Startup Stories

In ufficio? Andiamo insieme. Jojob, il car pooling dei pendolari

Il servizio della startup piemontese Jojob, lanciato a ottobre, è stato adottato da trenta grandi aziende. Permette ai colleghi di condividere il viaggio tra casa e lavoro

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ROMA - Era partito insieme ai francesi di Blablacar. Stessa idea nello stesso momento: una piattaforma per condividere con degli sconosciuti i viaggi in automobile, dividendosi i costi. Ma quando ci provi in Italia, racconta il 34enne Gerard Albertengo, le prospettive sono diverse: "Dopo qualche mese loro avevano già un finanziamento da un milione di euro, io ho dovuto aspettare due anni per riceverne 50mila". E così, bruciato sul car pooling di lungo raggio, l'imprenditore 34enne ha deciso di riprovarci con altre distanze, brevi ma quotidiane. Il tragitto che ogni giorno 17 milioni di pendolari italiani percorrono tra casa e lavoro. E che, a condividerlo con un collega, potrebbe diventare un po' più economico e un po' meno noioso.
 
Da ottobre, quando Jojob è stata lanciata, l'offerta di mobilità intelligente ha già convinto una trentina di grandi aziende. Da Brembo a General Motors, da Findomestic a Heineken, da Auchan a Unicoop, società che in Italia impiegano in media tra i 600 e i 700 dipendenti. E pure un piccolo comune come Castelvetro di Modena. In tutto, una platea potenziale di 12mila lavoratori che inserendo sul portale la loro residenza e indicando gli orari di entrata e uscita dall'ufficio vedono comparire una mappa con il nome dei colleghi che fanno un percorso simile. A differenza di Blablacar, non ci si prenota direttamente per un viaggio: "L'obiettivo è diverso, mettere in contatto le persone - spiega Albertengo - fare in modo che l'utente abbia a disposizione una serie di numeri di telefono per chiedere passaggi. Potrà accordarsi per condividere il tragitto ogni giorno, oppure chiamare solo in caso di emergenza". Alla fine, si stabilisce come dividersi il costo della benzina.

Quello che fa l'applicazione, una volta completato il percorso, è certificare la quantità di emissioni di anidride carbonica risparmiate. A spingere le aziende a abbonarsi, spiega Albertengo, oltre all'opportunità di ridurre assenze e ritardi quando i mezzi pubblici vanno in tilt, è anche quella di ridurre la propria impronta ecologica, parte di una strategia di sostenibilità. Per la startup invece cominciare dalle grandi aziende è una strada veloce per raggiungere la massa critica: "Gli accordi con i big creano dei punti densi di utenti, dai quali possiamo estendere il servizio alle altre persone che lavorano in zona", dice il fondatore. Che gira di impresa in impresa per spiegare ai lavoratori il funzionamento del sistema: "L'interesse è alto: dal 20 al 66 per cento dei dipendenti, a seconda dell'azienda, si iscrivono al sito. Non solo giovanissimi, il picco lo raggiungiamo tra i 35 e i 37 anni".

Dati che andranno rivisti tra qualche mese, quando la fase di rodaggio sarà terminata. E anche il modello di business, per la startup ospitata dall'incubatore I3P del Politecnico di Torino, è ancora tutto da mettere messo a punto. "Non vogliamo far pagare gli utenti - spiega Albertengo - ma pensiamo di inserire un sistema di premi e coupon per chi viaggia di più". Al momento però la priorità è portare a bordo almeno cento grandi imprese entro la fine dell'anno, quando sarà lanciata una nuova versione dell'applicazione che permetterà di calcolare e dividere le spese di viaggio. Un finanziamento a sostegno dell'espansione dovrebbe arrivare a breve. Bisogna crescere in fretta: se la Blablacar di turno dovesse lanciarsi sul mercato del car pooling aziendale, sarà decisivo farle trovare un rivale già affermato.