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Immobilismo Petrucci
e la concretezza di Abete...

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L'uomo giusto è lui, Giancarlo Abete. Per fare che? Quello che fa da cinque anni: il presidente del calcio italiano. Lo giura Gianni Petrucci, presidente di tutti gli sport, cioè del Coni: "Al nostro calcio serve una persona pacata e concreta - tuona ispirato - inutile cercare i fenomeni".

Ecco fatto: teniamoci quello che c'è, che altrimenti chissà che succede. E, soprattutto, quello che c'è è roba nostra. Una magnifica teoria, applicabile e applicata da sessant'anni circa più a meno a tutti i posti di comando del paese, e non si vede perché lo sport dovrebbe fare eccezione. La teoria si basa infatti su un principio cardine e inderogabile: i risultati non contano niente, il merito tanto meno, gli scandali prima o poi passano e resta la poltrona, che è tutto e tutto si fa per lei.

Non per essere cattivi, però, sulla concretezza di Abete, per dire, ci sarebbe parecchio da ricordare all'amicone (di Abete) Petru…
L'uomo giusto è lui, Giancarlo Abete. Per fare che? Quello che fa da cinque anni: il presidente del calcio italiano. Lo giura Gianni Petrucci, presidente di tutti gli sport, cioè del Coni: "Al nostro calcio serve una persona pacata e concreta - tuona ispirato - inutile cercare i fenomeni".

Ecco fatto: teniamoci quello che c'è, che altrimenti chissà che succede. E, soprattutto, quello che c'è è roba nostra. Una magnifica teoria, applicabile e applicata da sessant'anni circa più a meno a tutti i posti di comando del paese, e non si vede perché lo sport dovrebbe fare eccezione. La teoria si basa infatti su un principio cardine e inderogabile: i risultati non contano niente, il merito tanto meno, gli scandali prima o poi passano e resta la poltrona, che è tutto e tutto si fa per lei.

Non per essere cattivi, però, sulla concretezza di Abete, per dire, ci sarebbe parecchio da ricordare all'amicone (di Abete) Petrucci: molto concreto è stato ad esempio trascinare per anni le scorie di calciopoli senza decidere nulla, fino a codificare il diritto di non decidere che ha provocato una causa da 450 milioni dalla Juventus; moltissimo concreto deve sembrare ai più l'aver perso completamente il controllo della Lega di serie A, diventata una scheggia impazzita governata in realtà da Sky, con la felice collaborazione di un altro poltronissimo, il dimissionario immaginario Beretta; mostruosamente concreti sono i risultati internazionali ottenuti dalla Figc quando si trattò di portare in Italia gli Europei: due tentativi, uno perso contro Polonia e Ucraina, l'altro finito dietro perfino la Turchia; e concrete, perbacco, sono state le riforme della giustizia sportiva e degli organi di controllo: strutture che hanno dimostrato la propria efficienza negli ultimi anni, fino allo showdown entusiasmante del caso scommesse.

Certo, adesso tutti speriamo, addirittura ci spremiamo perché si rinnovi il miracolo di Berlino, perché gli azzurri cancellino scandali e scoramenti (ma sì: anche quel concreto disastro del Sudafrica) alzando una coppa piena di medicine: l'entusiasmo, la festa, la passione popolare ritrovata, magari un'amnistiuccia. Ma più di tutti, immaginiamo, fa il tifo proprio Abete. Pacato, sì, ma pronto a scalmanarsi se quella Coppa cancellasse anche l'ultimo ostacolo verso la riconferma. Quello del rischio che qualcuno, magari meno amico dell'amicone Petrucci, gli dica: scusi dottor Giancarlo, qui è l'Italia. Ci può spiegare una sola buona ragione per cui dovremmo affidarci ancora a lei?