Tempo scaduto

I marziani dello sport
E le tv fanno festa

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Cronache dalla galassia sport, primavera 2012. Il presidente del Coni Gianni Petrucci trionfa, schiaccia la concorrenza, si tuffa in un bagno di folla e di consensi per aggiungere al governo degli atleti quello dei cittadini di San Felice al Circeo. "Ma non lascio il Coni", rassicura subito, casomai qualche temerario ci avesse pensato. Starà al suo posto fino al dopo Londra, e che Dio e a questo punto anche gli dèi ce la mandino buona, per i Giochi e per i discendenti di Circe. Petrucci farà il sindaco nei ritagli di tempo, tra uno scandalo del calcio e l'altro, o accadrà il contrario? Oppure si sdoppierà felice grazie a un incantesimo proprio del luogo, mandando Gianni in riva al mare e tenendo Petrucci al Foro Italico? Mistero.

Mentre Petrucci sindaco festeggia il tricolore, i veri proprietari del calcio italiano festeggiano non tanto lo scudetto juventino quanto i fragorosi dati di ascolto della serata del 'titulo': 4 milioni di spettatori su Sky, padrona certificata del pallone in virtù del miliardo di euro sganciato ai finti proprietari, quelli dei club. Per celebrare come si deve il 15% di share, i signori della pay tv riscrivono domenica istessa il programma dell'ultima giornata: non più tutti insieme, che non serve, bensì spezzatino: festa Juve alle 15, partite insignificanti alle 18, ultimi verdetti alle 20.45, dettano fregandosi le mani all'attento Maurizio Beretta, presidente della Lega calcio che quel miliardo incassa e distribuisce, e dunque obbedisce. Beretta prende atto e comunica: si cambia tutto, ragazzi, organizzatevi.

Mentre Beretta firma lo stravolgimento di programma (il secondo consecutivo deciso nella settimana stessa delle partite), il deluso presidente del Cagliari Massimo Cellino è impegnato alla calcolatrice, sbattendo ripetutamente i pugni sul tavolo. Guarda il resoconto dell'incasso del match con la Juve giocato a Trieste, comoda località dove ha deportato i cagliaritani (giocatori e tifosi), per le ultime partite di campionato. Cellino, che è astuto, aveva scommesso tutto sull'importanza della sfida, in effetti rivelatasi quella dello scudetto, quadruplicando i prezzi. Purtroppo la gente di questi tempi fa la fame, o comunque è preoccupata di finire per farla. Risultato: la miseria di 14 mila spettatori per la sfida scudetto che, sia pure spennati, non hanno garantito i milioni sperati. E per giunta quei vandali festanti lo stadio l'hanno anche un po' sfasciato: 50 mila euro di danni che lui, Cellino, dovrà rimborsare.

Ah, che il Cagliari abbia vinto o perso, chissene frega? Salvo era prima del match, salvo resta ora. Cellino aprirà presto la nuova campagna abbonamenti per le mirabolanti avventure della squadra sarda, stagione 2012-2013. Prezzi popolari, si immagina: tanto poi magari si va a giocare a Brindisi, Frosinone o Catania, che Palermo no, è già occupata: dalla Lazio, che l'ha scelta sede per le sue partite europee dopo aver litigato con Petrucci, il presidente, o il sindaco, o tutt'e due. Magari poi Lotito ci fa pace e gli chiede se il suo nuovo stadio può costruirlo lì, dove approdò Ulisse. Perché in Italia lo sport è così: mitico.