E' la serie A, sembra la B
Se qualcuno avesse avuto ancora qualche dubbio, gli sarebbe bastato esaminare - con spirito critico e dunque costruttivo - la giornata di campionato dell'ultimo week end. La Fiorentina, quarta forza del campionato, che perde a Cagliari senza praticamente giocare. Tra l'altro in uno stadio ancora desolante per i vuoti in tribuna: un oltraggio ai tifosi del Cagliari di cui però non si interessa più nessuno. E poi il Milan, c'era una volta il Milan, che rischia di affogare contro il Torino e contro le sue stesse incertezze. E il Napoli? Il Napoli che doveva essere una pretendente allo scudetto, finisce per essere travolto a Bergamo. Merito di una bellissima Atalanta e colpa di una serie di orrori individuali che non dovrebbero essere nel repertorio di una delle squadre più forti d'Italia.
E la sera, la sera che succede? La Juve prende a pallonate l'Inter più imbarazzante che si potesse immaginare. Un campionato, verrebbe da dire di serie B, se non fosse offens…
E la sera, la sera che succede? La Juve prende a pallonate l'Inter più imbarazzante che si potesse immaginare. Un campionato, verrebbe da dire di serie B, se non fosse offens…
Se qualcuno avesse avuto ancora qualche dubbio, gli sarebbe bastato esaminare - con spirito critico e dunque costruttivo - la giornata di campionato dell'ultimo week end. La Fiorentina, quarta forza del campionato, che perde a Cagliari senza praticamente giocare. Tra l'altro in uno stadio ancora desolante per i vuoti in tribuna: un oltraggio ai tifosi del Cagliari di cui però non si interessa più nessuno. E poi il Milan, c'era una volta il Milan, che rischia di affogare contro il Torino e contro le sue stesse incertezze. E il Napoli? Il Napoli che doveva essere una pretendente allo scudetto, finisce per essere travolto a Bergamo. Merito di una bellissima Atalanta e colpa di una serie di orrori individuali che non dovrebbero essere nel repertorio di una delle squadre più forti d'Italia.
E la sera, la sera che succede? La Juve prende a pallonate l'Inter più imbarazzante che si potesse immaginare. Un campionato, verrebbe da dire di serie B, se non fosse offensivo per chi gioca nella serie cadetta e magari non ha straordinari mezzi tecnici ma ci mette sempre il cuore, l'impegno, la fatica. Da noi, diciamolo, oltre a vedere un calcio di qualità bassissima si gioca anche a un ritmo imbarazzante. E' per questo che a fenomeni come Pirlo o Totti, alla loro età, basta mantenersi su standard fisici buoni per essere sempre i primi della classe. La loro intelligenza, la loro classe, li porta a giganteggiare, come è giusto che sia. Per chi ha giocato contro Deschamps, Davids, Simeone, Vieira, Emerson, Stankovic, Gattuso, Seedorf, e potremmo andare avanti all'infinito, è un gioco da ragazzi far passare il pallone tra le gambe di chi non ha nè tecnica e nè lo stesso ardore. Troppo critici? E allora pensate alla controprova. In Italia arriva Callejon, che faceva la riserva al Real e diventa un fenomeno. Arriva Gervinho, che faceva la riserva all'Arsenal e sembra il nuovo Garrincha. Torna Kakà, che sembava perso ad altissimi livelli, in Spagna era ormai un comprimario, e si riprende il Milan. Direte, ma questo succede a centrocampo. Macché, basta guardare le difese e accorgersi che a Toni, per fare solo un esempio, non sembra vero giocare contro gente che dieci anni fa si sarebbe accomodata in tribuna senza fiatare. La verità è che tutti i migliori se ne vanno. Succede con Thiago Silva e Cavani, succede con i giovani che appena diventano bravi vengono attratti dalle sirene estere. Così come i nostri migliori allenatori. Da Spalletti a Mancini, da Ancelotti a Capello, la strada porta dove il pallone si fa ad alti livelli.
Il nostro è un cacio autoreferente, per cui ci sembra che Lamela sia - e forse lo è - un femoneno, ma come va all'estero fa giustamente fatica. In cui Jovetic è una sorta di Maradona, ma se va Inghilterra si mette chiaramente in fila. E non è un caso che tutti quelli che vanno all'estero poi pensino subito a come fare per tornare. Vedrete che Osvaldo, un ottimo attaccante, qui da noi tornerà a fare gol a grappoli, dopo la lunga astinenza inglese. Non siamo più competitivi, è un campionato di scarsissimo profilo, eppure i nostri dirigenti sono lì soltanto a litigare su come dividersi i soldi delle tv, invece - e toccherebbe alla Lega - di convocare un vertice, anzi no una riunione aperta a tutti, per capire dove va il nostro calcio e come si può pensare di restituire alla gente un calcio di livello. Noi ormai non siamo più capaci di offrire una misura, finendo anche per creare un danno a chi, come la Juve, avrebbe bisogno oltre alla Roma di avversari più competitivi. Per questo i bianconeri, che in Italia sono un rullo compressore, poi vanno fuori dai confini e finiscono fuori dalla Champions League. Non siamo più in grado di valutare l'effettiva forza del nostro campionato. E c'è addirittura chi è felice di poter dire: sì, però, abbiamo quattro squadre in Europa League e vedrete che stavolta la vinciamo. La serie B d'Europa.
E la sera, la sera che succede? La Juve prende a pallonate l'Inter più imbarazzante che si potesse immaginare. Un campionato, verrebbe da dire di serie B, se non fosse offensivo per chi gioca nella serie cadetta e magari non ha straordinari mezzi tecnici ma ci mette sempre il cuore, l'impegno, la fatica. Da noi, diciamolo, oltre a vedere un calcio di qualità bassissima si gioca anche a un ritmo imbarazzante. E' per questo che a fenomeni come Pirlo o Totti, alla loro età, basta mantenersi su standard fisici buoni per essere sempre i primi della classe. La loro intelligenza, la loro classe, li porta a giganteggiare, come è giusto che sia. Per chi ha giocato contro Deschamps, Davids, Simeone, Vieira, Emerson, Stankovic, Gattuso, Seedorf, e potremmo andare avanti all'infinito, è un gioco da ragazzi far passare il pallone tra le gambe di chi non ha nè tecnica e nè lo stesso ardore. Troppo critici? E allora pensate alla controprova. In Italia arriva Callejon, che faceva la riserva al Real e diventa un fenomeno. Arriva Gervinho, che faceva la riserva all'Arsenal e sembra il nuovo Garrincha. Torna Kakà, che sembava perso ad altissimi livelli, in Spagna era ormai un comprimario, e si riprende il Milan. Direte, ma questo succede a centrocampo. Macché, basta guardare le difese e accorgersi che a Toni, per fare solo un esempio, non sembra vero giocare contro gente che dieci anni fa si sarebbe accomodata in tribuna senza fiatare. La verità è che tutti i migliori se ne vanno. Succede con Thiago Silva e Cavani, succede con i giovani che appena diventano bravi vengono attratti dalle sirene estere. Così come i nostri migliori allenatori. Da Spalletti a Mancini, da Ancelotti a Capello, la strada porta dove il pallone si fa ad alti livelli.
Il nostro è un cacio autoreferente, per cui ci sembra che Lamela sia - e forse lo è - un femoneno, ma come va all'estero fa giustamente fatica. In cui Jovetic è una sorta di Maradona, ma se va Inghilterra si mette chiaramente in fila. E non è un caso che tutti quelli che vanno all'estero poi pensino subito a come fare per tornare. Vedrete che Osvaldo, un ottimo attaccante, qui da noi tornerà a fare gol a grappoli, dopo la lunga astinenza inglese. Non siamo più competitivi, è un campionato di scarsissimo profilo, eppure i nostri dirigenti sono lì soltanto a litigare su come dividersi i soldi delle tv, invece - e toccherebbe alla Lega - di convocare un vertice, anzi no una riunione aperta a tutti, per capire dove va il nostro calcio e come si può pensare di restituire alla gente un calcio di livello. Noi ormai non siamo più capaci di offrire una misura, finendo anche per creare un danno a chi, come la Juve, avrebbe bisogno oltre alla Roma di avversari più competitivi. Per questo i bianconeri, che in Italia sono un rullo compressore, poi vanno fuori dai confini e finiscono fuori dalla Champions League. Non siamo più in grado di valutare l'effettiva forza del nostro campionato. E c'è addirittura chi è felice di poter dire: sì, però, abbiamo quattro squadre in Europa League e vedrete che stavolta la vinciamo. La serie B d'Europa.