E così sabato sera ci sarà la sfida tra la prima e la seconda della classifica. Certo, il distacco è notevole, ma il confronto tra Juve e Lazio - perché è di questo che stiamo parlando - è la fotografia sincera di quanto (di bello) sta offrendo la stagione. Già, non solo il campionato: perché Allegri e Pioli già sanno che si affronteranno una terza volta, nella finale di Coppa Italia. Tra due squadre che stanno onorando al meglio tutti i loro impegni. Su tre fronti la Juve, che sta viaggiando verso il quarto scudetto consecutivo, è nei quarti di Champions e appunto in finale di Coppa Italia. Aveva due soli obiettivi la Lazio, per quest'anno fuori dall'Europa: ma questi due obiettivi, campionato e Coppa Italia, sono stati onorati al massimo.
Di sicuro dietro i successi dei due club ci sono società che pur muovendosi su strade completamente opposte hanno comunque centrato e valorizzato tutti gli acquisti. La Juve non ha sbagliato un colpo, da Pereyra a Morata. La Lazio non ha sbagliato un colpo, da Basta a De Vrij. Poi, come detto, ci sono due squadre che - anche qui su percorsi diversi - stanno dimostrando grande applicazione, disponibilità, capacità di esaltare anche le individualità. Nella Juve, come detto, oltre ai soliti big a cominciare da Tevez, è l'anno di Morata. Nella Lazio, oltre ai soliti big, a cominciare da Klose, è l'anno di Felipe Anderson. Ma se, a modo loro, litigando anche per motivi di politica sportiva, i dirigenti sono da elogiare e le squadre da applaudire, non c'è dubbio che agli allenatori vada un merito assolutamente speciale. Si è detto tante volte per Allegri, che ha saputo raccogliere l'eredità di Conte, arricchendo addirittura il patrimonio bianconero. Fino ad ora si è parlato forse meno di Pioli che però ha, anche lui, meriti eccezionali. Anche lui, come Allegri, era stato accolto con un pizzico di prudenza, ma ha saputo convincere l'ambiente e la squadra con i suoi modi garbati e autorevoli, con il suo piglio in campo e l'eleganza nelle interviste.
La Lazio ha effettuato il sorpasso sulla Roma e, non c'è il minimo dubbio, che grande sia il merito di un allenatore - appunto Pioli - capace di coniugare risultati straordinari e gioco spumeggiante. Con una squadra che si integra perfettamente tra giovani e meno giovani, tra gente concreta e giocatori di qualità. Con una squadra che ha distribuito i quattro gol all'Empoli tra tutti e quattro i giocatori d'attacco: Mauri, Klose, Candreva, Felipe Anderson. Non è anche questo un metro per giudicare una squadra che sa sempre cosa fare e, soprattutto, sa valorizzare tutte le sue risorse? E non è questo che deve soprattutto fare un bravo, un ottimo, allenatore?
Di sicuro dietro i successi dei due club ci sono società che pur muovendosi su strade completamente opposte hanno comunque centrato e valorizzato tutti gli acquisti. La Juve non ha sbagliato un colpo, da Pereyra a Morata. La Lazio non ha sbagliato un colpo, da Basta a De Vrij. Poi, come detto, ci sono due squadre che - anche qui su percorsi diversi - stanno dimostrando grande applicazione, disponibilità, capacità di esaltare anche le individualità. Nella Juve, come detto, oltre ai soliti big a cominciare da Tevez, è l'anno di Morata. Nella Lazio, oltre ai soliti big, a cominciare da Klose, è l'anno di Felipe Anderson. Ma se, a modo loro, litigando anche per motivi di politica sportiva, i dirigenti sono da elogiare e le squadre da applaudire, non c'è dubbio che agli allenatori vada un merito assolutamente speciale. Si è detto tante volte per Allegri, che ha saputo raccogliere l'eredità di Conte, arricchendo addirittura il patrimonio bianconero. Fino ad ora si è parlato forse meno di Pioli che però ha, anche lui, meriti eccezionali. Anche lui, come Allegri, era stato accolto con un pizzico di prudenza, ma ha saputo convincere l'ambiente e la squadra con i suoi modi garbati e autorevoli, con il suo piglio in campo e l'eleganza nelle interviste.
La Lazio ha effettuato il sorpasso sulla Roma e, non c'è il minimo dubbio, che grande sia il merito di un allenatore - appunto Pioli - capace di coniugare risultati straordinari e gioco spumeggiante. Con una squadra che si integra perfettamente tra giovani e meno giovani, tra gente concreta e giocatori di qualità. Con una squadra che ha distribuito i quattro gol all'Empoli tra tutti e quattro i giocatori d'attacco: Mauri, Klose, Candreva, Felipe Anderson. Non è anche questo un metro per giudicare una squadra che sa sempre cosa fare e, soprattutto, sa valorizzare tutte le sue risorse? E non è questo che deve soprattutto fare un bravo, un ottimo, allenatore?