Tackle

E ora per nove giornate di cosa parliamo...

1 minuti di lettura
E così il campionato italiano ha certificato la sua mancanza di brividi. Abbiamo una squadra che, a meno di clamorosi imprevisti, sarà Campione d'Italia con nove giornate di anticipo. La Juve ha infatti vinto anche a Catania, mantenendo il suo abissale vantaggio sulla seconda. Abbiamo appunto una seconda in classifica, la Roma, che - a meno di clamorosi imprevisti - si è guadagnata la Champions League diretta con nove giornate di anticipo, E abbiamo una terza squadra, il Napoli che - a meno di clamorosi imprevisti - sa già che dovrà fare i preliminari con nove giornate di anticipo. Insomma, il campionato è - a meno di clamorosi imprevisti - deciso ad alti livelli. E, come dice anche Fabio Capello, non è "allenante" per le squadre di vertice. Ce ne accorgiamo, anche se molti fanno finta che non è così, guardando un campionato sempre meno qualitativo, con partite che qualche anno fa non sarebbero state appetibili neppure per un campionato di serie B. E' da qui, da questa considerazione, che bisognerebbe partire per capire come mai l'Italia non è rappresentata tra le migliori otto di Champions e la migliore formazione del nostro campionato è l'unica rappresentante dell'Europa League, in cui dovrà vedersela con la quinta squadra del campionato francese. Dovrebbero preoccuparsene i nostri dirigenti, invece impegnati in sterili beghe da cortile.

Insomma il campionato italiano ha toccato forse il suo punto più basso, con stranieri che se ne vanno, altri che non perdono occasione per dire e dirci che sognano di andare a misurarsi con i grandi campionati europei. Un po' quello che dicono, con maggiore diplomazia, i nostri allenatori di riferimento. Quelli che pensano al calcio italiano semplicemente come il trampolino di lancio per altre avventure. Un calcio, insomma, in piena difficoltà, con una classe dirigente che non si preoccupa di guardare al di là dell'immediato. C'erano una volta le squadre del campionato italiano che facevano scuola. che attiravano i grandi interpreti a livello internazionale, in stadi pieni e con un seguito di entusiasmo pazzesco. A chi assisteva alla partita, al pareggio, tra Lazio e Milan dev'essere davvero sceso un velo di malinconia. Era una volta una partita di vertice: te le ricordi le sfide tra Mancini e Boban, tra Vieri e Sheva? In fondo, per tornare quei tempi, a quel festival di emozioni e campioni, sarebbe bastato cambiare canale. E gustarsi Real Madrid-Barcellona. Che gol. E che fenomeni...