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Il record del Tnas: mezzo secolo di sconti

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Il problema non è certo Mauri, la sua squalifica a singhiozzo - un'intera stagione disputata aspettando le decisioni della Figc, i sei mesi in primo grado, i nove in secondo tornati di nuovo sei in terzo. Mauri è uno dei tanti, tantissimi giocatori finiti nel vortice nero delle scommesse, affogati nel disonore delle condanne per immoralità sportiva e infine riemersi dal fango. Il problema non è lui, ma la mano, sempre la stessa mano, che tira fuori i giocatori - comunque colpevoli secondo la giustizia sportiva, aspettando i processi penali - dal quel gorgo di condanne. E' la mano del Tnas, questo Alien della giustizia sportiva, un tribunale di terzo grado che non giudica la legittimità dei primi due (come, per dire, fa la Cassazione) ma ha il potere assoluto di decidere una sentenza sua, autonoma e definitiva, in un'ora di udienza, senza sentire le parti, esibendo solo la forza inappellabile dell'arbitrato.

C'è un numero, uno solo, che chiaris…
Il problema non è certo Mauri, la sua squalifica a singhiozzo - un'intera stagione disputata aspettando le decisioni della Figc, i sei mesi in primo grado, i nove in secondo tornati di nuovo sei in terzo. Mauri è uno dei tanti, tantissimi giocatori finiti nel vortice nero delle scommesse, affogati nel disonore delle condanne per immoralità sportiva e infine riemersi dal fango. Il problema non è lui, ma la mano, sempre la stessa mano, che tira fuori i giocatori - comunque colpevoli secondo la giustizia sportiva, aspettando i processi penali - dal quel gorgo di condanne. E' la mano del Tnas, questo Alien della giustizia sportiva, un tribunale di terzo grado che non giudica la legittimità dei primi due (come, per dire, fa la Cassazione) ma ha il potere assoluto di decidere una sentenza sua, autonoma e definitiva, in un'ora di udienza, senza sentire le parti, esibendo solo la forza inappellabile dell'arbitrato.

C'è un numero, uno solo, che chiarisce meglio di tante altre inutili parole il perché dell'imminente abolizione di questa oscena creatura inventata dal Coni, in anni purtroppo recenti, per garantirsi il diritto di ultima parola, un diritto tutto politico e che con la giustizia nulla ha mai avuto a che fare. Questo numero è 653. Sono i mesi di squalifica "scontati" fino ad oggi dal Tnas ai tesserati (calciatori e dirigenti) condannati per la vicenda scommesse. 653 mesi. Più di mezzo secolo, esattamente 54,4 anni. Il tutto in meno di due anni di sentenze riformate.

Non ha alcuna importanza discutere adesso di Mauri, delle presunte prove raccolte dai magistrati nei mesi scorsi e di quelle, nuove, illustrate poche settimane fa, evidentemente considerate non degne di interesse dal Tnas. Sarà il tempo a chiarire chi aveva ragione, Mauri ha tutti il diritto di proclamarsi innocente, o di considerare saldato il suo debito con la giustizia. Ma conta molto di più pensare alla credibilità di un sistema di giustizia che produce mezzo secolo di sconti sulle condanne. Per questo Malagò, presidente del Coni, ha voluto legare il primo anno (non ancora compiuto) della sua presidenza all'abrogazione del Tnas, primo punto della sua riforma della giustizia sportiva. Perché nessuno può parlare di giustizia se questa diventa un incredibile mercato nel quale tutti smentiscono tutti - i giudici di primo grado gli inquirenti, quelli di secondo grado i colleghi di primo, quelli di terzo tutte e tre le istituzioni che li hanno preceduti. Malagò ha ucciso il mostro, ma purtroppo è lecito dubitare che con questo abbia chiuso anche quel mercato, a giudicare dalla potenza delle reazioni contrarie alla sua riforma. Lo sport non sopporta l'idea di perdere sovranità sulle proprie faccende, siano anche quelle più scabrose. Vuole lavare in casa i panni sporchi, come si trattasse di un gigantesco spogliatoio nel quale regolare i conti dosando punizioni e amnistie, bastonate e carezze. Non vuole che qualcuno dall'esterno abbia il potere di controllare le inchieste interne, non vuole che qualcuno detti regole e le faccia rispettare, vuole essere libero di gestire in modo politico le sue crisi ricorrenti - Calciopoli, scommettopoli, razzismo, violenza - e per questo ha gridato alla lesa maestà di fronte al superprocuratore voluto dal Coni. La condanna a morte del Tnas sarà eseguita a luglio, c'è ancora tempo per aggiornare quel numero: 653. Con un po' di fortuna si arriverà oltre il muro dei 60 anni di squalifiche cancellate. Sacrificando, però, il 100% della credibilità di un sistema figlio di una cultura - non solo sportiva - che ci ha regalato decenni di scandali e puzza di marcio: incertezza del diritto e incertezza della pena. L'unica certezza sono gli stadi vuoti e il declassamento in Europa, anche del calcio. Ma come ci si può stupire?