I bambini fanno allegria, fanno festa, fanno colore, sorrisi, pace, innocenza. Domenica pomeriggio saranno inquadrati e fotografati in ogni modo, da ogni angolatura, come simbolo di speranza per un calcio sfasciato dai grandi: i grandi capi ultrà, i grandi capi dei club che con gli ultrà hanno troppo trafficato, i grandi capi del calcio e dello sport che non hanno nei decenni saputo trovare soluzioni migliori di quella di promettere tolleranza zero, ogni volta che gli ultrà si mangiavano un pezzetto di cultura sportiva.
I bambini, dunque, sono un bella idea, calda e tenera. Li vedremo saltellare (senza augurare la morte a nessuno) e sorridere (senza invocare eruzioni e pestilenze) dentro sciarpe enormi, fare il bel sano casino di uno stadio in cui si tifa e non si odia. Li vedranno, da casa loro, anche i tanti che hanno dovuto cedergli il posto. E non sono soltanto quelli che hanno provocato la chiusura delle curve dello Juventus Stadium, deliberatamente e cinicamente. Tra i molti che vedranno in tv un bambino seduto sul proprio seggiolino ci sono anche le migliaia di tifosi della Juventus che a inizio stagione hanno pagato l'abbonamento per il magnifico stadio della loro magnifica squadra. 19 partite assicurate, quasi 400 euro di spesa. Certo, in curva, perché i soldi sono pochi, gli abbonamenti costano cari, quelli in tribuna sono roba da ricchi o da vip, mica da gente normale.
Alcuni di loro, nei giorni scorsi, hanno scritto una bella lettera al presidente Agnelli. Una lettera pacata, ma anche piena di amarezza. C'erano scritte cose semplici e chiare, cose così: "Essendo abbonati al secondo anello della curva sud, di fatto ci sarà impedito di assistere a due gare interne della nostra Juve per cori che non abbiamo mai fatto, così come a suo tempo non abbiamo mai emesso un "buu" razzista. Per noi questo è un grave danno: economico, perché sottoscrivendo un abbonamento abbiamo chiaramente pagato per accedere a tutte le partite. Ancor prima però c'è un danno morale, che deriva dalla frustrazione di essere ostaggi di quei signori che dicono "noi facciamo quello che vogliamo" in barba a tutto e tutti e che conseguentemente si sentono, anzi sono padroni del destino di chi non è ultrà e si trova in curva perché non può permettersi un abbonamento in un altro settore o semplicemente perché gli piace così. Se fossimo in una situazione, verrebbe da dire in un Paese normale, la responsabilità personale prevarrebbe sul quella di gruppo: a cosa serve la tessera del tifoso? Perché in curva sud entra gente senza biglietto o abbonamento?
Perché lì non viene fatta rispettare l'assegnazione del posto, con gli steward che giustamente se ne stanno alla larga per evitare guai? Perché viene permesso di vendere maglie, sciarpe dei gruppi ultrà organizzati incrementando il loro business?" Difficile trovare un modo migliore per chiarire la natura di quell'amarezza, e il profondo senso di ingiustizia con cui devono convivere tante persone come quelle che scrivono. Anche loro, di certo, sorrideranno di fronte a quei bambini festanti. Poi torneranno al loro posto, si troveranno accanto quelli che torneranno a prendere possesso del "loro" territorio, fatto di prepotenza e sopraffazione. Allora, presidente Agnelli, forse è il caso di rispondere a chi chiede solo rispetto, quello vero, lanciando un appello quasi disperato: dovete trovare un modo per proteggere la gente perbene, e toglierci per sempre di torno quella che ci rovina le domeniche. Trovate questo modo. Fatelo. Adesso. Dopo aver fatto entrare i bambini, è ora di far uscire i grandi, quei grandi che vogliono comandare, disporre dei nostri diritti senza averne alcun diritto. Altrimenti quelle curve festanti saranno servite soltanto a lavarsi la coscienza.
I bambini, dunque, sono un bella idea, calda e tenera. Li vedremo saltellare (senza augurare la morte a nessuno) e sorridere (senza invocare eruzioni e pestilenze) dentro sciarpe enormi, fare il bel sano casino di uno stadio in cui si tifa e non si odia. Li vedranno, da casa loro, anche i tanti che hanno dovuto cedergli il posto. E non sono soltanto quelli che hanno provocato la chiusura delle curve dello Juventus Stadium, deliberatamente e cinicamente. Tra i molti che vedranno in tv un bambino seduto sul proprio seggiolino ci sono anche le migliaia di tifosi della Juventus che a inizio stagione hanno pagato l'abbonamento per il magnifico stadio della loro magnifica squadra. 19 partite assicurate, quasi 400 euro di spesa. Certo, in curva, perché i soldi sono pochi, gli abbonamenti costano cari, quelli in tribuna sono roba da ricchi o da vip, mica da gente normale.
Alcuni di loro, nei giorni scorsi, hanno scritto una bella lettera al presidente Agnelli. Una lettera pacata, ma anche piena di amarezza. C'erano scritte cose semplici e chiare, cose così: "Essendo abbonati al secondo anello della curva sud, di fatto ci sarà impedito di assistere a due gare interne della nostra Juve per cori che non abbiamo mai fatto, così come a suo tempo non abbiamo mai emesso un "buu" razzista. Per noi questo è un grave danno: economico, perché sottoscrivendo un abbonamento abbiamo chiaramente pagato per accedere a tutte le partite. Ancor prima però c'è un danno morale, che deriva dalla frustrazione di essere ostaggi di quei signori che dicono "noi facciamo quello che vogliamo" in barba a tutto e tutti e che conseguentemente si sentono, anzi sono padroni del destino di chi non è ultrà e si trova in curva perché non può permettersi un abbonamento in un altro settore o semplicemente perché gli piace così. Se fossimo in una situazione, verrebbe da dire in un Paese normale, la responsabilità personale prevarrebbe sul quella di gruppo: a cosa serve la tessera del tifoso? Perché in curva sud entra gente senza biglietto o abbonamento?
Perché lì non viene fatta rispettare l'assegnazione del posto, con gli steward che giustamente se ne stanno alla larga per evitare guai? Perché viene permesso di vendere maglie, sciarpe dei gruppi ultrà organizzati incrementando il loro business?" Difficile trovare un modo migliore per chiarire la natura di quell'amarezza, e il profondo senso di ingiustizia con cui devono convivere tante persone come quelle che scrivono. Anche loro, di certo, sorrideranno di fronte a quei bambini festanti. Poi torneranno al loro posto, si troveranno accanto quelli che torneranno a prendere possesso del "loro" territorio, fatto di prepotenza e sopraffazione. Allora, presidente Agnelli, forse è il caso di rispondere a chi chiede solo rispetto, quello vero, lanciando un appello quasi disperato: dovete trovare un modo per proteggere la gente perbene, e toglierci per sempre di torno quella che ci rovina le domeniche. Trovate questo modo. Fatelo. Adesso. Dopo aver fatto entrare i bambini, è ora di far uscire i grandi, quei grandi che vogliono comandare, disporre dei nostri diritti senza averne alcun diritto. Altrimenti quelle curve festanti saranno servite soltanto a lavarsi la coscienza.