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Juve, Roma, Napoli e niente più: campionato scadente

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Ci sono tanti modi per commentare la giornata finale del girone di andata. Non c'è dubbio che le tre di testa abbiano fatto interamente il loro dovere. La Juve, dopo essere andata in svantaggio, non solo ha vinto, ma ha stravinto a Cagliari, centrando il record di undici vittorie consecutive. La Roma non ha dovuto nemmeno faticare, sospirare, per avere ragione del Genoa: piuttosto è giusto sottolineare il capolavoro di Florenzi che ha sbloccato il risultato. E il Napoli? Sembrava che dovesse avere l'impegno più duro, contro la rivelazione del campionato, il Verona, capace di vincere otto partite in casa. E invece il Napoli ha passeggiato contro Mandorlini. Fatto sta che la Juve chiude il girone d'andata con il punteggio straordinario di 52 punti. La Roma con 44, che in altri momenti avrebbe dato il primato in classifica. Il Napoli a 42: classifica assolutamente ragguardevole, che però lascia Benitez a dieci punti dalla vetta.

Insomma, per farla breve, sono sempre più forti gli indizi di un campionato piuttosto scadente dal punto di vista delle qualità complessive, con alcune squadre - quelle di testa - che fanno il bello ed il cattivo tempo. In Italia. Perché in Champions, per essere chiari, la musica è completamente diversa. Al punto che la Juve, sicuramente la più forte ed accreditata rappresentante del calcio italiano, è però fuori dalle sedici migliori. Colpa, è verissimo, di una partita farsa sul ghiaccio di Istanbul ma anche di un cammino generale di sicuro insoddisfacente. Insomma, godiamoci questo girone di ritorno, un campionato che può riservare gol ed emozioni quando sono in campo le grandi, ma chiediamoci anche a che punto è il campionato italiano, il calcio italiano. Con stadi sempre più vuoti, con autentiche assurdità come quelle che continuano a subìre i tifosi del Cagliari, con partite che sono o troppo squilibrate o clamorosamente noiose.

Avete visto Bologna-Lazio di sabato sera? Un esempio di ciò che troppo spesso si vede in Italia, dove i campioni sono sempre di meno, dove i grandi allenatori italiani preferiscono salutare e quelli che sono qui non esitano a far sapere di non vedere l'ora di fare qualche esperienza all'estero. Insomma, chi vuol bene al calcio italiano, farà bene a cominciare a prendere atto di ciò che non va. Solo così si può pensare di poter migliorare.