Tempo scaduto

Da Marassi a Delio Rossi
il mese terribile del calcio

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Tutti a bocca aperta, a guardare il mite Delio rischiare forse  l'infarto e di certo la carriera, trasfigurato dallo stress, il dottor Jekyll che diventa miser Hyde perché sta perdendo 2-0 con la penultima in classifica e il ragazzino che ha sostituito non gli porta rispetto. Tutti a chiedersi: come diavolo è possibile che un signore così, certo un po' rozzo, certo non glamour e fighetto come un Leonardo, per dire, ma sempre attento a non dire cose fuori posto davanti alla tv, poi diventi una bestia con gli occhi iniettati di sangue? Tutti a dire che il calcio sta andando oltre, dalle nostre parti: oltre il livello di guardia delle emozioni, sostituite dagli istinti, quasi sempre i peggiori. A fare l'elenco c'è da disperarsi, anche se lo stanno facendo in tanti: le liti sacrileghe sul recupero della giornata saltata per Morosini, col ragazzo ancora in obitorio; lo sfascio di Marassi, con le forche caudine imposte ai giocatori da trenta idioti e approvate da polizia e dirigenti; il centurione Totti convocato dalla curva tutta, e sottoposto al rito pubblico della sottomissione alla volontà del popolo; la faccia biancastra del fiero Luis Enrique, portatore del nuovo e del progetto, che balbetta frasi incomprensibili eppure assai chiare: non vedo l'ora di scappare da voi, tutti voi; le vene fuori dal collo di mezza Lazio dopo l'ininfluente, seppur ingiusto, gol subito a Udine; i cori "devi morire" riprisitinati dagli ultrà appena seppellito un morto vero, che secondo i presidenti del nostro calcio "aveva contribuito a unire tutti"; il coro "zingaro" riservato a Ljajic, quello menato dal mite Delio, che dopo aver menato torna in panchina, masticando gomma e serrando i pugni ai gol dei suoi. Forza ragazzi, che ce la facciamo.

E' il resoconto di meno di un mese di calcio italiano, pensiamoci un attimo. Meno di un mese per compilare una lista che pare uscita dalla mente perversa di un architetto di complotti. Progetto: come demolire definitivamente lo sport più amato (e dunque anche più odiato) dagli italiani. Demolirne l'immagine, o ciò che ne restava, dopo che ai risultati sportivi aveva già pensato qualcun altro, con l'ultimo posto ai mondiali, le squadre di club prese a schiaffi in Europa, un campionato appassionante, bellissimo, da batticuore ma anche con la lotta per il terzo che si combatte su punteggi così bassi da non poter nascondere la picchiata verso il basso di tutto il movimento

Certo, il campionato finirà, staremo tutti lì inchiodati a vedere se lo vince la Juve o il Milan, il drammatico spettacolo del mite Delio che si strappa il cavallo dei calzoni per picchiare il ragazzino impertinente sfumerà con le scene della squadra campione esultante tra i fuochi di artificio, la Lega consegnerà il trofeo, c'è chi si metterà stelle o stellette sulle maglie. Poi tutti in vacanza, a dimenticare. Tutti tranne i giudici, sportivi e no. Quelli offriranno l'ultimo spettacolo, che si annuncia indimenticabile: la riscrittura delle classifiche. Forse stavolta lo guarderà anche qualcuno che conta più dei presidenti di Coni, Figc e Lega, qualcuno che pensa che il bene calcio è un bene di tutti, e come tale va protetto, curato, salvato, ricostruito. Coraggio, ora che se ne sono accorti tutti, bisogna solo cominciare. Magari tra 5, 10, 15 anni Delio Rossi il mite si accorgerà che anche lui, che è una brava persona, è servito a qualcosa: a far capire che il calcio che avvelena e snatura tutti e tutto deve finire. Per sempre.