Startup Stories

L'italiana Mind The Bridge guiderà il progetto Ue per le startup

L'annuncio dal commissario Kroes. La Startup Euro Partnership mapperà le aziende innovative e cercherà di farle interagire con le grandi aziende. Sono coinvolte società come Telefonica e Orange, istituzioni come l'Università di Cambridge e la von Humboldt di Berlino. E il coordinamento sarà dell'associazione che porta le startup italiane in Silicon Valley

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UN'ALLEANZA tra startup, giovani aziende tecnologiche, e grandi imprese. Le prime alla ricerca di capitali per crescere, le seconde di innovazione per restare competitive. Il modello fa la fortuna della Silicon Valley, importarlo in Europa è l'obiettivo dello Startup Europe Partnership, progetto comunitario lanciato stamattina al Forum di Davos dal commissario per l'Agenda Digitale Neelie Kroes. A bordo, multinazionali delle telecomunicazioni come la spagnola Telefonica e la francese Orange. E università di eccellenza come Cambridge e la tedesca Humboldt. Ma il timone, per una volta, è italiano, affidato alla fondazione Mind the Bridge.

La no-profit, fondata dall'ex Google Marco Marinucci, nasce per introdurre in Silicon Valley le startup italiane. Un ponte simile, ora, lo dovrà costruire tra i Paesi europei: "Si tratta di rompere il soffitto di vetro che impedisce alle nostre aziende di sfondare, diventare veri campioni come Facebook o Instagram", spiega il presidente Alberto Onetti. La fondazione creerà una mappa delle startup europee, raccogliendo le migliori esperienze in tema di digitale. Ma il cuore del progetto sarà il Job Creator Tour: "Un evento itinerante durante il quale le imprese più promettenti siederanno faccia a faccia con i big dell'hi-tech". Primo incontro a marzo a Bruxelles. A regime, cinque l'anno.

I partner dell'iniziativa, oltre a Telefonica e Orange anche il Banco di Bilbao, hanno preso impegni precisi, richiesti anche a chi vorrà aggiungersi in corsa. Organizzare dei programmi di accelerazione, per aiutare le startup a sviluppare le loro idee. Inserirle tra i propri fornitori, creando delle partnership industriali. E dedicare una parte del bilancio a investimenti e acquisizioni. Due dei limiti che ostacolano le imprese europee rispetto ai concorrenti Usa, dice Onetti: "La scarsità di capitali e la difficoltà nel finalizzare l'uscita, cioè trovare una grande azienda che le compri".

Un'occasione per fare massa critica, specie per un ecosistema giovane come quello italiano. Nonostante gli incentivi varati a fine 2012, il numero delle startup tricolori resta basso, tra le 4 e le 8mila. Poche le storie di successo. Tra le società della Europe Partnership, finora, non ce n'è nessuna dello Stivale: "Ma puntiamo a coinvolgere Telecom e Enel, già impegnate in programmi a sostegno dell'imprenditoria", continua Onetti. Più partner, uguale budget maggiore, per un programma che sarà supportato dal Fondo europeo di Investimento ma dovrà finanziarsi con le proprie risorse: "Sono gli imprenditori a creare occupazione - ha detto Kroes - l'Europa vuole stimolarli, poi farsi da parte e lasciarli lavorare".