Dice che lo hanno supplicato: resta, nonno Sepp, guidaci ancora. Così lui, Joseph Blatter, anni 78, presidente della Fifa da 16, resterà. Da candidato praticamente unico (il presunto rivale, il francese Jerome Champagne, ha un bellissimo nome e pochissimi voti), da monarca, padrone, dittatore, chiamatelo un po' come vi pare, l'importante è che resterà. Blatter, ancora, per un quinto mandato che lo porterà alle soglie del nuovo decennio, lui che giusto all'inizio di questo, nel 2011, giurò agli elettori Fifa che si apprestavano ad acclamarlo: grazie, amici, è l'ultima volta, lavorerò altri quattro anni per il bene del calcio e poi passerò la mano, largo ai giovani.
Ci ha ripensato, il vecchio Sepp, e peggio per chi ci aveva creduto, come l'ex giovane cui doveva far largo, Michel Platini, presidente dell'Uefa, che in cambio di quella promessa aveva accettato un patto di non belligeranza. Platini ha aspettato paziente, poi è stato bruciato come un pivello: re Sepp ha alzato un dito, fatto qualche telefonata, dato qualche pacca sulle spalle, e l'ipotesi Platini si è sbriciolata: lo avrebbe votato solo la sua Europa, forse, e la Fifa è una grande democrazia mondiale, votano tutti, e tutti i voti pesano uguale, valgono uno. Non serviva neppure contarli, quindi: con Africa e Asia dalla sua parte (e difatti Blatter parla sempre del futuro del calcio africano e asiatico, della necessità di garantire più posti ai mondiali ai due continenti, della missione della Fifa per sviluppare, aiutare, finanziare il calcio in quei tanti e votanti paesi) il colonnello svizzero sa che non perderà mai, da qui all'eternità.
Che poi il suo impero sia stato sporcato da una serie impressionante di scandali, gaffe e vergogne, interessa solo ai moralisti e agli idealisti. A lui, Sepp, no. Nello stesso giorno dell'annuncio formale della candidatura, per dire, la Fifa ha deciso che il "rapporto Garcia" sulla corruzione che ha inquinato l'assegnazione dei mondiali a Russia 2018 e Qatar 2022 non sarà mai reso pubblico. Fatti loro, della Fifa, roba segreta, ha detto Blatter. Lo stesso Garcia aveva chiesto la pubblicazione integrale del rapporto, per ridare una parvenza di traparenza alla Fifa. Nein, meglio lavare i panni sporchi in casa. Alle magagne si penserà: la Russia ha ottenuto i suoi mondiali con le mazzette? Nel caso tireremo le orecchie a chi le ha prese, ma sempre in Russia si giocherà. Il Qatar ha investito miliardi chissà come per prendersi il torneo? Pazienza, ne sta investendo altrettanti per costruire stadi da marziani (e lastricati di operai morti), così belli che varrà la pena giocare il mondiale in pieno inverno, giacché d'estate nel deserto fa caldo, accidenti. In Brasile i membri dell'esecutivo Fifa e i delegati delle squadre qualificate hanno ricevuto come cadeau un orologio di lusso vietato dai regolamenti? Sciocchezze, ha detto ieri Blatter, un non-caso, i delegati manco sapevano che nel pacco c'era quella patacca da 20 mila euro.
In effetti, 20 mila rischia di diventare una specie di mancia, in confronto alle cifre ipotizzate nelle faccende di corruzione su cui ha indagato Garcia. Su questo almeno Blatter ha ragione: sciocchezze. Le cose serie sono altre. Per esempio tenersi la poltrona. Schiantare Platini. Accogliere le suppliche di chi lo invitava a non mollare (e a mantenere le promesse). Resistere, resistere, resistere. Oltre gli ottant'anni, oltre il confine del tempo, per sempre, "finché la salute mi assisterà". Stavolta nonno Sepp non ha neppure promesso che a fine mandato, nel 2019, lascerà ai giovani. Largo ai vecchi, piuttosto. E pensare che noi ci lamentiamo di Tavecchio.
Ci ha ripensato, il vecchio Sepp, e peggio per chi ci aveva creduto, come l'ex giovane cui doveva far largo, Michel Platini, presidente dell'Uefa, che in cambio di quella promessa aveva accettato un patto di non belligeranza. Platini ha aspettato paziente, poi è stato bruciato come un pivello: re Sepp ha alzato un dito, fatto qualche telefonata, dato qualche pacca sulle spalle, e l'ipotesi Platini si è sbriciolata: lo avrebbe votato solo la sua Europa, forse, e la Fifa è una grande democrazia mondiale, votano tutti, e tutti i voti pesano uguale, valgono uno. Non serviva neppure contarli, quindi: con Africa e Asia dalla sua parte (e difatti Blatter parla sempre del futuro del calcio africano e asiatico, della necessità di garantire più posti ai mondiali ai due continenti, della missione della Fifa per sviluppare, aiutare, finanziare il calcio in quei tanti e votanti paesi) il colonnello svizzero sa che non perderà mai, da qui all'eternità.
Che poi il suo impero sia stato sporcato da una serie impressionante di scandali, gaffe e vergogne, interessa solo ai moralisti e agli idealisti. A lui, Sepp, no. Nello stesso giorno dell'annuncio formale della candidatura, per dire, la Fifa ha deciso che il "rapporto Garcia" sulla corruzione che ha inquinato l'assegnazione dei mondiali a Russia 2018 e Qatar 2022 non sarà mai reso pubblico. Fatti loro, della Fifa, roba segreta, ha detto Blatter. Lo stesso Garcia aveva chiesto la pubblicazione integrale del rapporto, per ridare una parvenza di traparenza alla Fifa. Nein, meglio lavare i panni sporchi in casa. Alle magagne si penserà: la Russia ha ottenuto i suoi mondiali con le mazzette? Nel caso tireremo le orecchie a chi le ha prese, ma sempre in Russia si giocherà. Il Qatar ha investito miliardi chissà come per prendersi il torneo? Pazienza, ne sta investendo altrettanti per costruire stadi da marziani (e lastricati di operai morti), così belli che varrà la pena giocare il mondiale in pieno inverno, giacché d'estate nel deserto fa caldo, accidenti. In Brasile i membri dell'esecutivo Fifa e i delegati delle squadre qualificate hanno ricevuto come cadeau un orologio di lusso vietato dai regolamenti? Sciocchezze, ha detto ieri Blatter, un non-caso, i delegati manco sapevano che nel pacco c'era quella patacca da 20 mila euro.
In effetti, 20 mila rischia di diventare una specie di mancia, in confronto alle cifre ipotizzate nelle faccende di corruzione su cui ha indagato Garcia. Su questo almeno Blatter ha ragione: sciocchezze. Le cose serie sono altre. Per esempio tenersi la poltrona. Schiantare Platini. Accogliere le suppliche di chi lo invitava a non mollare (e a mantenere le promesse). Resistere, resistere, resistere. Oltre gli ottant'anni, oltre il confine del tempo, per sempre, "finché la salute mi assisterà". Stavolta nonno Sepp non ha neppure promesso che a fine mandato, nel 2019, lascerà ai giovani. Largo ai vecchi, piuttosto. E pensare che noi ci lamentiamo di Tavecchio.