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Salvate il soldato Palazzi

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Bisogna dirlo: Stefano Palazzi, capo della Procura federale della Figc, ce la sta mettendo tutta, snaturando un metodo di lavoro che di solito prevede l'invecchiamento di fascicoli e imputati ben prima di qualsiasi verdetto. E invece: audizioni serrate, calendario senza soste, grappoli di testimoni, indagati, sospettati, dirigenti, calciatori. Una marcia a tappe forzate verso i processi che dovrebbero liberare il calcio italiano dalla fogna del caso scommesse e soprattutto offrire certezze sulla classifica di due campionati: quello che deve finire e quello che comincerà l'anno prossimo. Per ora siamo al caos: non si ha idea di come, quanto e soprattutto quando saranno punite le squadre coinvolte, più o meno consapevolmente, dai loro tesserati. Due le ipotesi: saranno afflitte (la regola dice proprio così) in questa stagione, togliendo punti in misura sufficiente a creare un danno concreto. Oppure si imbastiranno per la prossima campionati di A e B ad handicap, con i colpevoli penalizzati in partenza.

Perfino sorvolando su precedenti che non inducono all'ottimismo, vengono spontanee alcune domande: davvero il calcio guidato da Abete ha i mezzi, da solo, di trovare una soluzione rapida a questo gigantesco casino? Davvero Palazzi è in grado di indagare, deferire e poi sostenere i processi sportivi arrivando a verdetti che chiuderanno definitivamente la partita? O saremo tormentati per mesi da nuovi filoni, rivelazioni e impicci destinati ad assorbire la residua credibilità di uno sport dissanguato dagli scandali?

Un'idea di cosa potrebbe accadere è arrivata dal procuratore Di Martino, che ha gettato nello stagno il tremebondo termine amnistia, causando un'indignata (e condivisibile) sollevazione. Se un magistrato si spinge a suggerire una soluzione tanto estrema, è proprio perché le risposte a quelle domande per lui (che molto sa) sono scontate: no, il calcio non riuscirà a sbrogliare in tempi stretti questo gigantesco casino. No, non risolverà in modo netto e definito il problema. No, non chiarirà tutto in modo da garantirsi pulizia e serenità nella prossima stagione.

E quindi? Quindi, lasciando stare l'amnistia, è ora che il calcio e il Coni, che su di esso vigila, pensino alla questione scommesse come a un'emergenza di sistema e che come tale la affrontino. Cioè come fu affrontata - e parliamo solo di metodo - l'emergenza Calciopoli: salvando il soldato Palazzi, creando un pool inquirente e giudicante che lo affianchi, fissando e rendendo pubbliche le linee guida di indagine e del processo sportivo, decidendo fin d'ora su quale dei due campionati far ricadere le eventuali sanzioni. E disilludendo allo stesso tempo i club coinvolti: la responsabilità oggettiva non si tocca, non a incendio divampato. Semmai, se sarà il caso, se ne parlerà dopo, quando qualcuno che non sia Abete o Beretta capirà davvero che è ora di fare qualcosa per restituire agli italiani il diritto ad appassionarsi al calcio. Senza più turarsi il naso.