Fesserie, dice Conte. Chiacchiere da bar. In effetti nei bar se ne parla molto, il che per un uomo del popolo come Conte dovrebbe comunque avere una sua importanza: se si chiacchiera, è perché qualcuno o qualcosa fa discutere, e bisogna stare attenti a liquidare il tutto come una fesseria. Perché il punto non è tanto mettere discussione la libertà del ct di convocare in nazionale chi gli pare e piace, né tantomeno insinuare che faccia il suo mestiere condizionato da uno sponsor: fino a prova contraria, difficile da ottenere, più che di fesserie si tratta di un sospetto basato sul nulla. Il problema, dunque, non è Conte, la cui sfrenata e conclamata ambizione (in senso positivo) mal si accoppierebbe con scelte tecniche di cui non fosse davvero convinto. Il problema è la genesi del corto circuito che adesso è sotto gli occhi di tutti, e che permette alla gente dei bar - ma non solo- di insinuare che la convocazione di Balotelli sia una cambiale pagata alla Puma, togliendo se non altro serenità a un ct e a una nazionale che non ne avrebbero bisogno.
Ricapitolando, per chi non ricorda bene: l'aspirante presidente federale Carlo Tavecchio durante la sua breve e maldestra campagna elettorale, oltre a straparlare di Optì e Pobà, dice che il ct della Nazionale, in tempi bui e grami, non può guadagnare cifre immorali, e che bisogna tornare alla vecchia e sana scuola dei tecnici fatti in casa alla Bearzot. Poi succede che Conte rompa con la Juve, e che lo svelto Tav capisca al volo la grande occasione di presentarsi alla gente come quello che porta il più vincente tecnico italiano sulla panchina di tutti. Per risolvere la contraddizione dello stipendio richiesto da Conte e da lui preventivamente giudicato immorale, il Tav s'ingegna assai. È in scadenza il contratto con il main sponsor tecnico. Va rinnovato, e ci sono spazi per farlo a belle cifre. Lui in questo è bravo. Rinnova, spunta un assegno abnorme in relazione al declino del marchio Italia, annuncia al popolo che lo stipendione di Conte lo paga in larga parte la Puma, senza esborsi di denaro pubblico. Tutto a posto, dunque, applausi a destra e a manca, soddisfazione generale, anche Malagò dice bene, bravo, così si fa. A chi alza il dito per segnalare il possibile conflitto di interessi di un ct chiamato a convocare atleti sotto contratto con il medesimo sponsor che paga il suo stipendio, viene risposto più o meno come adesso: chiacchiere da bar, ma figuriamoci, ma come vi permettete soltanto di pensarlo. La Puma peraltro, interpellata sull'argomento, lascia trapelare che non c'è nessun contributo diretto allo stipendio di Conte, e che all'azienda di come la Figc spenda i soldi del contratto non interessa granché, basta che il brand si riprenda un po'.
Poi però si passa ai fatti. Conte non convoca Balotelli all'inizio, quando Mario sbarca in Inghilterra accolto come il nuovo Suarez, pieno di speranze e di crediti, mentre lo convoca adesso, dopo due mesi di partite orrende, critiche feroci, due miseri gol, i giornali che parlano di bluff, fallimento, pippa, oltre che delle consuete bravate in discoteca. Che la Puma oggi sia parecchio interessata a mettere in mostra le scarpe di Balotelli che deve vendere al mondo intero, resta naturalmente una pura coincidenza, degna di chiacchiere da bar. Ma di certo se Tavecchio non avesse detto al mondo che quello sponsor paga il ct, le chiacchiere non ci sarebbero state. Se avesse avuto la dignità e il coraggio di dire: il bilancio della Figc è questo, abbiamo tante entrate e possiamo permetterci di pagare il ct della Nazionale questa cifra, ritengo che sia importante farlo e me ne assumo tutta la responsabilità, beh, se avesse detto questo ora nessuno potrebbe far altro che aspettare i risultati, e giudicare Conte e Tavecchio solo in base a quelli. Invece Tav ha voluto stravincere, a partita non ancora iniziata. Prendo, rischio, strapago, ma dico che non sono stato io. Adesso però deve sperare che Balotelli torni un giocatore di calcio, che con la Croazia vada tutto bene, che la gente nei bar dimentichi, chiacchierando di altro. E che lo sponsor non si accorga che tutto questo casino, magari, non fa neppure troppo bene agli affari.
Ricapitolando, per chi non ricorda bene: l'aspirante presidente federale Carlo Tavecchio durante la sua breve e maldestra campagna elettorale, oltre a straparlare di Optì e Pobà, dice che il ct della Nazionale, in tempi bui e grami, non può guadagnare cifre immorali, e che bisogna tornare alla vecchia e sana scuola dei tecnici fatti in casa alla Bearzot. Poi succede che Conte rompa con la Juve, e che lo svelto Tav capisca al volo la grande occasione di presentarsi alla gente come quello che porta il più vincente tecnico italiano sulla panchina di tutti. Per risolvere la contraddizione dello stipendio richiesto da Conte e da lui preventivamente giudicato immorale, il Tav s'ingegna assai. È in scadenza il contratto con il main sponsor tecnico. Va rinnovato, e ci sono spazi per farlo a belle cifre. Lui in questo è bravo. Rinnova, spunta un assegno abnorme in relazione al declino del marchio Italia, annuncia al popolo che lo stipendione di Conte lo paga in larga parte la Puma, senza esborsi di denaro pubblico. Tutto a posto, dunque, applausi a destra e a manca, soddisfazione generale, anche Malagò dice bene, bravo, così si fa. A chi alza il dito per segnalare il possibile conflitto di interessi di un ct chiamato a convocare atleti sotto contratto con il medesimo sponsor che paga il suo stipendio, viene risposto più o meno come adesso: chiacchiere da bar, ma figuriamoci, ma come vi permettete soltanto di pensarlo. La Puma peraltro, interpellata sull'argomento, lascia trapelare che non c'è nessun contributo diretto allo stipendio di Conte, e che all'azienda di come la Figc spenda i soldi del contratto non interessa granché, basta che il brand si riprenda un po'.
Poi però si passa ai fatti. Conte non convoca Balotelli all'inizio, quando Mario sbarca in Inghilterra accolto come il nuovo Suarez, pieno di speranze e di crediti, mentre lo convoca adesso, dopo due mesi di partite orrende, critiche feroci, due miseri gol, i giornali che parlano di bluff, fallimento, pippa, oltre che delle consuete bravate in discoteca. Che la Puma oggi sia parecchio interessata a mettere in mostra le scarpe di Balotelli che deve vendere al mondo intero, resta naturalmente una pura coincidenza, degna di chiacchiere da bar. Ma di certo se Tavecchio non avesse detto al mondo che quello sponsor paga il ct, le chiacchiere non ci sarebbero state. Se avesse avuto la dignità e il coraggio di dire: il bilancio della Figc è questo, abbiamo tante entrate e possiamo permetterci di pagare il ct della Nazionale questa cifra, ritengo che sia importante farlo e me ne assumo tutta la responsabilità, beh, se avesse detto questo ora nessuno potrebbe far altro che aspettare i risultati, e giudicare Conte e Tavecchio solo in base a quelli. Invece Tav ha voluto stravincere, a partita non ancora iniziata. Prendo, rischio, strapago, ma dico che non sono stato io. Adesso però deve sperare che Balotelli torni un giocatore di calcio, che con la Croazia vada tutto bene, che la gente nei bar dimentichi, chiacchierando di altro. E che lo sponsor non si accorga che tutto questo casino, magari, non fa neppure troppo bene agli affari.