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Una Nazionale con la forza delle proprie idee

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E così andiamo ai Mondiali. In anticipo, meritatamente, perché l'Italia non ha mai tradito, ha rispettato il copione di favorita, senza illuderci, ma senza mai tirarsi indietro. L'Italia è una squadra nel senso pieno, completo, della parola. Con una qualità media di assoluto livello. Un portiere ancora grandissimo, una difesa supercollaudata, perché è la difesa della Juventus e contro la Repubblica Ceka si è visto anche Ogbonna, un centrocampo in cui convivono il genio di Pirlo, la forza di De Rossi, le geometrie di Montolivo e la gamba di Marchisio. E ha un attacco di assoluto livello, con Balotelli spesso chiamato a fare anche gli straordinari.

Insomma è un'Italia che piace, perché sa cosa vuole, sa cosa fare, sa come si sta in campo, sa come bisogna aspettare e poi colpire un avversario. Insomma, un'Italia attenta, ma non semplicemente cinica, un'italia che rispecchia fedelmente il profilo del suo allenatore. Prandelli anche da calciatore è sempre stato una garanzia, uno da mettere in campo sapendo perfettamente di avere un titolare in più. Anzi, anche più di un titolare. Un dodicesimo uomo deciso ogni volta a guadagnarsi qualcosa di più e dunque mia distratto o svogliato.
Ora si tratta di costruire con un anno di anticipo questo Mondiale in Brasile, che anche come cornice sarà emozionante.

Non c'è dubbio che l'Italia ci arrivi con la forza delle due idee, del suo gioco e la sensazione è che ci sia poco spazio per le sorprese dell'ultima ora. l'Italia ha in tutti reparti esperienza e qualità. C'è però un anno di tempo per capire dove e come si possa crescere ulteriormente. Magari in attacco, dove - per definizione - si possono accompagnare anche gli umori finali. La sensazione è che lì ci sia lo spazio per diventare ancora più grandi, seguendo magari la stagione, il campionato, di due giocatori. Un veterano, un campione senza età, come Totti, che potrebbe davvero rappresentare la variante decisiva, capace di sconvolgere le gerarchie del gruppo ma anche della concorrenza. E poi un giovanissimo, il giovanissimo Insigne che anche dal punto di vista fisico sembra fatto apposta per alzarsi da un ideale panchina e in corsa rappresentare il punto esclamativo di un'Italia che Prandelli ha saputo disegnare con grande attenzione.