Tackle

Forza Italia, ma quanti dubbi....

2 minuti di lettura
Premessa numero uno: siamo già qui con la bandiera in mano, la birra in frigo e sulla pizza margherita, con pomodoro e mozzarella, metteremo una foglia di basilico. Perché tutto sia in tema, tutto sia tricolore. Premessa numero due: sarebbe solo pazzesco pensare di saperne più di Prandelli, che è un ottimo allenatore, con un curriculum di altissimo profilo; è una persona seria, che non si lascia condizionare minimamente da clan o correnti di pensiero; ha tutti gli strumenti in mano, dai test atletici alla possibilità di guardare negli occhi i giocatori, per decidere nel migliore dei modi. Insomma, l'intenzione è solo quella di parlare di calcio, convinti che - se fossimo lì, o avremmo la possibilità di avvicinarci al bunker azzurro alla vigilia - Prandelli ci spiegherebbe le sue scelte e ci convincerebbe probabilmente in un lampo della bontà della strategia. Ecco, ma visto che si parla di calcio - e convinti che nei singoli l'Italia sia superiore, e di parecchio, all'Inghilterra - ci son o alcune cose che personalmente non ci convincono o - meglio ancora - ci piacerebbe appunto chiedere in anticipo a Prandelli per essere rassicurati.

La sensazione, ad esempio, è che l'Italia arrivi a questa partita un po' lunga, nel senso con alcune decisioni che potevano essere prese con largo anticipo. A centrocampo, per dirne una. E' vero, verissimo, che l'infortunio di Montolivo ha sconvolto i piani, ma che Verratti fosse lì, almeno come possibile soluzione alternativa, era chiaro da un anno. Viene allora da chiedersi - viene da chiedersi a chi evidentemente non conosce una risposta che sicuramente ci sarà - perché Verratti non è stato mai concretamente provato in tutta la fase di avvicinamento. In alcune occasioni,  c'era l'opportunità di testarlo come vice-Pirlo, in altre come partner di Pirlo. Non è successa nè l'una e nè l'altra cosa.

La seconda domanda che ci piacerebbe fare a Prandelli, per essere rassicurati in questa vigilia, è perché non ha deciso di partire - in una situazione oggettivamente complicata - dalle poche certezze che ha offerto il campionato: in particolare la difesa a tre della Juve. Stasera giocheremmo con il solo bianconero Barzagli lì in mezzo, in coppia con Paletta, che è forte, ma all'apparenza un po' fragile (il termine è volutamente in antitesi con la sua immagine) nell'uno contro uno. Ecco, chiederemmo a Prandelli, perché non partire dalla fondamenta, cioè dal trio Barzagli-Bonucci-Chellini? E perché, "rinnegando" la difesa a tre della Juve, bisogna arrivare a sistemare alcuni giocatori in ruoli non propri? Non diciamo che giocheranno fuori ruolo, ma sicuramente in ruoli non propri. Non è più un esterno Chiellini, non è un esterno Marchisio, non è abituato al doppio player (addirittura triplo considerando De Rossi e Verratti)  Pirlo. E poi Balotelli. Certo, è l'occasione giusta perché torni SuperMario e, come augurio, abbiamo già sistemato accanto alla tv la foto con la sua esultanza di due anni fa: l'urlo di gioia, che accompagnò quella splendida rete alla Germania. Ma anche qui, chiederemmo sommessamente a Prandelli: davvero non sarebbe stato il caso di dargli un'assistenza con Immobile, o meglio ancora allargare i sospiri con Insigne, più ancora che con Cerci o Cassano? Insomma, sono i pensieri affollati della vigilia di cui non parla nessuno, perché questo è il tempo della retorica e della speranza.

Ma come ci piacerebbe essere lì, nel ritiro, a farci spiegare da Prandelli perché sono tutte riflessioni sbagliate. Per farci rassicurare, in attesa di tirar fuori la birra e sfornare la pizza. Sono ore, minuti, che sembrano secoli. Poi, al fischio d'inizio, smetteremo di parlare di calcio - "pensare" calcio - per tifare soltanto. Dai, Italia.