Startup Stories

I farmaci italiani per la pelle venduti per 150 milioni di dollari

A Ivrea la startup Creabilis ha sviluppato una nuova tecnologia per diminuire gli effetti collaterali dei trattamenti dermatologici. Cresciuta con i capitali francesi di Sofinnova, ora viene ceduta alla multinazionale Usa Sienna Biopharmaceuticals. Che allargherà i laboratori nel nostro Paese

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ROMA - La società ha sede in Inghilterra, a Kent. Ma il brevetto e il centro di ricerca sono tutti italiani, di Ivrea. E italiani resteranno anche ora che Creabilis, giovane azienda che ha brevettato una nuova tecnologia per i farmaci dermatologici, è stata ceduta all'americana Sienna Biopharmaceuticals. La cifra dell'exit, una di quelle che da queste parti non si sentono spesso: 150 milioni di dollari, anche se condizionati in parte alla futura effettiva commercializzazione dei prodotti nati dal brevetto. Una conferma che la ricerca scientifica italiana, se accompagnata con i giusti capitali verso il mercato, può dare vita ad aziende milionarie.

Ai più attenti infatti la storia di Creabilis non può che ricordare quella di Eos, la molecola anti tumorale che il manager Silvano Spinelli riuscì a condurre fino a una vendita record da 450 milioni, tutt'ora una delle più ricche realizzate in Italia. E di mezzo, in effetti, c'è lo stesso investitore, il fondo venture francese specializzato in tecnologie biomedicali Sofinnova. La differenza è che mentre la tecnologia di Eos era stata a sua volta acquisita all'estero, quella di Creabilis è tutta made in Italy. Ideata da Silvio Traversa, ricercatore che dopo aver lasciato la Serono ha deciso di mettersi in proprio. Sviluppando al parco tecnologico Silvano Fumero di Ivrea e poi brevettando una tecnologia chiamata "Topical by design", in grado di localizzare l'effetto dei farmaci dermatologici a livello della pelle, evitando che entrino in circolo nel sangue e diminuendone così gli effetti collaterali.

''Siamo stati i primi a investire nell'azienda nel 2008", racconta Graziano Seghezzi, partner del fondo francese Sofinnova. Nel capitale sono poi entrati un fondo svizzero e il ramo di investimento della multinazionale del farmaco AbbVie. Questi capitali, come spesso accade stranieri, hanno portato il quartier generale nel Regno Unito, ma nei laboratori di Ivrea il team di cinque ricercatori guidato da Traversa è riuscito a condurre il primo farmaco derivato dalla tecnologia, una cura per il prurito cronico da psoriasi, fino alla sperimentazione sull'uomo, e un secondo contro la dermatite atipica allo stadio appena precedente.

I nuovi proprietari di Sienna Biopharmaceuticals, giovane ma già molto ricca società californiana specializzata in farmaci dermatologici, dovranno ora gestire i costosi successivi passi, la registrazione per entrare in commercio in Europa e negli Stati Uniti. Processo al cui esito è legato anche una parte del pagamento della somma riconosciuta ai soci. La sede inglese di Creabilis verrà chiusa, ma la ricerca rimarrà in Italia, anzi secondo gli accordi dovrebbe essere potenziata. "Questa storia è tipica del biotech: ricerca locale, capitali stranieri e vendita a una grossa azienda internazionale: conferma che l'Italia può produrre startup di successo in questo settore", dice Seghezzi. Una vocazione a cui Sofinnova ha dimpostrato di credere nei fatti, investendo nell'acceleratore biotech BiovelocITA.

@filipposantelli