Tempo scaduto

Ora pensiamo ai nostri biscotti

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C'è questa ingombrante partita doppia, adesso, per il calcio italiano sopravvissuto ai biscotti immaginari in un paese lontano e alle prese con i biscotti concretissimi in casa sua. Una pura coincidenza, certo: il verdetto dei campi polacchi, così pulito e limpido sia pure nella sua drammaticità tutta sportiva, arrivato poche ore dopo i verdetti del processo bis sulle scommesse, così pieno di dubbi, interpretazioni e soprattutto precarietà. Una coincidenza dovuta alla settimana abbondante che si sono presi i giudici della Figc per scrivere una sentenza coerente con principi però non scritti e sulla cui coerenza  -  paradossalmente  -  ci sarebbe ancora tantissimo da dire: come conciliare, per dirne una, la tolleranza zero invocata da Abete e in un primo tempo anche dall'oggi pentito Petrucci con gli sconti generosi ai collaboratori? Come presentarsi, per dirne un'altra, all'appuntamento con le iscrizioni delle squadre alle Coppe con squadre, giocatori e allenatori ripuliti da peccati che secondo Platini  -  che della tolleranza zero, lui sì, continua a riempirsi la bocca  -  ne sancirebbero l'espulsione dalla famiglia europea? E soprattutto, per dire la più importante, come fare in tempo senza forzare procedure, diritti, legalità che mettano al riparo il calcio da anni di ricorsi in ogni tipo di tribunale?

C'è un filo, ora nascosto dall'entusiasmo sofferto che la Nazionale ha saputo riconquistarsi, che lega le partite di calcio a quelle del tribunale federale. C'è come una speranza non confessata ma piuttosto vistosa che l'onda alta dei risultati sportivi sommerga quella maleodorante dei risultati penali, e che sopra la cresta spumeggiante dei risultati il nostro calcio si rifaccia ancora una volta una verginità, dimostri di essere vero e puro alla faccia dei falsi e degi sporchi. E' una speranza umana, certo, e in fondo ai tifosi, i venti milioni di tifosi incollati ieri alla tv, questo importa: soffrire, sudare, spremersi, divorarsi le unghie e scoppiare poi di gioia alla fine, come dopo quell'ultimo memorabile minuto di Italia-Irlanda, tutti ad aspettare il fischio finale di un'altra partita, un purissimo minuto di concentrato di sport. E chissene frega delle scommesse, ora godiamocela.

L'abbiamo già visto questo film,  pure pochi anni fa, quando sul carro dei vincitori di Berlino saltò anche chi prometteva un nuovo inizio per tutto e per tutti, un inizio da campioni del mondo. Molte di quelle facce sorridenti ci hanno accompagnato in questi anni, alcune sono le stesse da cui abbiamo sentito parlare di anticorpi e medicine, pulizia e giustizia, una volta costretti dall'evidenza del nuovo scandalo a togliere la testa dalla sabbia.  Imparare le lezioni non è mai stato un punto di forza del nostro sport, d'altra parte siamo in Italia, è un discorso lungo che riguarda un po' tutti. Ora non c'è tempo, ci sono i quarti che incombono, sarà magnifico soffrire e sperare ancora. Sperare di vincere, accidenti, certo. Ma stavolta tutte le partite.