"Ci sono le startup che vincono concorsi. E quelle che fanno soldi". L'adagio, infinite volte ripetuto, è di quelli da non scordare. Premi e premietti porteranno pure in cassa qualche euro, più i canonici quindici minuti di celebrità, ma un'azienda innovativa costruisce il proprio successo lontano dai riflettori. Quella di LeWeb però è una scena più luminosa delle altre. Uno degli eventi dedicati al digitale più influenti d'Europa, quest'anno porterà a Parigi, da domani 9 dicembre all'11, circa 3mila e 500 addetti ai lavori tra investitori, grandi aziende e giovani imprese. Si discuterà di dodici grandi tendenze dell'industria tecnologica, con la sanità in primo piano, e sul palco salirà pure il creatore del World Wide Web Tim Berners Lee. Difficile trovare un trampolino migliore: molti dei passati finalisti del concorso per startup, sorta di Coppa dei Campioni dell'imprenditoria tech, sono poi riusciti a raccogliere fondi, a crescere, perfino a vendere l'azienda a cifre milionarie. Per questa edizione si sono candidati in 2mila, da tutto il mondo. Ma tra le 19 imprese che si giocheranno la vittoria, anche quest'anno, c'è poca Italia. Solo Proxy42, una startup che trasforma attraverso lo smartphone la realtà in un videogioco. Gran parte del team è composto da nostri connazionali, a cominciare dal CEO, il 36enne Francesco Ferrazzino, ma il quartier generale è a San Francisco.
"Abbiamo creato LeWeb oltre dieci anni fa, quando non c'erano eventi simili in Europa", racconta via Skype dalla Silicon Valley il fondatore, il 42enne Loic Le Meur. "L'obiettivo era ispirare i giovani imprenditori e aiutarli a lanciarsi". Ha funzionato: nel 2012 LeWeb ha lanciato una conferenza satellite a Londra e il marchio è stato acquistato da Reed Midem, multinazionale francese delle fiere. Le Meur, insieme alla moglie Géraldine, è rimasto comunque al timone: "Qui sono nate centinaia di startup, ne vado orgoglioso". Albo d'oro alla mano, in verità, non tutti i vincitori hanno poi sfondato. Stribe per esempio, medaglia d'oro nel 2009, prometteva ai siti di creare in pochi passaggi il proprio social network dedicato; ora non esiste più. Ma è normale, quando a gareggiare sono aziende così giovani, ancora tutte da costruire. E almeno per quanto riguarda LeWeb i casi di successo bilanciano a pieno i fallimenti. Nel 2010 in gara c'era Waze, il navigatore social acquisito da Google per oltre un miliardo di dollari. Mentre il vincitore del 2012, Qunb, startup che lavora sula visualizzazione dei dati, è stata appena comprata per "diversi milioni" dagli inglesi di Ve Interactive.
In generale, confermano le statistiche, gli investitori danno maggiore credito a chi è passato da quel palco. "Sì, credo che sia servito", conferma Antonio Tomarchio, 32 anni, la cui Beintoo è stata la prima e, per ora, ultima italiana a vincere il concorso, nel 2011. "Quel premio ci ha dato una validazione internazionale e ci ha permesso di accelerare nella raccolta di capitali. Era inatteso, ma credo che giudici abbiano visto in noi un modello capace di crescere e un mercato promettente", dice. Previsione che si è rivelata azzeccata. Quest'anno la startup, che offre alle aziende servizi di marketing via smartphone, incasserà 3 milioni di euro, una delle cifre più alte tra le imprese innovative tricolori. E dopo quelle di Milano e Shanghai ha appena aperto una nuova sede a New York, lanciando l'espansione negli Stati Uniti. "Siamo stati tra i pionieri della pubblicità drive to store, quella che porta le persone in negozio", spiega Tomarchio. Sfruttando i dati raccolti dai telefoni intelligenti, e combinandoli con la geolocalizzazione, i marchi possono inviare delle promozioni mirate. Uno degli ultimi a essere saliti a bordo è la catena di abbigliamento Express, 600 punti vendita negli States.
Sull'onda del successo di Beintoo, l'anno successivo, furono addirittura tre le startup italiane in finale. C'era WiMan, un sistema che premette ai negozi di condividere la rete wifi con i clienti. Alleantia, piattaforma che rende connesso ogni dispositivo elettronico. E Intoino, un'interfaccia di programmazione per schede Arduino dedicata a chi non è esperto di informatica. Nessun portabandiera l'anno scorso. Uno a metà quest'anno. Sono proprio i ragazzi di Proxy42, che stanno sviluppando il videogioco in realtà aumentata Father.io. Un obiettivo si collega allo smartphone e trasfeorma ogni angolo della città in uno sparatutto. Ma la nostra delegazione poteva essere più numerosa visto che i settori in cui operano i finalisti sono tra quelli più battuti dalle aziende italiane. L'internet delle cose, per esempio: l'austriaca Noki ha progettato una serratura senza chiave, si apre con lo smartphone. L'e-commerce, in particolare nella moda. E soprattutto le applicazioni di mercato di ricerche scientifiche: l'inglese Crowdemotion offre una tecnologia che riconosce le emozioni nei volti delle persone, la francese Pilo una batteria che si ricarica attraverso il movimento, la svedese Naturalcycles una app anticoncezionale, capace di individuare "in maniera scientifica" i periodi fertili.
"La salute è un settore in cui la tecnologia è ancora poco utilizzata", dice Loic Le Meur. Tra le dodici tendenze che verranno esplorate in questa edizione, secondo l'imprenditore francese, la più interessante è proprio l'interazione del digitale con corpo e cervello. Sul palco, oltre a Berners Lee, la Francia celebrerà alcuni dei suoi imprenditori di successo come Frédéric Mazzella, fondatore del servizio di carpooling Blablacar, o il creatore dell'e-commerce di abbigliamento Vente-privee, Jacques-Antoine Granjon. A loro il compito di catturare "i trend di oggi e le opportunità di domani", come recita lo slogan della manifestazione. Ai giurati quello, ancora più difficile, di scegliere il progetto di impresa che avrà più possibilità di sfondare, tra i 19 in finale. Anche solo esserci arrivati però rende più semplici le cose: per gli sconfitti sarà questa la consolazione.
"Abbiamo creato LeWeb oltre dieci anni fa, quando non c'erano eventi simili in Europa", racconta via Skype dalla Silicon Valley il fondatore, il 42enne Loic Le Meur. "L'obiettivo era ispirare i giovani imprenditori e aiutarli a lanciarsi". Ha funzionato: nel 2012 LeWeb ha lanciato una conferenza satellite a Londra e il marchio è stato acquistato da Reed Midem, multinazionale francese delle fiere. Le Meur, insieme alla moglie Géraldine, è rimasto comunque al timone: "Qui sono nate centinaia di startup, ne vado orgoglioso". Albo d'oro alla mano, in verità, non tutti i vincitori hanno poi sfondato. Stribe per esempio, medaglia d'oro nel 2009, prometteva ai siti di creare in pochi passaggi il proprio social network dedicato; ora non esiste più. Ma è normale, quando a gareggiare sono aziende così giovani, ancora tutte da costruire. E almeno per quanto riguarda LeWeb i casi di successo bilanciano a pieno i fallimenti. Nel 2010 in gara c'era Waze, il navigatore social acquisito da Google per oltre un miliardo di dollari. Mentre il vincitore del 2012, Qunb, startup che lavora sula visualizzazione dei dati, è stata appena comprata per "diversi milioni" dagli inglesi di Ve Interactive.
In generale, confermano le statistiche, gli investitori danno maggiore credito a chi è passato da quel palco. "Sì, credo che sia servito", conferma Antonio Tomarchio, 32 anni, la cui Beintoo è stata la prima e, per ora, ultima italiana a vincere il concorso, nel 2011. "Quel premio ci ha dato una validazione internazionale e ci ha permesso di accelerare nella raccolta di capitali. Era inatteso, ma credo che giudici abbiano visto in noi un modello capace di crescere e un mercato promettente", dice. Previsione che si è rivelata azzeccata. Quest'anno la startup, che offre alle aziende servizi di marketing via smartphone, incasserà 3 milioni di euro, una delle cifre più alte tra le imprese innovative tricolori. E dopo quelle di Milano e Shanghai ha appena aperto una nuova sede a New York, lanciando l'espansione negli Stati Uniti. "Siamo stati tra i pionieri della pubblicità drive to store, quella che porta le persone in negozio", spiega Tomarchio. Sfruttando i dati raccolti dai telefoni intelligenti, e combinandoli con la geolocalizzazione, i marchi possono inviare delle promozioni mirate. Uno degli ultimi a essere saliti a bordo è la catena di abbigliamento Express, 600 punti vendita negli States.
Sull'onda del successo di Beintoo, l'anno successivo, furono addirittura tre le startup italiane in finale. C'era WiMan, un sistema che premette ai negozi di condividere la rete wifi con i clienti. Alleantia, piattaforma che rende connesso ogni dispositivo elettronico. E Intoino, un'interfaccia di programmazione per schede Arduino dedicata a chi non è esperto di informatica. Nessun portabandiera l'anno scorso. Uno a metà quest'anno. Sono proprio i ragazzi di Proxy42, che stanno sviluppando il videogioco in realtà aumentata Father.io. Un obiettivo si collega allo smartphone e trasfeorma ogni angolo della città in uno sparatutto. Ma la nostra delegazione poteva essere più numerosa visto che i settori in cui operano i finalisti sono tra quelli più battuti dalle aziende italiane. L'internet delle cose, per esempio: l'austriaca Noki ha progettato una serratura senza chiave, si apre con lo smartphone. L'e-commerce, in particolare nella moda. E soprattutto le applicazioni di mercato di ricerche scientifiche: l'inglese Crowdemotion offre una tecnologia che riconosce le emozioni nei volti delle persone, la francese Pilo una batteria che si ricarica attraverso il movimento, la svedese Naturalcycles una app anticoncezionale, capace di individuare "in maniera scientifica" i periodi fertili.
"La salute è un settore in cui la tecnologia è ancora poco utilizzata", dice Loic Le Meur. Tra le dodici tendenze che verranno esplorate in questa edizione, secondo l'imprenditore francese, la più interessante è proprio l'interazione del digitale con corpo e cervello. Sul palco, oltre a Berners Lee, la Francia celebrerà alcuni dei suoi imprenditori di successo come Frédéric Mazzella, fondatore del servizio di carpooling Blablacar, o il creatore dell'e-commerce di abbigliamento Vente-privee, Jacques-Antoine Granjon. A loro il compito di catturare "i trend di oggi e le opportunità di domani", come recita lo slogan della manifestazione. Ai giurati quello, ancora più difficile, di scegliere il progetto di impresa che avrà più possibilità di sfondare, tra i 19 in finale. Anche solo esserci arrivati però rende più semplici le cose: per gli sconfitti sarà questa la consolazione.