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Rivoluzioni a Milano

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Da una parte c'è la città di Torino, con la Juve che va incontro alla semifinale di Coppa Italia e ai quarti di Champions, per rendere stratosferica la sua stagione e la squadra di Ventura che dimostra tutta la sua correttezza, andando a giocare e vincere a Bergamo, senza mollare di intensità e di carattere. Da un'altra parte c'è la città di Roma, che si gioca i posti Champions, con la reazione d'orgoglio di Garcia e la splendida serie della Lazio. E da una parte ancora c'è la città di Milano, che si gode il successo rossonero per una Pasqua almeno di serenità e l'Inter che - fermata dal Parma e strapazzata da Mancini - si appresta a una domenica di lavoro. In campo, tutti in campo, alle 8.30 perché bisogna dare un segnale.

E il segnale di Mancini è stato ancora più chiaro: a fine anno sarà rivoluzione. Tecnica. Mentre sulla sponda rossonera si attende una rivoluzione addirittu…
Da una parte c'è la città di Torino, con la Juve che va incontro alla semifinale di Coppa Italia e ai quarti di Champions, per rendere stratosferica la sua stagione e la squadra di Ventura che dimostra tutta la sua correttezza, andando a giocare e vincere a Bergamo, senza mollare di intensità e di carattere. Da un'altra parte c'è la città di Roma, che si gioca i posti Champions, con la reazione d'orgoglio di Garcia e la splendida serie della Lazio. E da una parte ancora c'è la città di Milano, che si gode il successo rossonero per una Pasqua almeno di serenità e l'Inter che - fermata dal Parma e strapazzata da Mancini - si appresta a una domenica di lavoro. In campo, tutti in campo, alle 8.30 perché bisogna dare un segnale.

E il segnale di Mancini è stato ancora più chiaro: a fine anno sarà rivoluzione. Tecnica. Mentre sulla sponda rossonera si attende una rivoluzione addirittura ancora più completa. Arriveranno i nuovi investitori asiatici? Così dicono in molti, ma è chiaro che se così non fosse, bisognerebbe tornare a investire. Pesantemente, perché i tifosi chiedono comunque un cambio di marcia. Insomma, qualsiasi sia il punto di vista, non c'è dubbio che la città di Milano sarà protagonista, grande protagonista, a livello di titoli di giornali. La notizia è questa: i prossimi mesi saranno all'insegna di Milano, che farà la rivoluzione tecnica, annunciata da Mancini, e non solo. L'Inter ha già cambiato proprietà, confermerà l'allenatore, stravolgerà la squadra. Il Milan potrebbe fare altrettanto a livello dirigenziale, ma di sicuro farà altrettanto a livello tecnico.

D'altronde ci si interroga molto sul calcio italiano. Sulla stagione in chiaroscuro della Roma - molte più le ombre delle luci - sulla stagione a due velocità del Napoli - malissimo in campionato e bene nelle Coppe -  ma la vera, grande, anomalia è tutta nel difficile momento di Milano. Di una città che ha sempre rappresentato un punto di riferimento, un approdo di grandi giocatori, di grandi allenatori - da Sacchi a Mourinho, passando per Ancelotti e tanti altri - una fabbrica di idee e di progetti calcistici. Ora il quadro è cambiato. La Juve ha addirittura tre obiettivi, come la Fiorentina e malgrado tutto il Napoli; ne ha due la Lazio; vuol difendere il secondo posto la Roma. Solo Milano è lì, con grandi nostalgie e senza grandi motivazioni. Se non una: avviare il cambiamento? No, preparare la rivoluzione. Come è rivoluzionario vedere una squadra in campo, di Pasqua, alle 8.30 di mattina. Anni fa - cinque anni fa, quando il nerazzurro trionfava in Italia e in Europa -  l'avreste mai pensato, immaginato, che sarebbe un giorno toccato all'Inter?