abbiamo chiaro cosa vogliamo fare"

Francesco Caio, che il premier Letta ha voluto come commissario dell'organismo, parla nella prima giornata della due giorni che riunisce a roma startupper e imprenditori: "Tra i vari obiettivi indicati da Bruxelles ne abbiamo isolati tre, anagrafe dei residenti, identità digitale e fatturazione elettronica" di FILIPPO SANTELLI

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"LA FINLANDIA è il passato. Non vorrete mica investire sul passato? Se volete investire sul futuro venite in Italia". Esagera sapendo di farlo Francesco Caio, il nuovo commissario per l'Agenda digitale tricolore. Ma la provocazione, rivolta a un investitore straniero che gli chiede perché dovrebbe puntare sullo Stivale, fa drizzare le orecchie alla platea del TechCrunch. L'attitudine non è molto diversa da quella mostrata da Enrico Letta a Wall Street: bisogna far capire ai capitali esteri che in Italia qualcosa è cambiato. "Abbiamo chiaro cosa vogliamo fare e lo comunicheremo con efficacia", dice. E oggi, al museo Maxxi di Roma, il manager scelto da Letta per dirigere la "cabina di regia" sull'innovazione ha voluto darne un esempio: "C'è grande talento in Italia a costo relativamente basso che può essere intercettato dagli investitori internazionali".

Il suo era il più atteso tra gli interventi di questa prima giornata di TechCrunch Italy, la due giorni che riunisce a Roma la comunità di startupper e imprenditori. Atteso soprattutto dagli addetti ai lavori, curiosi di capire come intenda muoversi il governo dopo le misure targate Passera, in parte ancora da attuare, e il difficile avvio dell'Agenzia per l'Italia digitale. "Cosa vorremmo? Che segni una direzione, delle linee guida precise", diceva in mattinata un investitore. E nel suo intervento, Mr. Agenda digitale è partito proprio da lì: "La prima cosa che abbiamo fatto è stata rimuovere: tra i vari obiettivi indicati da Bruxelles ne abbiamo isolati tre, anagrafe dei residenti, identità digitale e fatturazione elettronica". Priorità definite e tempi misurabili, anche se date, l'amministratore delegato di Avio non ne indica. Le tre leve, spiega, dovrebbero innescare un percorso di innovazione all'interno della pubblica amministrazione che porti all'adozione di standard comuni, quindi informazioni trasferibili tra i vari uffici, e dati aperti, cioè a disposizione di chiunque voglia utilizzarli per progetti imprenditoriali.

"Dialoghiamo già con gli enti interessati, come il ministero dell'Interno, l'Istat, i Comuni e le Regioni", assicura Caio. Anche se la gerarchia di competenze, in tema di Agende digitale, continua ad essere confusa. L'apposita Agenzia, l'organismo che nell'architettura prevista da Passera doveva seguirne lo sviluppo, non ha ancora uno statuto (e conseguente autonomia economica), dopo la bocciatura della prima bozza da parte della Corte dei conti. "I tecnici di Palazzo Chigi lo stanno mettendo a punto in questi giorni, io già mi siedo al tavolo con il direttore Agostino Ragosa", dice Caio. Anche se è stata proprio la sua nomina a riportare l'Agenda sotto il diretto controllo di Palazzo Chigi, ridimensionando di fatto il ruolo dell'Agenzia. Un assaggio della complessità della burocrazia ministeriale: "Ma io ho trovato un alto livello di competenza - ribatte il manager - si tratta solo di liberare e ordinare queste energie".

Almeno un punto è chiaro. All'interno dell'Agenda digitale, il capitolo dedicato startup rimarrà di competenza diretta del ministero dello Sviluppo economico: "Il decreto Passera non è stato un fuoco di paglia, il lavoro di attuazione continua, e sui benefici fiscali per chi investe in imprese innovative il via libera di Bruxelles dovrebbe arrivare entro ottobre". Alla platea al Maxxi Caio dà solo un'indicazione, per una collaborazione sempre più stretta tra Università, con i loro incubatori, giovani imprenditori e investitori. "Atenei di eccellenza come quelli di Roma, Milano o Pisa possono essere gli assi attorno a cui costruire dei distretti tecnologici". Quello che ancora manca sono una serie di certezze, nelle regole e nel diritto. "Di talento invece ce n'è molto", ribadisce Caio. Ora anche una visione, a giudicare dal suo piglio. Ma non è detto ancora che basti.