ROMA - Niente occhialoni da nerd e colpi da genio. Lo startupper italiano è cresciuto e oggi ha sulle spalle anche un dottorato o un master, esperienza e praparazione. E' quanto emerge da un'analisi condotta su un campione di oltre 400 startup italiane da Italia Startup, associazione no-profit superpartes che riunisce gli operatori del sistema delle startup innovative. Dalle informazioni raccolte è stato possibile tracciare il profilo dello startupper innovativo nostrano.
L'età e la professionalità. Il fondatore di una nuova azienda innovativa non è più il giovanissimo che realizza la sua idea d'impresa grazie a un colpo di genio ma è un ultraquarantenne (34%) con un passato professionale nel settore di interesse della futura società. Nella fascia d'età 30-49 anni si concentra oltre il 66% dei founder, che hanno una preparazione così solida nel business in cui hanno lavorato da sentire l'impulso di migliorarlo e sapere come fare. "L'immagine dell'imprenditore giovane inesperto e ambizioso è superata" afferma Marco Bicocchi Pichi, presidente dell'associazione. "I nuovi founder hanno una preparazione di alto livello e stanno realizzando progetti di alta specializzazione che potrebbero determinare altri gruppi di impresa specifici. Le grandi aziende dovrebbero guardare con interesse questi nuovi imprenditori".
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Gli studi. Nel 33,5% dei casi i founder hanno studiato a lungo fino a ottenere una laurea di secondo livello, quasi il 33% ha conseguito un master e il 5% ha anche un dottorato (Phd). E l'aggiornamento resta un fattore costitutivo della startup stessa: in circa un terzo delle neo imprese vengono organizzati periodi di formazione interna di oltre 40 ore a dipendente. "In un sistema mutevole come questo bisogna partire da una preparazione e professionalità solide" dice Enrico Gallorini, autore della ricerca "e continuare a investire in aggiornamento e formazione per generare valore".
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Il confronto con gli Stati Uniti. Mettendo a confronto lo startupper italiano con quello statunitense emergono alcune somiglianze ma anche qualche differenza. Anche negli Usa è finita l'era del genietto nel garage. Da quanto emerge da uno studio condotto dalla Kauffman Foundation e basato su interviste a 549 founder americani, il fondatore aveva in genere sui 40 anni, con 6-10 anni di esperienza lavorativa nel settore e nel 60% dei casi i team dei fondatori erano composti da professionisti che avevano già lavorato insieme. E anche le startup di enorme successo (i cosiddetti "unicorni") e orientate al pubblico di massa sono state fondate quando l’imprenditore aveva una trentina d’anni. Queste le similitudini, mentre le differenze stanno nel livello di istruzione. Gli italiani hanno studiato mediamente di più. Fra i founder americani, emerge infatti che solamente il 47% ha proseguito gli studi oltre la laurea di primo livello (Bachelor degree, comunque ottenuta dal 95% del campione), a differenza degli italiani che invece nel 71,6% dei casi ha una laurea magistrale, o ha conseguito un master o dottorati di ricerca (Phd).
L'età e la professionalità. Il fondatore di una nuova azienda innovativa non è più il giovanissimo che realizza la sua idea d'impresa grazie a un colpo di genio ma è un ultraquarantenne (34%) con un passato professionale nel settore di interesse della futura società. Nella fascia d'età 30-49 anni si concentra oltre il 66% dei founder, che hanno una preparazione così solida nel business in cui hanno lavorato da sentire l'impulso di migliorarlo e sapere come fare. "L'immagine dell'imprenditore giovane inesperto e ambizioso è superata" afferma Marco Bicocchi Pichi, presidente dell'associazione. "I nuovi founder hanno una preparazione di alto livello e stanno realizzando progetti di alta specializzazione che potrebbero determinare altri gruppi di impresa specifici. Le grandi aziende dovrebbero guardare con interesse questi nuovi imprenditori".
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Gli studi. Nel 33,5% dei casi i founder hanno studiato a lungo fino a ottenere una laurea di secondo livello, quasi il 33% ha conseguito un master e il 5% ha anche un dottorato (Phd). E l'aggiornamento resta un fattore costitutivo della startup stessa: in circa un terzo delle neo imprese vengono organizzati periodi di formazione interna di oltre 40 ore a dipendente. "In un sistema mutevole come questo bisogna partire da una preparazione e professionalità solide" dice Enrico Gallorini, autore della ricerca "e continuare a investire in aggiornamento e formazione per generare valore".
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Il confronto con gli Stati Uniti. Mettendo a confronto lo startupper italiano con quello statunitense emergono alcune somiglianze ma anche qualche differenza. Anche negli Usa è finita l'era del genietto nel garage. Da quanto emerge da uno studio condotto dalla Kauffman Foundation e basato su interviste a 549 founder americani, il fondatore aveva in genere sui 40 anni, con 6-10 anni di esperienza lavorativa nel settore e nel 60% dei casi i team dei fondatori erano composti da professionisti che avevano già lavorato insieme. E anche le startup di enorme successo (i cosiddetti "unicorni") e orientate al pubblico di massa sono state fondate quando l’imprenditore aveva una trentina d’anni. Queste le similitudini, mentre le differenze stanno nel livello di istruzione. Gli italiani hanno studiato mediamente di più. Fra i founder americani, emerge infatti che solamente il 47% ha proseguito gli studi oltre la laurea di primo livello (Bachelor degree, comunque ottenuta dal 95% del campione), a differenza degli italiani che invece nel 71,6% dei casi ha una laurea magistrale, o ha conseguito un master o dottorati di ricerca (Phd).