Dice Conte che in Italia non c'è voglia di faticare. Sarà anche vero, ma con chi te la prendi? Una buona base produttiva dipende sempre da un'ottima classe dirigente, che fissa l'obiettivo, indica la strada attraverso l'esempio, fa crescere - insieme alle motivazioni - il senso dell'appartenenza e della competizione. In Italia, diciamocelo chiaramente, la nostra classe dirigente del calcio ha pensato solo o soprattutto ai soldi. Volete un esempio? Volete nove esempi? Eccola, la prova del nove..
1) Giusto o sbagliato che sia il calcio italiano da giorni parla solo dei soldi che avrà dal CONI. Minacciando, silenziosamente, di bloccare i campionati minori, di non pagare più gli arbitri che per due lire - anzi, no, per pochi euro - vanno a dirigere partite nei vari angoli delle città. Nessuno però ha pensato, ad esempio nell'ultima spedizione mondiale, di capire se tante spese fossero veramente indispensabili. Si taglia alla maggioranza silenziosa, non alla minoranza rumorosa.
2) Non ce ne vorrà Conte, ma al momento del suo ingaggio non abbiamo sentito parlare di garanzie sugli stages. Magari sarà anche successo nelle segrete stanze. Ma pubblicamente si è parlato di soldi, solo di soldi. Quattro milioni di euro netti, grazie all'intervento dello sponsor. Pensate che spot sarebbe stato un discorso al contrario: il ct ha accettato un milione di euro l'anno ma ha preteso di poter incontrare i giocatori per tre giorni una volta al mese, perché vuole programmare un grande europeo. Non sarebbe stato dirompente?
3) Conte dice che non c'è voglia di faticare. E' possibile, ma quando in estate si va in giro per il mondo con il solo scopo di guadagnare più soldi, bisognerebbe porsi il dubbio: ma è meglio trascinare i calciatori su e giù per gli aerei o tenerli in ritiro a faticare? Prevale la logica dei soldi, non della fatica. E non c'entrano i calciatori.
4) I nostri dirigenti di club da tempo parlano tra loro solo di diritti tv. Come si possono incassare più soldi, chi garantisce più soldi, dove è meglio giocare per avere più soldi. Ricordate addirittura la querelle per la Supercoppa tra Juve e Lazio? Fu detto: giochiamo a Pechino, in capo al mondo, a Torino, a Roma, l'importante è che arrivino più soldi. Con buona pace dei tifosi.
5) Si discute solo di soldi e non fa nulla che si giochi di notte al gelo, a meno dieci, oppure che un abbonato finisca per scoprire che non può andare allo stadio - esercitando un suo diritto già pagato - perché all'ultimo momento la sua partita finisce in programma il sabato, il lunedì, o a mezzogiorno. L'importante è che arrivino soldi, sempre più soldi.
6) Direte: vabbè, ma come è stato promesso, i soldi per questi disagi allo stadio - derivanti dalle esigenze tv - finiranno per far diminuire i prezzi dei biglietti. E invece no: riecco la voglia di pensare solo ai soldi. Partite con posti popolari a cinquanta euro. L'Italia è in recessione, aleggia la parola deflazione, ma solo negli stadi i prezzi aumentano, continuano ad aumentare. Soldi, soldi, soldi.
7) Già, gli stadi. Uno pensa: servono perché nel frattempo si cerca di far crescere lo spettacolo. Invece no. Anche qui parliamoci chiaro: gli stadi, o la costruzione di nuovi stadi, sono modi per fare soldi. L'obiezione è immediata: ma se le società avranno più soldi, aumenterà lo spettacolo. Sì, certo, come le società hanno pensato di abbassare i prezzi dei biglietti quando hanno avuto gli introiti tv.
8) Già, perché i buoni giocatori che arrivano in Italia sono solo o soprattutto un modo per fare soldi. Perché se vanno male ce li teniamo a vita, ma se vanno bene, quasi sempre finiscono per andarsene dopo un anno. Una bella plusvalenza e via.. altri soldi da incassare. E chisseneimporta se i tifosi pensavano di aver finalmente trovato un beniamino.
9) Pensando ai soldi, abbiamo abbandonato, dimenticato, o trascurato la cultura dei vivai e la voglia di investire sui nostri giovani, che possono rappresentare un investimento ma in partenza rappresentano un costo. Si movimentano più soldi, e più velocemente, andando all'estero per prendere uno straniero. O comunque, a tutti i livelli, si fa prima a imporre uno straniero. Conte ha mille ragioni, ma facciamo un esempio, solo un esempio. La coppia d'attaccanti che ha affrontato la Croazia - Zaza e Immobile - era a 'disposizione' di Conte allenatore della Juve, erano due giocatori in pratica juventini. Non risulta che sia stato fatto molto, o anche poco, per portarli in bianconero.
Insomma, ci sarà anche poca voglia di faticare. Ma il problema è un altro: che il calcio italiano ha smesso di avere idee, di pensare e concentrarsi sul prodotto, di andare incontro alle esigenze e alle aspettative del pubblico, per pensare ai soldi, soltanto ai soldi. E, paradossalmente, questo calcio è anche in piena crisi economica, con club sull'orlo del dissesto finanziario. Non sarà che - fatica a parte, perché nulla si ottiene senza fatica - la responsabilità di tutto questo è anche da qualche altra parte?
1) Giusto o sbagliato che sia il calcio italiano da giorni parla solo dei soldi che avrà dal CONI. Minacciando, silenziosamente, di bloccare i campionati minori, di non pagare più gli arbitri che per due lire - anzi, no, per pochi euro - vanno a dirigere partite nei vari angoli delle città. Nessuno però ha pensato, ad esempio nell'ultima spedizione mondiale, di capire se tante spese fossero veramente indispensabili. Si taglia alla maggioranza silenziosa, non alla minoranza rumorosa.
2) Non ce ne vorrà Conte, ma al momento del suo ingaggio non abbiamo sentito parlare di garanzie sugli stages. Magari sarà anche successo nelle segrete stanze. Ma pubblicamente si è parlato di soldi, solo di soldi. Quattro milioni di euro netti, grazie all'intervento dello sponsor. Pensate che spot sarebbe stato un discorso al contrario: il ct ha accettato un milione di euro l'anno ma ha preteso di poter incontrare i giocatori per tre giorni una volta al mese, perché vuole programmare un grande europeo. Non sarebbe stato dirompente?
3) Conte dice che non c'è voglia di faticare. E' possibile, ma quando in estate si va in giro per il mondo con il solo scopo di guadagnare più soldi, bisognerebbe porsi il dubbio: ma è meglio trascinare i calciatori su e giù per gli aerei o tenerli in ritiro a faticare? Prevale la logica dei soldi, non della fatica. E non c'entrano i calciatori.
4) I nostri dirigenti di club da tempo parlano tra loro solo di diritti tv. Come si possono incassare più soldi, chi garantisce più soldi, dove è meglio giocare per avere più soldi. Ricordate addirittura la querelle per la Supercoppa tra Juve e Lazio? Fu detto: giochiamo a Pechino, in capo al mondo, a Torino, a Roma, l'importante è che arrivino più soldi. Con buona pace dei tifosi.
5) Si discute solo di soldi e non fa nulla che si giochi di notte al gelo, a meno dieci, oppure che un abbonato finisca per scoprire che non può andare allo stadio - esercitando un suo diritto già pagato - perché all'ultimo momento la sua partita finisce in programma il sabato, il lunedì, o a mezzogiorno. L'importante è che arrivino soldi, sempre più soldi.
6) Direte: vabbè, ma come è stato promesso, i soldi per questi disagi allo stadio - derivanti dalle esigenze tv - finiranno per far diminuire i prezzi dei biglietti. E invece no: riecco la voglia di pensare solo ai soldi. Partite con posti popolari a cinquanta euro. L'Italia è in recessione, aleggia la parola deflazione, ma solo negli stadi i prezzi aumentano, continuano ad aumentare. Soldi, soldi, soldi.
7) Già, gli stadi. Uno pensa: servono perché nel frattempo si cerca di far crescere lo spettacolo. Invece no. Anche qui parliamoci chiaro: gli stadi, o la costruzione di nuovi stadi, sono modi per fare soldi. L'obiezione è immediata: ma se le società avranno più soldi, aumenterà lo spettacolo. Sì, certo, come le società hanno pensato di abbassare i prezzi dei biglietti quando hanno avuto gli introiti tv.
8) Già, perché i buoni giocatori che arrivano in Italia sono solo o soprattutto un modo per fare soldi. Perché se vanno male ce li teniamo a vita, ma se vanno bene, quasi sempre finiscono per andarsene dopo un anno. Una bella plusvalenza e via.. altri soldi da incassare. E chisseneimporta se i tifosi pensavano di aver finalmente trovato un beniamino.
9) Pensando ai soldi, abbiamo abbandonato, dimenticato, o trascurato la cultura dei vivai e la voglia di investire sui nostri giovani, che possono rappresentare un investimento ma in partenza rappresentano un costo. Si movimentano più soldi, e più velocemente, andando all'estero per prendere uno straniero. O comunque, a tutti i livelli, si fa prima a imporre uno straniero. Conte ha mille ragioni, ma facciamo un esempio, solo un esempio. La coppia d'attaccanti che ha affrontato la Croazia - Zaza e Immobile - era a 'disposizione' di Conte allenatore della Juve, erano due giocatori in pratica juventini. Non risulta che sia stato fatto molto, o anche poco, per portarli in bianconero.
Insomma, ci sarà anche poca voglia di faticare. Ma il problema è un altro: che il calcio italiano ha smesso di avere idee, di pensare e concentrarsi sul prodotto, di andare incontro alle esigenze e alle aspettative del pubblico, per pensare ai soldi, soltanto ai soldi. E, paradossalmente, questo calcio è anche in piena crisi economica, con club sull'orlo del dissesto finanziario. Non sarà che - fatica a parte, perché nulla si ottiene senza fatica - la responsabilità di tutto questo è anche da qualche altra parte?