E così ha vinto Tavecchio, che è il nuovo presidente della Figc. Non è dunque bastato il coro che si è levato dopo le sue inaccettabili dichiarazioni, e non è servito che l'opinione pubblica - in molti sondaggi - si esprimesse per una soluzione drastica, il commissariamento. Ha vinto invece Tavecchio, che si è giovato di sponsor importanti. Ecco, gli sponsor importanti, soprattutto tra i presidenti di club, tra molti presidenti di club, quelli più influenti in Lega. Ed è questo il vero nodo della questione, ancora più importante delle polemiche che hanno accompagnato la votazione. Ce la farà Tavecchio ad assolvere il compito che, all'unanimità, è stato ritenuto il più urgente? Sì, perché tra tante correnti di pensiero, tra tanti pensieri in libertà, su una cosa veramente tutti si sono trovati d'accordo. La Federazione deve tornare ad essere centrale e per questo deve svincolarsi, fare da contrappeso, alla Lega, che rispecchia gli interessi personali dei club.
E' questo il primo, e forse unico, punto del programma del nuovo presidente federale, chiamato - come ha detto il presidente Malagò - a dimostrare di "non avere cambiali da pagare". Già, perché non c'è dubbio che la Lega sia tesa al raggiungimento del massimo profitto, al conseguimento - anche legittimo - dei propri interessi, Diverso, completamente diverso, il compito che deve avere una Federazione forte, capace di dettare linee strategiche decise e non sempre gradite ai club. Pensate soltanto alla polemica che accompagnò la decisione del presidente Abete di limitare non il numero degli stranieri ma degli extracomunitari. Una decisione in contrasto con gli interessi delle società. Bastò questo, ad Abete, per sentirsi "sgradito" dai dirigenti di club, che addirittura decisero di non invitarlo al varo dei calendari. Un esempio, solo un esempio, per dire che Tavecchio ha innanzitutto il compito di mostrarsi indifferente alle pressioni dei presidenti. Ce la farà? Riuscirà a dimostrarsi indipendente, a costo di entrare magari in conflitto proprio con chi ha spinto tanto per consegnargli la poltrona più ambita del movimento calcistico? Non resta che aspettare. Aspettare poco. Perché il calcio ha bisogno di riforme urgenti, di ripartire al più presto e i primi nodi verranno presti al pettine. E allora sapremo se questa elezione può essere un momento di ripartenza o avrà significato, come molti temono e nessuno auspica, solo un'ulteriore perdita di tempo.
E' questo il primo, e forse unico, punto del programma del nuovo presidente federale, chiamato - come ha detto il presidente Malagò - a dimostrare di "non avere cambiali da pagare". Già, perché non c'è dubbio che la Lega sia tesa al raggiungimento del massimo profitto, al conseguimento - anche legittimo - dei propri interessi, Diverso, completamente diverso, il compito che deve avere una Federazione forte, capace di dettare linee strategiche decise e non sempre gradite ai club. Pensate soltanto alla polemica che accompagnò la decisione del presidente Abete di limitare non il numero degli stranieri ma degli extracomunitari. Una decisione in contrasto con gli interessi delle società. Bastò questo, ad Abete, per sentirsi "sgradito" dai dirigenti di club, che addirittura decisero di non invitarlo al varo dei calendari. Un esempio, solo un esempio, per dire che Tavecchio ha innanzitutto il compito di mostrarsi indifferente alle pressioni dei presidenti. Ce la farà? Riuscirà a dimostrarsi indipendente, a costo di entrare magari in conflitto proprio con chi ha spinto tanto per consegnargli la poltrona più ambita del movimento calcistico? Non resta che aspettare. Aspettare poco. Perché il calcio ha bisogno di riforme urgenti, di ripartire al più presto e i primi nodi verranno presti al pettine. E allora sapremo se questa elezione può essere un momento di ripartenza o avrà significato, come molti temono e nessuno auspica, solo un'ulteriore perdita di tempo.