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Serata drammatica che non si deve archiviare

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Non è stata, non poteva essere, la partita che tutti aspettavano. E' finita con la vittoria del Napoli,  ma purtroppo non sarà di questo che si parlerà nei prossimi giorni. Si parlerà di ciò che è successo per le strade di Roma e delle drammatiche notizie che si sono rincorse in una terribile notte italiana. Non una notte di calcio italiano, ma una notte italiana, con tutto il suo malessere sociale. Gli spari, una pazzesca colonna sonora, ma anche un passante aggredito e ricoverato con un trauma cranico, le urla, gli scontri. L'immagine devastata del nostro quotidiano, della nostra vita impaurita, di un'incertezza che ti aggredisce ad ogni angolo di strada, e non conta se sei diretto o no ad uno stadio. E' un esercizio ozioso e irriverente ricordare quante precauzioni siano state prese lo scorso anno, per la finale tra Lazio e Roma. Continui vertici, uno stato d'allarme dichiarato e culminato con la decisione di non giocare di sera: perchè, così si diceva,  non bisognava dare vantaggi ai violenti. E' passato un anno e, non c'entrano niente i chiarori di un tramonto non ancora annunciato - e gli allarmi saranno stati più silenziosi e discreti - ma stavolta è successo davvero di tutto. Per le strade di Roma, della Capitale: bastava essere lì, davanti alla tv, per percepire l'angoscia e il dolore per un sabato sera che dall'Olimpico si è trasferito in un ospedale. Tutti lì, con la testa ed il cuore, altro che una partita, e che partita, di calcio.

Altre volte è successo. E' successo a chi ha vissuto di calcio. Tragedie fuori e dentro gli stadi, partite scivolate via senza un perchè. Ma stavolta è stato diverso, perchè in qualche modo è successo qualcosa di irripetibile. In tribuna, stavolta, non c'era solo il mondo del calcio, lo sport, ma c'era anche lo Stato. C'era il Presidente del Senato in rappresentanza del Presidente della Repubblica. C'era il nostro Premier, c'erano le famiglie italiane, tante volte invocate ed evocate. Erano lì, con la signora Renzi e i suoi figli. C'erano le massime cariche delle forze dell'ordine, c'era una tribuna autorità che guardava, guardava, e guardava il capitano del Napoli teso e confuso sotto una curva. Mentre piovevano petardi e fumogeni. E lì sotto un fuggi fuggi, con un vigile del fuoco piegato sulle ginocchia.

E' stata una serata pazzesca, prima che si cominciasse a giocare, e qualcuno - non i tifosi, così silenziosi - si dimenticasse di ciò che era appena successo: eccolo lì, con la mascella indurita, il pugno chiuso, in un impeto di rabbia calcistica. Fuori contesto, perchè di calcistico c'è stato poco, pochissimo. C'era piuttosto l'Italia ad assistere a cosa succede in una terribile, inaccettabile, serata italiana. Un sola cosa. Stavolta nessuno potrà far finta di nulla, pensare di poter liquidare, archiviare,  la serata di Coppa Italia. Già, Coppa Italia: anche nel nome - solenne nel rappresentare un Paese e le sue fragilità - c'è tutto quello di cui semplicemente dovremmo, dovremo e dovranno tutti prendere atto. Per fare in modo che non succeda mai più. Ma davvero: mai più.