Kostner, l'insopportabile ipocrisia del Coni
L'insopportabile ipocrisia del Coni, l'istituzione Coni, è tutta in questa repentina convocazione di Carolina Kostner davanti alla Procura antidoping. Venga qui, Carolina, e si giustifichi per il suo inqualificabile comportamento, spieghi come ha potuto fare quello che ha fatto, proteggere il suo allora fidanzato Alex Schwazer dai controlli antidoping che lo braccavano. Venga subito, Carolina, ci dica tutta la verità, senza perdere un minuto, adesso, di corsa.
L'insopportabile ipocrisia del Coni, il palazzo di cemento dello sport italiano dove tutto appare e scompare a seconda delle convenienze e delle contingenze, è tutta in questa voce divenuta improvvisamente grossa, in questo tuonare giustizia, e a poco serve scagionare chi è oggi al timone (l'onnipresente Malagò) per questioni temporali, perché lui c'è da poco. Il grande colpevole è il sistema, inefficiente e fasullo quando si tratta si scoprire qualcosa, poi demagogico e pa…
L'insopportabile ipocrisia del Coni, il palazzo di cemento dello sport italiano dove tutto appare e scompare a seconda delle convenienze e delle contingenze, è tutta in questa voce divenuta improvvisamente grossa, in questo tuonare giustizia, e a poco serve scagionare chi è oggi al timone (l'onnipresente Malagò) per questioni temporali, perché lui c'è da poco. Il grande colpevole è il sistema, inefficiente e fasullo quando si tratta si scoprire qualcosa, poi demagogico e pa…
L'insopportabile ipocrisia del Coni, l'istituzione Coni, è tutta in questa repentina convocazione di Carolina Kostner davanti alla Procura antidoping. Venga qui, Carolina, e si giustifichi per il suo inqualificabile comportamento, spieghi come ha potuto fare quello che ha fatto, proteggere il suo allora fidanzato Alex Schwazer dai controlli antidoping che lo braccavano. Venga subito, Carolina, ci dica tutta la verità, senza perdere un minuto, adesso, di corsa.
L'insopportabile ipocrisia del Coni, il palazzo di cemento dello sport italiano dove tutto appare e scompare a seconda delle convenienze e delle contingenze, è tutta in questa voce divenuta improvvisamente grossa, in questo tuonare giustizia, e a poco serve scagionare chi è oggi al timone (l'onnipresente Malagò) per questioni temporali, perché lui c'è da poco. Il grande colpevole è il sistema, inefficiente e fasullo quando si tratta si scoprire qualcosa, poi demagogico e patetico quando colpisce chi è già stato colpito e smascherato da altri.
L'insopportabile ipocrisisa del caso Kostner è in questi tempi assurdi, nella latenza tra causa ed effetto stabilita dai registi dell'antidoping di palazzo. Sono passati due anni abbondanti dallo scandalo olimpico di Schwazer, un campione olimpico dopato, eliminato dalla Wada prima che potesse gareggiare alle Olimpiadi di Londra. Il Coni, che nulla aveva fatto per scoprire il dopato e anzi, secondo i giudici, molto aveva fatto per non scoprirlo, gridò alla vergogna, alla bestemmia, all'ignominia. Petrucci, allora presidente, arrivò a vantarsi dell'esclusione immediata dalla squadra azzurra, come se fosse un merito, una inverosimile pretesa di efficienza di fronte al trionfo dell'inefficienza, vedremo se e quanto dolosa. Due anni fa, dunque, si seppe che Schwazer, il compagno della Kostner, era sporco. Partì l'indagine della magistratura, lunga e meticolosa. Documenti sequestrati, testi ascoltati a decine. Tra i quali, certo Carolina, in casa della quale Alex conservava i farmaci. Non si è saputo ieri, si è saputo mesi fa. Le notti avventurose in casa di lei, l'incontro nel parcheggio dell'autostrada con il dottor Ferrari, la richiesta di Schwazer a Carolina di negare la sua presenza se fossero arrivati gli ispettori della Wada. Tutto confessato dall'atleta, e divulgato dai giornali mesi, anni fa.
Eppure, la solerte procura antidoping del Coni aveva ritenuto di non fare nulla. Nessuna convocazione d'urgenza, allora, per la farfalla del ghiaccio Carolina. Nessuna domanda, nessuna audizione, figuriamoci poi con l'ipotesi di infrazione, dunque da imputata, come quella invece diramata adesso per quei fatti, finiti nelle carte degli inquirenti, poi sui giornali e sui blog (primo tra tutti quello di Claudio Gatti, del Sole 24 Ore). Ecco, due anni dopo, nel palazzo di cemento del Foro Italico è suonata la sveglia: la procura ha intravisto qualcosa di strano nel comportamento di Carolina, l'ha convocata, venerdì le chiederà spiegazioni e dovranno essere convincenti. Tanto ormai la farfalla ha dato. Ha vinto quello che doveva vincere, ha illuminato di gloria il ghiaccio azzurro, ha appassionato tutti alle sue figure, ha commosso l'Italia danzando leggera sul Bolero, ha persino lasciato il reprobo Schwazer. E' ora di chiederle conto di tutto, dunque. Due anni dopo, e dopo due anni di silenzio, omissioni, assenza, cemento.
L'insopportabile ipocrisia del Coni, il palazzo di cemento dello sport italiano dove tutto appare e scompare a seconda delle convenienze e delle contingenze, è tutta in questa voce divenuta improvvisamente grossa, in questo tuonare giustizia, e a poco serve scagionare chi è oggi al timone (l'onnipresente Malagò) per questioni temporali, perché lui c'è da poco. Il grande colpevole è il sistema, inefficiente e fasullo quando si tratta si scoprire qualcosa, poi demagogico e patetico quando colpisce chi è già stato colpito e smascherato da altri.
L'insopportabile ipocrisisa del caso Kostner è in questi tempi assurdi, nella latenza tra causa ed effetto stabilita dai registi dell'antidoping di palazzo. Sono passati due anni abbondanti dallo scandalo olimpico di Schwazer, un campione olimpico dopato, eliminato dalla Wada prima che potesse gareggiare alle Olimpiadi di Londra. Il Coni, che nulla aveva fatto per scoprire il dopato e anzi, secondo i giudici, molto aveva fatto per non scoprirlo, gridò alla vergogna, alla bestemmia, all'ignominia. Petrucci, allora presidente, arrivò a vantarsi dell'esclusione immediata dalla squadra azzurra, come se fosse un merito, una inverosimile pretesa di efficienza di fronte al trionfo dell'inefficienza, vedremo se e quanto dolosa. Due anni fa, dunque, si seppe che Schwazer, il compagno della Kostner, era sporco. Partì l'indagine della magistratura, lunga e meticolosa. Documenti sequestrati, testi ascoltati a decine. Tra i quali, certo Carolina, in casa della quale Alex conservava i farmaci. Non si è saputo ieri, si è saputo mesi fa. Le notti avventurose in casa di lei, l'incontro nel parcheggio dell'autostrada con il dottor Ferrari, la richiesta di Schwazer a Carolina di negare la sua presenza se fossero arrivati gli ispettori della Wada. Tutto confessato dall'atleta, e divulgato dai giornali mesi, anni fa.
Eppure, la solerte procura antidoping del Coni aveva ritenuto di non fare nulla. Nessuna convocazione d'urgenza, allora, per la farfalla del ghiaccio Carolina. Nessuna domanda, nessuna audizione, figuriamoci poi con l'ipotesi di infrazione, dunque da imputata, come quella invece diramata adesso per quei fatti, finiti nelle carte degli inquirenti, poi sui giornali e sui blog (primo tra tutti quello di Claudio Gatti, del Sole 24 Ore). Ecco, due anni dopo, nel palazzo di cemento del Foro Italico è suonata la sveglia: la procura ha intravisto qualcosa di strano nel comportamento di Carolina, l'ha convocata, venerdì le chiederà spiegazioni e dovranno essere convincenti. Tanto ormai la farfalla ha dato. Ha vinto quello che doveva vincere, ha illuminato di gloria il ghiaccio azzurro, ha appassionato tutti alle sue figure, ha commosso l'Italia danzando leggera sul Bolero, ha persino lasciato il reprobo Schwazer. E' ora di chiederle conto di tutto, dunque. Due anni dopo, e dopo due anni di silenzio, omissioni, assenza, cemento.