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La Juve comanda in un calcio in rovina

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Comandare stanca, ma è molto meglio che essere comandati. La Juventus che si è ripresa il ruolo storico che ha sempre avuto nel calcio italiano  -  la più vincente, la più ricca, la più ambiziosa  -  adesso comanda con la certezza della propria forza, ed è forse questa la differenza più evidente con il successo dell'anno scorso, che gli stessi juventini, Conte in testa, definivano un miracolo. Una forza calma e composta, secondo le tradizioni, da contrapporre però alla estrema debolezza, agitata e disordinata, del mondo di cui si è ripreso il controllo almeno sul piano sportivo ed economico. La Juve sembra sempre più un mondo a parte, e lo rivendica senza remore con quella ostentazione  -  silenziosa ma comunque invadente  -  del numero di scudetti contabilizzati in spregio all'ufficialità degli albi d'oro. Calciopoli, con i suoi orrori ed errori, viene considerata una …
Comandare stanca, ma è molto meglio che essere comandati. La Juventus che si è ripresa il ruolo storico che ha sempre avuto nel calcio italiano  -  la più vincente, la più ricca, la più ambiziosa  -  adesso comanda con la certezza della propria forza, ed è forse questa la differenza più evidente con il successo dell'anno scorso, che gli stessi juventini, Conte in testa, definivano un miracolo. Una forza calma e composta, secondo le tradizioni, da contrapporre però alla estrema debolezza, agitata e disordinata, del mondo di cui si è ripreso il controllo almeno sul piano sportivo ed economico. La Juve sembra sempre più un mondo a parte, e lo rivendica senza remore con quella ostentazione  -  silenziosa ma comunque invadente  -  del numero di scudetti contabilizzati in spregio all'ufficialità degli albi d'oro. Calciopoli, con i suoi orrori ed errori, viene considerata una parentesi storica prodotta dall'altro mondo, il resto del mondo, quello non juventino. Dunque, una parentesi generata dai nemici, e quindi non riconosciuta. D'altra parte, il sistema che assegna 29 titoli ai bianconeri è lo stesso che ha autorizzato in questa stagione una maglia ufficiale con la scritta 30 sul campo, e l'anno prossimo probabilmente non si opporrà alla sostituzione di 30 con 31. Come a dire: le nostre regole sono altre, ma voi fate un po' come credete, in fondo siete la Juventus e noi un po' di coscienza sporca su come abbiamo gestito il dopo Calciopoli ce l'abbiamo eccome. Il caos della debolezza, appunto, lo stesso che ha segnato l'avvilente e grottesca stagione dello scandalo scommesse, finito sotto il grande tappeto del Tnas dopo aver dato in pasto alle masse sentenze emesse senza alcuna logica e uniformità di giudizio.

Adesso che la Juve è tornata al potere, però, questo doppio binario sarà sempre più difficile da gestire, per tutti. Il sistema degli equivoci, dei compromessi, dell'immobilismo, della paludata navigazione con rotta puntata sempre sulla conservazione di se stessi e del proprio potere da burocrati, ha portato il calcio italiano a perdere drammaticamente la sua credibilità e la sua forza di penetrazione nel mercato dello sport mondiale. Faceva tenerezza, davvero, all'indomani della fragorosa qualificazione in finale di Champions delle fuoriserie tedesche, sentire il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, indicare il "modello Germania come quello vincente e da seguire". Cosa abbia fatto lui in questi anni per seguirlo non si sa. Si sa invece che quando già acquisiva cariche di governo in Figc, tanti ma non tantissimi anni fa, il modello da seguire era un altro, ci si riempiva la bocca col campionato più bello del mondo, ci si contendevano le star del mondo a botte di miliardi, gli stadi ribollivano di passione e, come sempre, la Juve era la squadra da battere. Solo questo è rimasto uguale, anzi, è ritornato uguale. Adesso siamo gli ultimi dei grandi, o i primi dei piccoli, la periferia dell'Europa nella quale la Juventus ha costruito la sua magnifica casa, dalla quale guarda tutti dall'alto. Purtroppo, guarda un panorama di rovine polverose, sulle quali non basta più piantare bandierine, 29 o 31 che siano. Bisogna ricostruire, e in fretta. Ma davvero c'è qualcuno che pensa che possano farlo quelli che, appena riconfermati in blocco tutti i dirigenti del calcio nazionale, si sono scannati per tre mesi solo per designare i loro vicepresidenti? Chiediamo ai tedeschi se anche loro hanno fatto così: non dobbiamo seguire il loro modello?