NON HA vinto un'app, ma un navigatore. Di nuova generazione, però: un Gps capace di funzionare anche all'interno degli edifici, guidandoci tra le sale di un museo o gli scaffali di un supermercato. Si chiama GiPStech la startup prima classificata dell'edizione 2013 di TechCrucnh Italy. Per il momento non è neppure una società, il premio di 50mila è andato ai tre fondatori, gli imprenditori Matteo Faggin (35) e Gaetano D'Aquila (36) insieme a Giuseppe Fedele (39), ricercatore in Ingegneria all'Università della Calabria. "Contentissimi - il commento di Faggin - ora andiamo alla ricerca di altri investitori: abbiamo bisogno di 300mila euro per sviluppare il prodotto".
Si è chiusa così la seconda edizione di TechCrunch Italy, raduno della comunità digitale tricolore. Un migliaio di partecipanti, nonostante il prezzo del biglietto di ingresso (399 euro) potesse scoraggiare. Oltre 60 relatori sul palco, dall'investitore isrealiano Yossi Vardi al nuovo commissario per l'Agenda digitale Francesco Caio. E le consuete parole chiave del mondo high tech: cambiamento, pazzia, entusiasmo, coraggio. Due giorni di abbondanza, di contatti, opportunità e contenuti. Ma anche un'eccezione, come lo sono per definizione le feste.
"In Italia un vero ecosistema ancora non esiste", commentano un paio di giovani imprenditori nel cortile del museo Maxxi, ragionando sulla quotidianità in cui da sabato, a luci spente, dovranno tornare a lottare. Manca prima di tutto il liquido che dovrebbe irrigarlo, cioè i capitali. Dopo un 2012 abbastanza ricco di operazioni, spiegano, grandi fondi come Principia, Vertis e Atlante sono al momento a corto di risorse. "Ma è anche a livello seed, quello dei primi finanziamenti, che i soldi restano difficili da trovare".
Nel pomeriggio Mattia Corbetta, funzionario (28enne) del ministero dello Sviluppo economico, ha assicurato che il via libera Ue sugli sgravi per chi investe in imprese innovative arriverà entro un paio di settimane. Del decreto startup, che Corrado Passera annunciò proprio al TechCrunch dell'anno scorso, è l'ultimo capitolo che resta da attuare. "Le cose stanno cambiando in Italia", assicura Corbetta, con una decisione simile a quella mostrata il giorno precedente da Francesco Caio. Ed elencando le novità di cui ora il settore ora dispone: "Contratti di lavoro flessibili, garanzie sui prestiti bancari e un registro dedicato", nel quale il conto delle imprese innovative è arrivato a quota 1148. Quanto al credito di imposta per l'assunzione di personale qualificato, bisogna aspettare che il Mef trovi le coperture.
I problemi per gli startupper italiani però sono molti altri, non troppo diversi da quelli degli imprenditori tradizionali. Uno di loro in pausa pranzo elenca, più disilluso che deluso, quelli che ha dovuto affrontare. Il costo del lavoro: "Per dare 100 a un dipendente ne spendo 160 o 170". La burocrazia: "Con 2500 euro di notaio io mi pago sei mesi di server". E la famosa Srl semplificata? "Non serve a nulla se poi la banca non mi concede un prestito". Per partire i ragazzi di Sportboom, una delle aziende finaliste del concorso, hanno ottenuto un finanziamento di 500 mila euro da un imprenditore milanese, "un conoscente" precisano. Sulla loro piattaforma è possibile cercare e acquistare offerte per attività sportive, dalle palestre ai campi da tennis, anche in gruppo. Lanciata due mesi fa, ora l'ostacolo è quello che frena tante startup italiane: scalare, arrivare a una massa critica di utenti.
Raccontano quanto hanno sentito dire a due investitori durante un corso di business: "Se avete sede in Italia, sarà dura che i venture internazionali puntino su di voi". Sotto questo aspetto Fluentify, un'altra delle finaliste, parte avvantaggiata: è una Ltd, una società con sede a Londra, dove due cofondatori Giacomo Moiso e Andrea Passadori hanno studiato. Lì è nata anche la loro idea, quella di una piattaforma su cui chi vuole perfezionare l'inglese può entrare in contatto con tutor madrelingua. "Siamo alla ricerca di investitori", racconta Moiso. "E pur conservando la sede a Londra vogliamo anche aprire una Srl italiana, perché questo è il nostro mercato. E casa nostra".
Non sono i soli, tra i presenti a TechCrunch, ad andare controcorrente. "I fondi in Italia ci sono - dice uno degli startupper finalisti - bisogna solo essere bravi a trovarli". La sua impresa, ammette, ha già raccolto oltre un milione di euro. "Molti pensano al digitale come un paese dei balocchi - continua - come se fondare un'azienda garantisse in automatico soldi. Ma è giusto che non sia così, altrimenti dopo la grande ubriacatura rischia di arrivare un'ondata di fallimenti".
Nove startup su dieci, in media, non ce la fanno. E (RE)design, il tema di questa edizione del TechCrunch, è anche un tentativo di individuare strade di business più solide, in particolare per gli imprenditori italiani. Meno social network e più internet delle cose, allora. Meno imprese rivolte ai consumatori e più servizi per le aziende. Non solo il vincitore GiPSTech: quattro delle otto startup finaliste erano imprese b2b, che offrono cioè prodotti per altre imprese. "È qui che possono arrivare delle sinergie, anche sotto forma di investimenti, tra industrie tradizionali e startup", dice Luigi Capello, direttore dell'incubatore Enlabs dell'Università Luiss. "Noi stiamo cercando di far
interagire gli studenti con le grandi aziende, in modo che conoscano i loro processi e li possano innovare". E all'università è nato anche il progetto di GiPStech: "Nel tempo libero delle mie ricerche in ingegneria dell'innovazione", racconta Giuseppe Fedele. Entro nove mesi vuole lanciare il navigatore sul mercato. Da domani si torna al lavoro.
Si è chiusa così la seconda edizione di TechCrunch Italy, raduno della comunità digitale tricolore. Un migliaio di partecipanti, nonostante il prezzo del biglietto di ingresso (399 euro) potesse scoraggiare. Oltre 60 relatori sul palco, dall'investitore isrealiano Yossi Vardi al nuovo commissario per l'Agenda digitale Francesco Caio. E le consuete parole chiave del mondo high tech: cambiamento, pazzia, entusiasmo, coraggio. Due giorni di abbondanza, di contatti, opportunità e contenuti. Ma anche un'eccezione, come lo sono per definizione le feste.
"In Italia un vero ecosistema ancora non esiste", commentano un paio di giovani imprenditori nel cortile del museo Maxxi, ragionando sulla quotidianità in cui da sabato, a luci spente, dovranno tornare a lottare. Manca prima di tutto il liquido che dovrebbe irrigarlo, cioè i capitali. Dopo un 2012 abbastanza ricco di operazioni, spiegano, grandi fondi come Principia, Vertis e Atlante sono al momento a corto di risorse. "Ma è anche a livello seed, quello dei primi finanziamenti, che i soldi restano difficili da trovare".
Nel pomeriggio Mattia Corbetta, funzionario (28enne) del ministero dello Sviluppo economico, ha assicurato che il via libera Ue sugli sgravi per chi investe in imprese innovative arriverà entro un paio di settimane. Del decreto startup, che Corrado Passera annunciò proprio al TechCrunch dell'anno scorso, è l'ultimo capitolo che resta da attuare. "Le cose stanno cambiando in Italia", assicura Corbetta, con una decisione simile a quella mostrata il giorno precedente da Francesco Caio. Ed elencando le novità di cui ora il settore ora dispone: "Contratti di lavoro flessibili, garanzie sui prestiti bancari e un registro dedicato", nel quale il conto delle imprese innovative è arrivato a quota 1148. Quanto al credito di imposta per l'assunzione di personale qualificato, bisogna aspettare che il Mef trovi le coperture.
I problemi per gli startupper italiani però sono molti altri, non troppo diversi da quelli degli imprenditori tradizionali. Uno di loro in pausa pranzo elenca, più disilluso che deluso, quelli che ha dovuto affrontare. Il costo del lavoro: "Per dare 100 a un dipendente ne spendo 160 o 170". La burocrazia: "Con 2500 euro di notaio io mi pago sei mesi di server". E la famosa Srl semplificata? "Non serve a nulla se poi la banca non mi concede un prestito". Per partire i ragazzi di Sportboom, una delle aziende finaliste del concorso, hanno ottenuto un finanziamento di 500 mila euro da un imprenditore milanese, "un conoscente" precisano. Sulla loro piattaforma è possibile cercare e acquistare offerte per attività sportive, dalle palestre ai campi da tennis, anche in gruppo. Lanciata due mesi fa, ora l'ostacolo è quello che frena tante startup italiane: scalare, arrivare a una massa critica di utenti.
Raccontano quanto hanno sentito dire a due investitori durante un corso di business: "Se avete sede in Italia, sarà dura che i venture internazionali puntino su di voi". Sotto questo aspetto Fluentify, un'altra delle finaliste, parte avvantaggiata: è una Ltd, una società con sede a Londra, dove due cofondatori Giacomo Moiso e Andrea Passadori hanno studiato. Lì è nata anche la loro idea, quella di una piattaforma su cui chi vuole perfezionare l'inglese può entrare in contatto con tutor madrelingua. "Siamo alla ricerca di investitori", racconta Moiso. "E pur conservando la sede a Londra vogliamo anche aprire una Srl italiana, perché questo è il nostro mercato. E casa nostra".
Non sono i soli, tra i presenti a TechCrunch, ad andare controcorrente. "I fondi in Italia ci sono - dice uno degli startupper finalisti - bisogna solo essere bravi a trovarli". La sua impresa, ammette, ha già raccolto oltre un milione di euro. "Molti pensano al digitale come un paese dei balocchi - continua - come se fondare un'azienda garantisse in automatico soldi. Ma è giusto che non sia così, altrimenti dopo la grande ubriacatura rischia di arrivare un'ondata di fallimenti".
Nove startup su dieci, in media, non ce la fanno. E (RE)design, il tema di questa edizione del TechCrunch, è anche un tentativo di individuare strade di business più solide, in particolare per gli imprenditori italiani. Meno social network e più internet delle cose, allora. Meno imprese rivolte ai consumatori e più servizi per le aziende. Non solo il vincitore GiPSTech: quattro delle otto startup finaliste erano imprese b2b, che offrono cioè prodotti per altre imprese. "È qui che possono arrivare delle sinergie, anche sotto forma di investimenti, tra industrie tradizionali e startup", dice Luigi Capello, direttore dell'incubatore Enlabs dell'Università Luiss. "Noi stiamo cercando di far
interagire gli studenti con le grandi aziende, in modo che conoscano i loro processi e li possano innovare". E all'università è nato anche il progetto di GiPStech: "Nel tempo libero delle mie ricerche in ingegneria dell'innovazione", racconta Giuseppe Fedele. Entro nove mesi vuole lanciare il navigatore sul mercato. Da domani si torna al lavoro.