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Meno male che Carlo c'è...

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C'è tutto Tavecchio, nella gestione della notizia: l'Uefa lo avvisa cortesemente che non ci sarà alcuna clemenza per la sua gaffe razzista e che dunque arriverà la squalifica. Lui tratta per avere la pena meno gravosa. Poi diffonde il verdetto al popolo, spacciandolo per un suo gesto di buona volontà. "Ho accettato per chiudere un contenzioso tra Figc e Uefa che si sarebbe protratto per troppo tempo", spiega il magnanimo presidente. L'ha fatto per il bene del calcio italiano, dunque. Meno male che Carlo c'è. Nel suo mondo ideale, la faccenda si chiuderebbe davvero qui: sei mesi di modesto purgatorio, circoscritto all'Europa ingrata e forcaiola che non lo ama, mentre in Italia avanti come se nulla fosse successo: "Continuiamo il lavoro", dice infatti pieno di orgoglio.

Purtroppo per Carlo, invece, lui c'è ma ci sono anche gli altri. Quelli che sanno benissimo che l'Uefa non ha patteggiato un bel niente, ma lo ha costretto ad accettare la punizione; quelli che un po' si vergognano che lo sport più amato del proprio paese sia ridotto così, con un presidente squalificato per razzismo; quelli che ricordano la penosa vicenda dell'archiviazione disposta dal soldatino Palazzi, il capo ufficio inchieste della Federcalcio, ridicolizzato dalla decisione dell'Uefa; quelli che nel mondo, e non soltanto in Europa, si chiedono come sia possibile che il calcio italiano si sia affidato a un personaggio come Tavecchio per salvarsi da un verticale declino sportivo e morale; quelli che tremano pensando a chi rappresenterà l'Italia al posto del sospeso Carlo, essendo la scelta limitata tra l'uno e trino (dirigente bancario, presidente di Lega, vicepresidente federale) Maurizio Beretta, e il consigliere facente funzioni di tutto, Claudio Lotito; quelli, infine, che si chiedono come mai, quando ancora si poteva evitare questa figura umiliante, non hanno fatto né detto nulla: i presidenti delle Leghe, certo, quelli dei club, figuriamoci, ma anche e soprattutto chi dalle aule del parlamento e dai palazzi del governo non ha ritenuto che il calcio fosse una materia degna di un intervento vero, deciso, risolutivo. Più facile, più comodo, fare finta di niente: tenersi Tavecchio, e magari fare una bella interrogazione parlamentare contro l'arbitro di Juve-Roma, che il popolo apprezza senz'altro di più.