Tempo scaduto

Quello che non dicono sul razzismo

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Dunque, la Figc ha fatto ciò che doveva, finendo il lavoro cominciato dalla Corte federale: demolire la tolleranza zero varata neppure tre mesi fa, sostituendola con la cara, vecchia, rassicurante "discrezionalità" da applicare ai casi di cori e strisconi beceri e razzisti. Scusate, ci eravamo sbagliati, devono essersi detti nelle segrete stanze i consiglieri tutti, gli stessi che ad agosto si vantavano di aver finalmente voltato pagina sulla questione. Nelle stanze pubbliche, invece, i dirigenti si sono esibiti in memorabili dichiarazioni che qui riportiamo, non senza il contributo di una traduzione che renda più chiaro il senso delle parole, pescate nei vocabolari di circostanza. Eccole.

Giancarlo Abete, presidente Figc: "Ho ricordato ai club, senza logica conflittuale, che il livello di contrasto è ancora troppo basso". Traduzione: "Di razzismo e discriminazione ai club non fotte nulla, non ci pensano proprio a rompere con gli ultrà, tanto meno a cercare rogne andandoli a denuciare o sbattendoli fuori dalle curve. Non glielo posso dire proprio così, ai presidenti, perché altrimenti mi mandano conflittualmente a quel paese, giacché contano più di me. Però, ecco, ho alzato la voce".

Giancarlo Abete/2: "Sul razzismo e discriminazione non abbiamo abbassato la guardia". Traduzione: "In realtà abbiamo dovuto abbassare tutto il resto: squalifiche, multe, sanzioni, minacce, punizioni e perfino l'udito degli ispettori Figc. Però ho respinto i club che volevano tornare alle multe: gli ho detto che va bene tutto, ma stravincere no".

Andrea Abodi, presidente della Lega di B: "Ad agosto siamo stati disattenti e abbiamo sottovalutato che, così formulato, quell'articolo avrebbe potuto provocare danni per i club". Traduzione: "Ci hanno fatto votare le norme sul pugno duro contro gli ultrà razzisti quando i campionati erano fermi, faceva caldissimo, l'aria condizionata era rotta, la gente stava al mare e pure io dovevo partire per i Caraibi. Ma appena abbiamo capito che così ci chiudevano gli stadi abbiamo fatto casino ed è rientrato tutto. Meno male, tutto è bene ciò che finisce bene. I razzisti? Ma dai, sono quattro scemi, l'ha detto pure Platini".

Maurizio Beretta, presidente della Lega di A: "La questione non è la discriminazione territoriale, il problema è quello delle sanzioni". Traduzione: "In effetti invocare stragi immani, catastrofi bibliche e colera per tutti non è bello. Ma basta che si torni alle vecchie, sane diffide da non applicare mai e siamo tutti sereni e contenti. Tenetevi pure i delitti, basta che non ci molestiate con le pene. Abete dice che i club non dicono mai niente contro gli ultrà? E dovrei farlo io che lavoro in banca? Ci pensasse qualcun altro, vorrete mica che tocchi a uno che sta qui part time?".

Ecco, no. Servirebbe in effetti qualcuno che facesse qualcosa, magari a tempo pieno, per ridarci un calcio che inviti la gente ad andarlo a vedere. Possibilmente senza portarsi i tappi per le orecchie.