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Razzismo e sfottò, Allegri ha capito come si conserva la panchina

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Difficile pensare che Allegri non abbia capito, alla quarta curva chiusa per razzismo, che il calcio italiano abbia un problema piuttosto serio da risolvere. Più facile pensare che abbia invece capito benissimo come si sta al mondo (e in panchina) nel calcio italiano: mai contraddire il presidente, neppure quando ti insulta; mai rimproverare gli ultrà, neppure quando ti fanno chiudere un pezzo di stadio, magari pure tutto, pazienza. Loro sono comunque bravi ragazzi, tutti: "Si sono sempre comportati bene", dice a chi gli chiede perché lui e il Milan non prendano le distanze da chi rischia di fargli ancora più male. "Nel calcio gli sfottò ci sono sempre stati", aggiunge, provando a stravincere la partita che evidentemente gli sta più a cuore: evitare grane con quella gente.

Allora, visto che ci siamo, vorremmo che Allegri tornasse in tv, a freddo, senza lo stress del dopogara, e precisasse meglio. Vorremmo che dicesse: sì, secondo me il coro "Vesuvio bruciali col fuoco" è uno sfottò, una simpatica presa in giro. E lo striscione "La chiusura di un settore non cancella l'odore: Napoli merda" è una divertente trovata, una originale prova di spirito. Lo dica, Allegri, seriamente, con convinzione. Perché qui non conta tanto la decisione del giudice sportivo (cori e striscioni erano fuori dallo stadio, dentro ci si è limitati a urlare "Noi non siamo napoletani"), conta l'esempio, il messaggio, la convinzione di voler cambiare. "In Italia stiamo migliorando", ha detto lui ieri.

Ecco, non proprio per merito di chi chiude occhi e orecchie, sempre e comunque. Saluti ai bravi ragazzi. Al prossimo sfottò vedranno Allegri in tv mentre parla di loro, nello stadio vuoto.